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Shooter |
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Azione
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Scritto da Piergiorgio Ravasio
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martedì 17 aprile 2007 |
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Shooter
Titolo originale: Shooter
USA: 2007. Regia di: Antoine Fuqua Genere: Azione Durata: 124'
Interpreti: Mark Wahlberg, Kate Mara, Michael Pena, Rhona Mitra, Danny Glover, Lane Garrison, Mackenzie Gray, Adrian Hughes
Sito web: www.shootermovie.com
Voto: 6,5
Recensione di: Piergiorgio Ravasio
Un uomo d'onore, un governo in ostaggio, un thriller ad alta tensione.
Questi gli ingredienti del nuovo film di Antoine Fuqua, il regista dell'emozionante poliziesco "Training Day" (che è valso l'Oscar come Migliore attore a Denzel Washington).
Già in passato il regista si è imposto come uno tra i validi artisti della sua generazione, noto per la sua abilità nel realizzare film eleganti incentrati su temi di grande attualità e drammaticità che hanno catturato un vasto pubblico (L'ultima alba, Costretti ad uccidere, L'esca).
Il valore americano dell'onore è una caratteristica ormai rara da trovare all'interno del complesso e corrotto mondo della politica, tuttavia è un concetto che sta molto a cuore a Bob Lee Swagger, il protagonista che viene ingiustamente accusato del tentato assassinio al Presidente degli Stati Uniti. Vittima di un complotto, Swagger si ritrova solo, senza nessuno di cui potersi fidare, perseguitato da una nazione attanagliata da rabbia e spavento. Dovrà così ricorrere a tutte le sue qualità militari, balistiche e psicologiche, non solo per sopravvivere, ma anche per cercare di ripristinare la propria dignità personale e quella di una nazione che ama. Pure lo Stato, infatti, è vittima di oscuri inganni orditi proprio nel cuore del governo statunitense, la cui integrità è violata da un'associazione segreta, assetata di potere e pronta a compiere qualsiasi illegalità pur di raggiungere i suoi scopi.
Al timone dell'azione di Shooter il regista piazza un tiratore scelto di massima precisione, uno dei migliori al mondo, un uomo abituato alle missioni pericolose e a rischiare la vita per ciò in cui crede. A dare vita a questo personaggio è Mark Wahlberg, un attore che tutto sommato se la cava abbastanza bene nel suo ruolo, grazie alla prestanza atletica e allo spessore psicologico del protagonista.
Attore ormai affermato nel mondo Hollywoodiano,Wahlberg lo ricordiamo per le sue performance in Boogie Nights, Three Kings, La tempesta perfetta e nel recente The departed che gli è valso una nomination al Golden Globe e all'Oscar.
Mentre l'azione si snoda, lo spettatore ha modo di comprendere lo stato d'animo del personaggio principale: i suoi sogni infranti rispetto al "sistema" e il viaggio che deve intraprendere per ripristinare la sua dignità e imporre la verità sulla corruzione.
Il sottile ritratto che ne viene fuori è quello di un uomo la cui esistenza tranquilla e solida viene scossa da una serie di eventi che lo costringono a mettersi in gioco per cercare la verità.
Accanto alle inevitabili sequenze di azione il regista riesce pure a non trascurare l'aspetto psicologico del personaggio Swagger, caratterizzato da forza ma anche da vulnerabilità (specie nelle scene dell'incontro con Sarah, la vedova di un ex collega).
Oltre a Wahlberg, il film è popolato da un cast di sostegno composto da attori noti al grande pubblico e da esordienti di buon talento che interpretano i personaggi che gli danno la caccia.
Nel ruolo della giovane recluta dell'FBI, che diventa alleato di Swagger, troviamo Michael Peña, giovane attore popolare grazie ai recenti ruoli nel film premio Oscar Crash, in World Trade Center e nel recente Babel.
Il ruolo del colonnello Johnson è invece ricoperto da Danny Glover che, una volta tanto, si concede un personaggio meno simpatico rispetto a quelli a cui deve la sua notorietà, come in Arma letale o nell'appena visto Dreamgirls.
Ispirandosi al romanzo "Point of impact" di Stephen Hunter, lo sceneggiatore di Arma letale 4 e L'avvocato del diavolo sembra voglia riportarci ai popolari thriller degli anni '70, a quei "giorni del condor" incentrati sui temi della fuga e del complotto; film che riflettevano la profonda sfiducia nelle istituzioni di quei tempi, e che ora appaiono di nuovo estremamente attuali.
Con i suoi inseguimenti in auto, a piedi, le sparatorie e le incredibili coreografie d'azione Shooter ci regala un discreto film che mostra il ritratto veritiero di un cecchino militare.
Cospirazione, corruzione del governo, azione, ma anche lealtà, onore e coraggio.
La storia di un uomo buono, invischiato in una oscura rete di menzogne e corruzione; un patriottico, sostenitore del concetto di onore, tradito e abbandonato, ma che l'esperienza delle sue mosse strategiche lo farà crescere anche come uomo.
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Last minute Marocco |
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Commedia
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Scritto da Federico Raponi
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sabato 14 aprile 2007 |
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Last minute Marocco
Italia: 2006. Regia di: Francesco Falaschi Genere: Commedia Durata: 88'
Interpreti: Nicolas Vaporidis, Maria Grazia Cucinotta, Valerio Mastandrea, Daniele De Angelis, Lorenzo Balducci, Stefano Dionisi, Kesia Robles
Recensione di: Federico Raponi
Nel suo ovvio schema del viaggio-fuga dove i piani iniziali finiscono stravolti, e ognuno alla fine torna cambiato e interiormente arricchito, "Last minute Marocco" è la tipica operazione che da un lato cavalca le mode, dall'altra è propedeutica alle vacanze di massa e all'estate di adolescenti spensierati. Dopo il debutto nel lungometraggio ("Emma sono io", storia di uno sdoppiamento di personalità, graziosa ed esile, povera e pressoché invisibile), il regista Francesco Falaschi ha trovato il modo di far soldi. Per la prima volta ha lavorato su un soggetto non suo, puntato all'intrattenimento, ottenuto il contributo ministeriale e raccolto fotogenici e promettenti interpreti già lanciati da altri autori. Il paese africano non poteva che apparire esclusivamente turistico, con la casbah, le piantagioni di marijuana, l'hennè sulle mani, il deserto di carovane, cammelli e tende, i balli e la musica "gnaoua", i locali per gli occidentali. E gli abitanti? Gli adulti sono religiosi praticanti e rigidi, patriarcali, vendicativi, ligi ai matrimoni forzati; i ragazzi spacciatori, truffaldini, pronti a venderti una donna, bugiardi, ladri; le presenze femminili minoritarie ed estetiche (il brutto è che c'è pure il tocco di una cosceneggiatrice) anche se - discrete e di riflesso - motori delle vicende.
I genitori italiani invece dimostrano l'affetto verso la prole con soldi elargiti generosamente, i padri in quanto assenti, le madri in quanto soffocanti, entrambi sentimentalmente immaturi. Le famiglie si sfasciano, i figli unici vorrebbero attenzione e polso, la comunicazione è cadenzata da telefoni cellulari onnipresenti.
Colonialismo bonario del Duemila, sociologia da discount e pseudo-avventura per di più tirata per le lunghe. Come vedere il filmino esotico e integrale delle vacanze di estranei che neanche stimiamo.
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Tutte le donne della mia vita |
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Commedia
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Scritto da Francesco Lomuscio
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sabato 14 aprile 2007 |
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Tutte le donne della mia vita
Italia: 2006. Regia di: Simona Izzo Genere: Commedia Durata: 96'
Interpreti: Luca Zingaretti, Vanessa Incontrada, Michela Cescon, Lisa Gastoni, Ricky Tognazzi, Elena Bouryka, Jane Alexander, Rosalinda Celentano, Claudio Bigagli, Francesco Benigno
Recensione di: Francesco Lomuscio
Un misterioso individuo si trova all'interno di una camera iperbarica, tra la vita e la morte, a causa di un embolo.
Con toni inquietanti apre la nuova fatica di Simona Izzo, la quale torna dietro la macchina da presa, quattro anni dopo "Io no" (2003), per raccontare il viaggio nei ricordi di Davide, cui concede anima e corpo Luca Zingaretti ("Vite strozzate"), raffinato cuoco e grande seduttore, intento a ripercorrere alcuni momenti fondamentali della sua vita attraverso le figure femminili più importanti.
Si comincia con la sofisticata gourmet Isabella, interpretata da Rosalinda Celentano ("Palermo-Milano solo andato"), per la quale ha abbandonato sia la cucina che la compagna Barbara, con il volto di Barbara Mautino ("Non ho sonno"), proprietaria del locale in cui lavora. E' poi la volta della biologa Stefania, con le fattezze di Michela Cescon ("Primo amore"), cui seguono la splendida giornalista-cuoca Monica, dalla quale avrà anche un figlio, e Laura, rispettivamente interpretate da Vanessa Incontrada ("Quale amore") e Jane Alexander ("Prendimi l'anima").
E' immediatamente evidente, quindi, quel certo parallelismo che lo script, concepito dalla stessa Izzo in collaborazione con l'inseparabile Graziano Diana ("Canone inverso") e Alexandra La Capria ("Gas"), tenta di sviluppare tra donne e cibo; tanto che le prime, generosamente nude in scena, finiscono per apparire in qualità di appetitose pietanze che vengono progressivamente gustate da Davide, il quale non sembra essere troppo lontano da una versione matura dell'Alfie protagonista dell'omonimo film.
Peccato, però, che questo ennesimo spaccato ironico-sentimentale, volto in maniera decisamente banale a ribadire che il vero segreto per poter apprezzare le cose risiede nella capacità di tornare ai sapori primordiali, risulti del tutto indigesto, riuscendo raramente nell'impresa di strappare qualche risata e lasciando emergere il notevole spreco di contorno, comprendente, tra gli altri, l'ottimo Francesco Benigno ("Mery per sempre"), la veterana Lisa Gastoni ("Grazie zia") ed il piccolo esordiente su grande schermo Guido Ripanti, già apprezzato nella fiction televisiva "Raccontami".
Tra noia e ripetitività, infatti, mentre si tenta perfino la carta del lirismo ad ogni costo, ricaviamo soltanto l'ulteriore conferma delle discutibili doti dell'autrice, incapace di fondere la tragedia con la leggerezza.
Ed il tutto viene condito con la colonna sonora di Ennio Morricone, fin troppo simile a quella composta per "C'era una volta in America" (1984), tanto che, nel corso della visione, l'unico vero brivido sulla pelle riusciamo a provarlo nel momento in cui ci viene fatta ascoltare l'intramontabile "Se telefonando" di Mina, non a caso tra i brani storici del curriculum del maestro.
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Gli innocenti |
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Drammatico
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Scritto da Elisa Giulidori
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sabato 14 aprile 2007 |
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Gli innocenti
Danimarca: 2005. Regia di: Per Fly Genere: Drammatico Durata: 103'
Interpreti: Jesper Christensen, Pernilla August, Charlotte Fich, Beate Bille, Vibeke Hastrup, Julie Ølgaard
Recensione di: Elisa Giulidori
"Gli innocenti" del regista Per Fly è l'ultimo capitolo della trilogia sulle classi, cominciata nel 2001 con "La panchina". Il film analizzava le classi più povere attraverso il ritratto di un uomo che ha toccato il fondo, a cui il destino ha concesso un'ultima opportunità. A questo seguì "L'eredità", al centro della vicenda c'era Christoffer, rampollo di una dinastia di industriali, costretto, dopo il suicidio del padre, a prendere su di sé la ricchezza e la responsabilità della famiglia, che aveva tentato inutilmente di abbandonare.
Ora Fly analizza la classe media, la crisi che l'attraversa, la paura di non vivere ma vegetare, tra un concerto e un programma tv e la sua fuga dalle responsabilità.
Protagonista della pellicola è Carsten, docente universitario di scienze sociali molto noto e amato dagli studenti. Sposato con Nina e padre di un figlio, Carsten ha una relazione con una sua ex studentessa, Pil, attivista della sinistra extraparlamentare, nella cui passione e impegno vede la continuazione delle sue idee. Una notte Pil partecipa ad un'azione di boicottaggio contro una fabbrica di materiale bellico, ma nella fuga rimane ucciso un poliziotto. Pil e i due complici vengono arrestati, e Carsten decide di lasciare la moglie e i figli per stare più vicino alla ragazza. Quando lei gli rivela di essere la responsabile della morte del poliziotto, Carsten la convince a dichiararsi non colpevole come gli altri due. I tre attivisti vengono prosciolti per l'impossibilità di risalire al colpevole. Carsten e Pil cominciano a vivere insieme, ma in breve tempo la routine e i sensi di colpa distruggono la loro unione.
Il titolo del film è sarcastico, nessuno si può considerare innocente, anche coloro che operano per una causa che ritengono giusta, si macchiano di colpe pesantissime. E' indicativo del comportamento di Carsten, e con lui di tutta la classe media, la fuga dalle proprie responsabilità, il porre sempre davanti a tutto il proprio interesse personale. Benché a conoscenza della verità Carsten preferisce anteporre il suo amore, alla verità, alle necessità di una donna disperata. Il senso di colpa che lui prova è, in realtà, solo temporaneo, come dice a Pil, "ti tormenterà sempre meno, finché non sparirà".
Come nei film precedenti anche questo pone sul tavolo molte questioni di carattere etico e sociale: le responsabilità individuali, la libertà di parola, i valori che si vogliono perseguire, ma vengono presentate in modo troppo schematico e didascalico, a volte sembra che le azioni di Carsten siano dettate più da una banale crisi di mezza età, che da reali e profonde motivazioni ideologiche.
Molto bella la fotografia cupa e ombrosa, che nasconde spesso gli occhi dei protagonisti.
Bravissimo Jesper Christensen, che riesce a rendere con appassionata partecipazione la disperazione di Carsten.
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Svalvolati on the road |
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Commedia
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Scritto da Raffaella Perri
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venerdì 13 aprile 2007 |
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Svalvolati on the road
USA: 2007. Regia di: Walt Becker Genere: Commedia Durata: 99'
Interpreti: Tim Allen, John Travolta, Martin Lawrence, Marisa Tomei, William H. Macy, Ray Liotta, John C. McGinley, Jill Hennessy, Drew Sidora, Coco d'Este
Recensione di: Raffaella Perri
“Voglio una vita spericolata….”
Voglio una vita spericolata
Voglio una vita come quelle dei films
Voglio una vita esagerata
Voglio una vita come Steve Mc Queen
Voglio una vita che non è mai tardi
Di quelle che non dormi maiii
Voglio una vita
La voglio piena di guaiii….”
Vasco Rossi – “Vita spericolata”
Se “Svalvolati on the road” fosse stato un film di un regista italiano, probabilmente questa famosa canzone di Vasco avrebbe fatto parte della sua colonna sonora… Perché è di “ex giovani spericolati” che si parla in “Svalvolati on the road”, del gruppo formato da Woody (John Travolta), Doug (Tim Allen), Bobby (Martin Lawrence) e Dudley (William H. Macy): i WILD HOGS (“maiali selvaggi”) !
… Ma che fine hanno fatto quei “ragazzacci” ad una certa età? Hanno raggiunto tutto ciò che desideravano? Le loro vite sono proprio quello che si aspettavano da giovani?
Ovviamente, no: Dudley fa il programmatore di computer ed è ancora super imbranato con le donne; Doug fa il dentista e sia sua moglie che suo figlio lo considerano ”bollito”; Bobby è vittima della moglie ed è costretto a fare un umiliante lavoro, mentre Woody sembra apparentemente l’unico ad essere diventato quello che voleva essere da giovane, avendo una carriera di successo, una moglie modella, una bella casa…. E’ proprio Woody a proporre ai vecchi amici di trascorrere un week end insieme girando in moto, all’insegna dei vecchi tempi: bandana, giubbotto di pelle e via, alla ricerca della “libertà”!! Gli “spericolati” diventano così “svalvolati”, dando origine a questa divertente commedia diretta da Walt Becker.
Le vicissitudini dei quattro amici non più nel fiore degli anni scorrono velocemente sullo schermo regalando al pubblico sincere risate; tra maldestri tentativi di campeggio, situazioni equivoche (nelle quali compare, in veste di poliziotto, John C. McGinley, il Dottor Cox di “Scrubs”), è divertente vedere quando questi “pseudo centauri” s’imbattono nei “veri” motociclisti: la gang Del Fuegos, capitanata da Jack (Ray Liotta), quelli davvero “grossi, barbuti e cattivi” , che, ovviamente, non posso accettare come “veri centauri” dei “finti motociclisti” come i Wild Hogs, con “il nome della loro banda ricamato a mano dalle mogli sui giubbini di pelle” … Ma chi sono i veri duri? Quelli che si divertono a fare paura alla gente o quelli che, uomini normali nella vita di tutti i giorni, riescono ad affrontare situazioni difficili in nome della vecchia amicizia? Ed infatti alla fine il valore dei Wild Hogs viene riconosciuto addirittura dall’anziano fondatore dei Del Fuegos, interpretato da Peter Fonda, uno dei protagonisti di “Easy Rider” di Dennis Hopper, film culto del ’69, che narra il viaggio attraverso l'America di due motociclisti in totale libertà, del quale “Svalvolati on the road” rappresenta in diversi punti una divertente parodia.
Grande prova corale degli interpreti, in particolare Tim Allen (l’indimenticabile “Uragano di papà”) e un sempre verde John Travolta che, nonostante gli anni lo abbiano appesantito, è sempre una garanzia di riuscita sullo schermo…
Realmente esilaranti gli sketch finali, un sorta di “che sarà successo dopo la fine”…
Una commedia leggera e divertente da consigliare a tutti e una chicca per gli appassionati del motociclismo, capaci di ridere sugli stereotipi del genere.
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