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Empire State PDF Stampa
Thriller1
Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 17 giugno 2020

Empire State (Empire State) USA 2013 Regia di: Dito Montiel Genere: Thriller Durata: 113' Cast: Dwayne Johnson, Liam Hamsworth, Michael Angarano, Emma Roberts, Chris Diamantopoulos, Grag Vrastos, Jerry Ferrara.
Nelle sale dal:
03/09/2013
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Intenso...

Chris Potamitis, guardia giurata di un'azienda portavalori del Queens, decide di derubare la sua società mettendo a segno unempire_state.jpg colpo da 15 milioni di dollari. Con la complicità del suo amico d’infanzia Eddie, Chris inscena una rapina con tanto di colluttazione, mentre il detective Ransone, non convinto dell’innocenza dei due, inizierà a seguirli certo che siano loro gli autori del colpo.

Dito Montiel, autore indie della scena New Yorkese, arriva alla sua quarta pellicola parlando ancora una volta delle strade degradate del proprio quartiere di origine. Questa volta a fare da sfondo alle vicende del Queens, narrate dall’ex chitarrista hardcore punk, è la storia vera di una rapina che sconvolse la grande Mela dei primi anni ’80, scossa abitualmente da continue ondate di violenza.

Liam Hamsworth, fratello minore dei più famosi Chris e Luke, e noto per la saga di Hunger Games, dona muscoli e movenze a un ragazzo ventenne di origine greca, appassionato fin da piccolo delle forze dell’ordine al punto di aver da sempre progettato di diventare poliziotto, ma che deve necessariamente ripiegare su una più semplice professione da guardia giurata, mentre al suo fianco si muove un sottobosco fatto di troppi microcriminali e una famiglia all’interno della quale il padre di mezza età si trova d’improvviso senza lavoro, la madre casalinga lo venera e Eddie, un amico d’infanzia con la lingua troppo lunga, litiga con la metà delle persone che incontra e non importa che si tratti di conoscenti, amici, nemici, oppure non appartenenti a nessuna di queste categorie.

Montiel racconta alla fine l’ennesima storia di periferia, un genere a lui molto caro, vi aggiunge una spruzzata di thriller incarnato dai muscoli torniti di The Rock, alias Dwayne Johnson, mentre la trama scorre veloce, nel più classico degli heist movie, intervallata dai dubbi esistenziali di Chris, messo a dura prova dalla sua situazione famigliare e da quello che gli accade e dalla voglia mai sopita di fare altro della propria unica vita, oltre che dalle continue incursioni incarnate da Eddie e dell’agente Ransom.

 
La ragazza che sapeva troppo PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Chicco D'Aquino   
mercoledì 17 giugno 2020

La ragazza che sapeva troppo (The Girl with All the Gifts) Gran Bretagna 2016 Regia di: Colm McCarthy Genere: Drammatico Durata: 110' Cast: Gemma Arterton, Paddy Considine, Glenn Close, Sennia Nanua, Anamaria Marinca, Dominique Tipper, Anthony Welsh, Fisayo Akinade.
Nelle sale dal:
Netflix

Recensione di: Chicco D'Aquino Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Innovativo...

A Birmingham e nel mondo le cose non vanno proprio per il verso giusto, soprattutto quando alle porte c’è unala_ragazza_che_sapeva_troppo_2.jpg destabilizzante orda zombie. Un centro per la ricerca di un vaccino (ancora!) in mano a militari e civili tenta di capire e gestire un gruppo di ragazzini, all’apparenza “normali”, che hanno una particolarità non da poco:appena ti vedono vorrebbero farti a pezzi e più precisamente divorarti. Immobilizzati per evitare scene di cannibalismo ripetuto, i giovanissimi antropofagi vengono catechizzati con scarsi risultati da un’equipe (diremmo in tempi ordinari “socio-sanitaria”) nel tentativo di convertirli a un comportamento adeguato. Tra essi spicca un elemento con un QI altissimo, la decenne Melanie. Ben presto si distinguerà nelle varie peripezie che i sopravvissuti all’invasione zombie dovranno affrontare e nel particolarissimo rapporto con Helen, una psicologa che molto si è battuta per evitarle una brutta fine (dissezionamento cerebrale, sempre alla ricerca del benedetto vaccino).

Capovolgimento spettacolare di una struttura narrativa sui morti viventi ferma da decenni, ribalta i classici canoni espressivi-da una parte gli zombi qui chiamati famelici e gli umani costretti alla fuga- attribuendo un ruolo anche positivo alla giovane Melanie.
Sebbene animata da istinti carnivori collabora con l’equipe in fuga ed è l’artefice di un coup de theatre che solo il finale svelerà in tutta la sua genialità. Girato a Birmingham e dintorni da Colm Mc Carty, sceneggiato dall’autore del libro omonimo, Mike Carey il film è imperniato sulla duplice essenza della protagonista, incontenibile animale belluino e dolce preadolescente pacata e giudiziosa. Una piccola Hyde-Jekill con l’aggiunta di una autoconsapevolezza marcata e sorprendente. Stevenson non avrebbe chiesto di meglio! Infatti le scene più ad effetto sono quelle in cui, fattasi liberare dai lacci messigli per evitare aggressioni, si ciba di animali erranti per i villaggi, ritornando dai suoi carcerieri-sodali tutta imbrattata di sangue come se fosse ordinaria amministrazione.

E, passato un attimo di sconcerto lo spettatore si abitua all’idea del sangue come se fosse quintessenziale alla logica comportamentale di Melanie, una caratteristica ineliminabile e ineludibile della sua strana esistenza. Strana almeno in apparenza per noi, esseri urbanizzati ma a cui non è estraneo l’orrore del sangue di cui è anche intrisa la storia della civiltà occidentale, dal colonialismo brutale di Roma antica, alle nefandezze criminali del Terzo Reich e alle spietate repressioni del regime stalinista: milioni di vite spezzate che tuttora aleggiano nella memoria collettiva europea, scarnificata da una cattiva informazione e da un’eternizzazione del presente che toglie il fiato e rende passato e presente scissi e slegati da qualsiasi possibile vincolo di continuità storica.

Un cenno doveroso a regista e attori. Dietro la macchina da presa troviamo il rodato Colm McCarty specializzato in serie tv. Sua la direzione dell’episodio “Black museum” ultimo della quarta serie di “Black mirror” e dei sei episodi della quarta stagione di “Peaky Blinders”. Una garanzia. Melanie è interpretata dalla luminosa Sennia Nanua qui al suo esordio cinematografico “vero”, dopo il corto “Beverly” e i recenti “The fight” e “Frankie”. Ha vinto il primo premio come miglior attrice nel 2016 al quarantanovesimo Sitges Film Festival in Spagna e tra le altre, una nomination al BAFTA, uno dei più prestigiosi festival di cinema britannico. Gemma Arterton nei panni di Helen è efficace e disinvolta in un ruolo non facile e Glenn Close, la dottoressa Caroline, si cala alla perfezione nella donna di scienza, poco empatica ma che non demorde nonostante le mille, mostruose avversità. Infine, last but not least Paddy Considine, poliedrico artista di volta in volta cantante, regista, attore e sceneggiatore nelle vesti del risoluto sergente Eddie. “Peaky Blinders” e “Outsiders” i suoi ultimi cavalli di battaglia. In conclusione, un’opera decisamente insolita e controcorrente, degna del successo meritato.

 
The vast of night PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Chicco D'Aquino   
martedì 09 giugno 2020

The vast of night (The vast of night) USA 2019 Regia di: Andrew Patterson Genere: Fantascienza Durata: 90' Cast: Sierra McCormick, Jake Horowitz, Gail Cronauer, Cheyenne Barton, Gregory Peyton, Mallorie Rodak, Mollie Milligan, Ingrid Fease, Brandon Stewart.
Nelle sale dal:
Esclusiva Amazon Prime Video

Recensione di: Chicco D'Aquino Voto: 7
L'aggettivo ideale: Classico...

Cayuga, New Mexico, anni ‘50, una serata speciale. Alla palestra comunale si gioca il derby cestistico della valle, grande attesa sugli spalti. Il clima èthe-vast-of-night.jpg surriscaldato, famiglie, ragazzi, anziani si affollano sulle gradinate. Mancano pochi minuti all’inizio del match. Il conduttore radio dell’emittente locale, Everett è in fibrillazione e balzella da un lato all’altro del campo da gioco alla ricerca di Fay, centralinista sedicenne che dovrà occuparsi di interviste prepartita con un registratore a nastro.
Finito le registrazioni, Fay raggiunge la sua postazione di lavoro e tra chiamate di varia natura capta strani messaggi in codice. Inizia così il film vero e proprio, con un omaggio costante alla serie “Ai confini della realtà” e alle atmosfere dense di suspance che ne hanno da sempre caratterizzato il format.

Attraverso alcune testimonianze, telefoniche e de visu Everett e Fay si ritrovano in una dimensione inaspettata, con i sospetti che si fan sempre più certezze e con una vita che vorrebbero cambiasse. Non lontanissimo, a circa 800 chilometri Roswell continua a conservare i suoi segreti nella misteriosissima Area 51. Ancora un decennio e il mondo avrebbe assistito all’assassinio di Stato di JFK, all’invasione del Vietnam, con i suoi morti e la sua disfatta e, dopo Presidenti più o meno democratici, l’America avrebbe offerto il meglio di sé alla mercè di un paranoico e pericoloso miliardario.

Girato prevalentemente in Texas a Whitney (in poco più di 17 giorni e 6 mesi di meticolosa pre-produzione) il film si inserisce perfettamente nella mitologia della sf americana degli anni ‘50, tra guerra fredda, anticomunismo diffuso e acritico e un primo, timido consumismo post bellico. Azzeccatissimi e calati perfettamente nei rispettivi ruoli, Jake Horowitz, l’esuberante ed efficiente speaker radiofonico Everett Sloan e Sierra Mc Cormick, l’arguta e generosa Fay Crocker.
Come riconosce Andrew Patterson, film-maker trentottenne (ho avuto molte influenze da radio e letteratura) con alle spalle una solida formazione in regia a Dallas, i riferimenti sono diversi.

Si va da X-files a “Incontri ravvicinati del terzo tipo” senza tralasciare la serie sf piu’ popolare degli anni ‘50 già ricordata sopra: “Ai confini della realtà”. A impreziosire la riuscita della pellicola, un asso nella manica come Steven Soderbergh, produttore esecutivo che ha coniugato efficacemente disponibilità del budget agli aspetti più strettamente artistici e tecnici. E anche grazie probabilmente a quest’apporto i riconoscimenti non hanno tardato ad arrivare.
Tra i molti il primo premio come miglior film narrativo allo Slamdance Film Festival di Park City, Utah e all’Edinburgh International Film Festival come il più meritevole lungometraggio internazionale.

 
Dark Places. Nei luoghi oscuri PDF Stampa
Thriller1
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 05 giugno 2020

Dark Places. Nei luoghi oscuri (Dark Places) USA, Francia 2015 Regia di: Gilles Paquet - Brenner Genere: Drammatico Durata: 113' Cast: Charlize Theron, Nicholas Hoult, Sterling Jerins, Christina Hendricks, Corey Stoll, Tye Sheridan, Andrea Roth, Chloë Grace Moretz, Sean Bridgers, J. LaRose, Shannon Kook.
Nelle sale dal:
22/10/2015
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Classico...

Libby Day, sfuggita per miracolo al massacro della sua famiglia per mano di suo fratello Ben, ha avuto da sempre una vita travagliata con una brevedark-places.jpg stagione di successi grazie a un libro biografico che narrava la vicenda.
A distanza di molti anni, ormai senza un lavoro e senza denaro, decide di farsi assumere da Lyle e dal suo club di appassionati di cronaca nera, tutti certi dell’innocenza di Ben e per questo desiderosi di riaprire il caso.

Nuovo thriller firmato da Gillian Flynn, autrice del pluripremiato romanzo L’amore bugiardo, poi divenuto un successo fra le sapienti mani di David Fincher, e che questa volta cela un processo di catarsi indispensabile alla protagonista, una al solito eccellente Charlize Theron, per riuscire a voltare finalmente pagina e ricostruirsi una vita, cimentandosi con una serie di certezze che si tramuteranno in altrettanti dubbi riguardo un fratello scomparso nei meandri di una prigione molti anni prima e forse accusato d’omicidio in maniera troppo frettolosa.

La donna, aiutata da Nicholas Hoult, ormai ultratrentenne e ben lontano dal suo esordio in About a Boy – un ragazzo, qui nel ruolo di un appassionato di fatti di cronaca nera e casi irrisolti, dovrà fare i conti con i suoi ultimi trent’anni di vita e con una serie d’incongruenze famigliari e investigative che spianeranno la strada a tutta una serie di ulteriori dubbi e incertezze anche personali.

Il regista francese Gilles Paquet – Brenner dirige affidandosi a un cast che riesce a funzionare come un orologio, aiutato da una sceneggiatura altrettanto solida che smembra la trama in due filoni narrativi. Il primo contemporaneo e il secondo legato agli eventi che portarono alla condanna di Ben.

Il cerchio si chiuderà solamente sulle ultime curve della pellicola mentre il tutto è impreziosito da una fotografia lugubre capace di esaltare il pathos palpabile lungo le quasi due ore di film.
Film che piacerà molto agli appassionati di thriller vecchia maniera ma con evidenti risvolti psicologici.

 
Honey boy PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 05 giugno 2020

Honey boy (Honey boy) USA, 2019 Regia di: Ladj Ly Genere: Drammatico Durata: 93' Cast:Shia LeBeouf, Lucas Hedges, Noah Jupe, Clifton Collins, FKA Twigs, Laura San Giacomo, Maika Monroe, Natasha Lyonne, Martin Starr.
Nelle sale dal:
20/10/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7,5
L'aggettivo ideale: Catartico...

Otis Lort, stella dodicenne di una sitcom per ragazzi, vive assieme a suo padre James in un motel alla periferia di Los Angeles.
James è un exhoneyboy.jpg veterano del Vietnam, disintossicatosi da poco e che impartisce al figlio lezioni di vita basate sul sopruso. Una volta cresciuto Otis diventa una persona problematica al centro di numerose risse e vittima di un incidente stradale causato dall’alcool, per questo verrà mandato in terapia dove per motivi medici gli viene ordinato di scrivere e descrivere il legame che lo univa al padre.

Shia LeBeouf, promessa ormai ultra trentenne del cinema d’oltreoceano, adatta i propri ricordi d’infanzia da bambino prodigio del canale Disney Chanel, cercando di spiegarci le ragioni delle sue ripetute ricadute adulte nel mondo della violenza e nell’abuso di sostanze alcooliche, donando un soggetto intimo e frutto di mesi di terapia riabilitativa alla regista Israelo-americana Alma Har'el alla quale pone come unica condizione, per poter narrare la storia di Otis e James, che fosse lui a impersonare il ruolo di James, alter ego di suo padre, clown da rodeo, veterano del Vietnam, dedito a stupefacenti e a suo modo innamorato del figlio Otis, stella dodicenne per la tv dei ragazzi e ormai in rampa di lancio per una fulgida carriera.

Nel viso di James, un LeBoeuf alla sua miglior prova intimista, c’è sempre un misto di falsità mista a odio e amore, nei confronti di un figlio che ha avuto più successo di lui e che per questo si può permettere di pagarlo per accompagnarlo sul set.

Un figlio al quale, con freddo cinismo, sottopone schiaffi, offese e intimidazioni psicologiche come senso di rivalsa. Dall’altro lato Noah Jupe riesce a non farsi schiacciare da una prestazione tanto efficace riuscendo a cancellare quasi del tutto la pur ottima prova di Lucas Hedges (altra ottima prova per il protagonista di Manchester By The Sea) nel ruolo di Otis ma cresciuto e ormai ventenne.
Jupe sfruttando i dialoghi fra padre e figlio dona altrettanto pathos a un adolescente cresciuto troppo in fretta. Stella in ascesa pronta a esplodere precocemente, per colpa di un’infanzia trascorsa con un cattivo modello genitoriale, una madre assente e una scuola frequentata quando capita.

Un viaggio quindi nei ricordi catartici di uno dei migliori attori della propria generazione, una pellicola ai margini della città degli angeli, perfetta anche per capire come, e per quale motivo, spesso le giovani promesse siano incapaci di rialzarsi in età adulta.

 
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