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Il piacere e l'amore |
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Drammatico
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Scritto da Valentina Pieraccini
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domenica 29 aprile 2007 |
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Il piacere e l'amore
Turchia, Francia: 2006. Regia di: Nuri Bilge Ceylan Genere: Drammatico Durata: 97'
Interpreti: Nuri Bilge Ceylan, Ebru Ceylan, Nazan Kesal, Nazan Kirilmis, Arif Asçi, Ufuk Bayraktar, Emin Ceylan, Fatma Ceylan
Recensione di: Valentina Pieraccini
Cannes - Citando il titolo di un libro potremmo ribadire che gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, e un contatto tra i sessi non è solo difficile o doloroso, spesso non è proprio possibile. Il regista attore nonché autore turco Nuri Bilge Ceylan (il film è una co-produzione francese), sembra volerlo mettere ancora una volta nero su bianco nella pellicola presentata in concorso al Festival di Cannes. Con una semplicità tale da rasentare l'indifferenza sentimentale, Isa e Bahar si amano e si lasciano al termine di una vacanza estiva non certo votata alla passione più bruciante.
Votata invece alla razionalità più assoluta, Bahar pretende di non sentire più l'ex fidanzato e alla prima occasione vola a lavorare su di un set lontano da Istanbul. Dal canto suo, Isa si concentra sul proprio lavoro universitario, si concede a vecchie fiamme fedifraghe e arrivato al culmine della solitudine parte alla ricerca di quello che crede - solo apparentemente - di aver perso e di necessitare disperatamente. Lucido, essenziale nei dialoghi, geniale nel messaggio e nella forma: "Iklimler" è un esempio di cinema maturo dall'autore che le sale italiane hanno già ospitato con "Uzak". Non si tratta semplicemente del solito esempio di solitudine umana, d'incomunicabilità tra le persone, Ceylan tratteggia con la semplicità - apparente - con cui cambiano le stagioni, l'allontanamento di due anime che cercano disperatamente di unire il loro cammino alla ricerca di una felicità che nella realtà, semplicemente non esiste. Meglio cercare soddisfazione, poca, nelle tesi di laurea, nelle vacanze solitarie, nelle foto ai monumenti condendo il tutto con qualche scappatella.
Neve, sole, le piogge dell'autunno, tutto torna in un ciclo continuo e con immutabile solennità.
Un pò come due amanti si lasciano e trovano di tanto in tanto.
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Non dire si - L'amore sta per sorprenderti |
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Commedia
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Scritto da Diego Altobelli
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sabato 28 aprile 2007 |
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Non dire si - L'amore sta per sorprenderti
Gran Bretagna: 2006. Regia di: Stefan Schwartz Genere: Commedia Durata: 100'
Interpreti: Burn Gorman, Seth Green, Jane How, George Mendel, Amy Smart, Stuart Townsend
Recensione di: Diego Altobelli
Un pò di freschezza cinematografica, in vista di una primavera che si fa attendere come una bella signora, è quello che ci voleva: pure se con un plot già visto, il bello sfigato che vuole conquistare la bella e promessa sposa ricchissima, "Non dire sì" sembra voler esaudire il desiderio di nuovi sentimenti e conquiste travolgenti.
Olly è un giovane londinese che brucia la sua più grande occasione di diventare uno scrittore di successo. Districandosi tra lavori poco edificanti e molte frustrazioni riesce comunque a conservare il suo spirito e la sua simpatia. Proprio grazie a queste sue caratteristiche, e con la vecchia fama di grande scrittore, riesce a farsi invitare come testimone di nozze al matrimonio di uno dei suoi più cari amici, James. Alla festa di fidanzamento però, Olly conosce la futura sposa Sarah, bellissima e dolcissima e per lui, folgorato da tale apparizione, è l'ennesima conferma di essere uno sfigato senza speranza. Ma non per Murray, il suo miglior amico di infanzia, che sarà disposto a tutto per fare in modo che Sarah si accorga delle infinite qualità caratteriali del giovane Olly... il suo uomo ideale.
Una commedia leggera e brillante dal ritmo concitato e avvincente, diretto senza sforzo dal regista Stefan Schwartz. I punti di forza della pellicola sono decisamente la sceneggiatura, pungente e caratterizzata da dialoghi incalzanti, e lo spirito recitativo dei giovani attori, spigliati e tutti in parte. Si potrebbe affermare che "Non dire sì" è l'ennesima commedia sentimentale, che pone come sfondo un matrimonio destinato a non celebrarsi a favore dell'Amore, quello con la "A" maiuscola, che i giovani protagonisti ancora non sanno di incontrare, e in effetti è così. Ma, pur non presentando niente di nuovo sotto il sole, la pellicola ci ricorda che con un plot sufficientemente dinamico, tutto giocato sull'ambiguità dei ruoli e delle scelte che i personaggi devono ritrovarsi a compiere, si può ottenere comunque uno spettacolo davvero gradevole e fresco. Primaverile.
Vera rivelazione del film è Seth Green, attore dall'età di sette anni e già caratterista in molte commedie come "Giovani, pazzi e svitati" e "Scooby-Doo 2": il suo Murray è l'emblema dell'amicizia folle e cieca, il miglior amico di sempre. Il resto del cast è della serie "trampolino di lancio" con il protagonista Stuart Townsend che promette bene con il suo atteggiamento serafico e bonario, e la giovane e bella Amy Stuart, la Sarah del film, che forse invece avrebbe bisogno di un pizzico di originalità in più nel porsi davanti la telecamera.
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Nero bifamiliare |
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Commedia
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Scritto da Diego Altobelli
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sabato 28 aprile 2007 |
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Nero bifamiliare
Italia: 2006. Regia di: Federico Zampaglione Genere: Commedia Durata: 90'
Interpreti: Claudia Gerini, Luca Lionello, Emilio De Marchi, Anna Marcello, Ernesto Mahieux, Max Giusti
Recensione di: Diego Altobelli
Esordio alla regia per Federico Zampaglione, già leader dei Tiromancino: come Luciano Ligabue, ricalcandone quasi le orme, Zampaglione si cimenta nella difficile Arte del Cinema (sì, a volte è meglio ricordarlo...) e per farlo sceglie il campo della commedia nera, concedendosi pure la morale finale sulla tolleranza e la comprensione. "Nero bifamiliare" assume così toni grotteschi e graffianti, in una storia che, nel bene e nel male, profuma d'Italia, con tutto ciò che questa appartenenza comporta.
Per Vittorio e Marina, una giovane coppia di innamorati, è giunto il momento di fare quel passo in avanti nella loro relazione, così decidono di comprare una villetta poco fuori città e di trasferirsi lì. Un nuovo periodo della loro storia d'amore pare aprirsi, raggiante, davanti i loro occhi, ma qualcosa minaccia la loro felicità: una coppia di ambigui vicini di origine serba con strane abitudini. E Marina e Vittorio non possono fare a meno che cominciare a indagare a fondo, molto a fondo...
Come dicevamo "Nero bifamiliare" è una storia sulla chiusura mentale che, silenziosamente, come un virus o un germe, si insinua nella mente delle persone rendendole ostili verso tutto ciò che è diverso o estraneo da noi, dal nostro vivere quotidiano, dalle nostre abitudini proletarie.
Ecco allora un giallo all'acqua di rose, un thriller "de noantri" (come si dice a Roma, la città in cui è ambientato il film), una commedia che strizza, troppo, l'occhio alle commedie anni Settanta e inizio Ottanta, in un citazionismo che diventa ben presto eccessivo e auto compiacente. Malgrado il buon cast la pellicola di Zampaglione non riesce a catturare nessuno: Claudia Gerini è una delle migliori attrici che abbiamo; Luca Lionello appare sempre reattivo sul piano dell'interpretazione; e Cinzia Leone, come sempre, combattiva, eppure "Nero bifamiliare" mostra il fianco già quasi all'inizio del film, spogliandosi in una trama che, seppur curiosa e a tratti divertente, viene accompagnata da una regia, in sostanza, sciapa. Nullo.
A mettere una toppa qua e la ci pensa sia il cast, buono come già detto, che la musica, di buon livello e sulle note dei Tiromancino. Eroici.
Dispiace ammetterlo, come pure scriverlo, ma "Nero bifamiliare" è un film senza infamia e senza lode. Purtroppo non bastano le buone motivazioni, l'idea originale, il cast "che funziona", per realizzare un film, no. Non ci si sveglia la mattina e ci si cimenta in un'arte difficile e complessa come quella della regia. Al Cinema, per fare Cinema, ci vuole qualcosa di più che una trama di denuncia sull'Italia che è, che era, o che sarà. E chi prima di Zampaglione si è cimentato nello stesso genere era qualcuno con anni di regia (un lavoro, non solo un'ispirazione momentanea...) alle spalle: nomi del calibro di Risi, De Sica, e Sordi. In Italia si dovrebbe ricominciare a pensare al Cinema, e allo spettacolo in generale, come a un'arte realizzata da specialisti del settore. Nel frattempo torniamo ad ascoltare i Tiromancino...
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Mio fratello è figlio unico |
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Commedia
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Scritto da Federico Raponi
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sabato 28 aprile 2007 |
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Mio fratello è figlio unico
Italia: 2007. Regia di: Daniele Luchetti Genere: Commedia Durata: 100'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Elio Germano, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti
Recensione di: Federico Raponi
Come nell'omonima canzone di Rino Gaetano, l'attestazione d'amore fraterno è il tramite per parlare di società e politica, in questo caso a partire dal romanzo autobiografico "il fasciocomunista" di Antonio Pennacchi. Daniele Luchetti compone un ritratto originale di neofascista, ne fa un monello problematico ("c'ho 'na crisi de coscienza, che devo fa'?"), da subito "dalla parte degli ultimi", studente dotato, divenuto picchiatore di destra per carenza d'affetto e considerazione. Iscrittosi all'M.S.I., lo sveglio Accio ne scopre le incompatibilità con la propria indole (l'ideologia rozza e acritica, il quotidiano di partito con il gossip sulle famiglie nobili, i dirigenti che non partecipano alle azioni, la gerarchia interna) in efficaci e dirette scenette macchiettistiche. Il giovanissimo Vittorio Emanuele Propizio si fa amare immediatamente, con una faccia da schiaffi e un incontenibile spontaneismo goffo che spinge continuamente al sorriso. Specialmente nella prima parte il film recupera con esatta freschezza il più acuto cinema italiano dei '60 e l'istantanea di una famiglia proletaria (un'abitazione pericolante, padre operaio di fabbrica, madre votante - ma senza sapere di cosa si tratti - di quello che lei stessa ha ribattezzato "il partito delle casette" per via del simbolo, e tra i fratelli manesche dimostrazioni di legame parentale).
Premesso ciò, va bene che il focus è su uno dei due figli maschi, ma il passaggio dell'altro alla clandestinità è di una schematica e lacunosa automaticità, manca di raccordi proprio quando il tono si drammatizza per arrivare ad un culmine tragico. Rimane quindi il rammarico per il fatto che una commedia sociologica non riesca a superare le difficoltà cinematografiche nostrane rispetto a un'analisi sulla lotta armata, allo stesso passo di un paese ancora incapace di fare i conti col suo rimosso, recente passato.
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Quello che gli uomini non dicono |
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Drammatico
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Scritto da Elisa Giulidori
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sabato 28 aprile 2007 |
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Quello che gli uomini non dicono
Francia: 2006. Regia di: Nicole Garcia Genere: Drammatico Durata: 135'
Interpreti: Jean-Pierre Bacri, Vincent Lindon, Benoît Magimel, Benoît Poelvoorde, Patrick Pineau, Arnaud Valois, Ferdinand Martin, Minna Haapkylä
Recensione di: Elisa Giulidori
"Quello che gli uomini non dicono", proiettato in concorso a Cannes 2006, è un film corale, dove nel corso di tre giornate, le vite di sette uomini, s'intrecciano, si sfiorano, si colpiscono e cambiano.
Un affermato paleontologo che non riesce a fare i conti col proprio passato, un tennista destinato a vincere, un politico combattuto tra esigenze pubbliche e desideri privati, un insegnante frustrato, un ladro pasticcione, un padre infedele e suo figlio undicenne obbligato a coprire i suoi sotterfugi, sono i protagonisti di questo film, insieme a loro Dirk, un uomo preistorico ritrovato lontano dalla sua tribù, simbolo della loro solitudine e della loro ricerca.
Nel delineare i sette caratteri la regista francese Nicole Gracia, e gli sceneggiatori mettono insieme troppi stereotipi, senza riuscire a dare un'autentica umanità a questi personaggi.
Come il giovane tennista programmato per vincere, così i protagonisti del film risultano costruiti a tavolino, concepiti per rappresentare un ben definito modello, ma privi di vita. Le loro solitudini, il contrasto tra scelte e desideri non esplode mai, tutto è piatto e verboso, troppo volutamente psicologico, una pretesa ricerca di profondità che risulta, invece, pretestuosa e superficiale.
La prima parte del film risulta un pò confusa, i tanti personaggi rendono la narrazione troppo frammentata, non avrebbe certo nuociuto alla durata della pellicola se la storia del tennista fosse stata tagliata, il suo personaggio rimane comunque marginale e non entra mai in contatto con le altre storie. Peccato perché gli attori sono bravi e motivati, ce la mettono tutta per infondere un pò di vita ai loro caratteri, in particolare apprezzabile la performance di Jean-Pierre Bacri, rende bene il profondo smarrimento del suo sindaco in bilico tra un giovane amore che lo rende felice e la sua carica pubblica.
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