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Lontano lontano PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 19 marzo 2020

Lontano lontano (Cittadini del mondo) Italia, Francia 2019 Regia di: Gianni Di Gregorio Genere: Drammatico Durata: 107' Cast: Ennio Fantastichini, Enrico Colangeli, Gianni Di Gregorio, Daphne Scoccia, Salih Saadin Khalid, Francesca Ventura, Galatea Ranzi, Roberto Herlitzka, Iris Peynado.
Nelle sale dal:
20/02/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6
L'aggettivo ideale: Minimalista...

Gianni, Giorgietto e Attilio sbarcano il lunario fra una pensione esigua, le giornate trascorse al bar e la ristrutturazione di mobili lontano_lontano.jpgantichi. I tre decidono di abbandonare l’Italia per trovare nuovi stimoli e vivere una vita più agiata. La prima decisione che dovranno prendere sarà capire in quale nazione recarsi.
Grazie all’aiuto dello sceneggiatore Marco Pettenello, Di Gregorio aggiunge un’altra pellicola alla sua esplorazione della mezza età, interpretando questa volta il ruolo di un ex docente di Greco e Latino al quale il ricordo di quello che insegnava brucia maggiormente proprio per la caducità delle materie insegnate, figlie di un sistema scolastico, e quindi di una nazione, che non ha saputo minimamente valorizzare né la sua professione, ma neppure la parte finale della sua esistenza, trascorsa fra una sigaretta e un bicchiere di vino consumato al bar vicino Porta Settimiana.

Gianni, Giorgietto, anch’egli pensionato ma con problemi economici evidenti e Attilio, ex fricchettone che vive alla periferia dell’impero, per la precisione a Tor Tre Teste, dove i due sodali non si sono mai spinti, decidono quindi di cambiare vita e per questo iniziano a progettare la loro fuga da una nazione che non li vuole perché parte improduttiva, o marginalmente produttiva, di una filiera che non si sa bene da che parte voglia parare.
La prima decisione che I tre dovranno prendere sarà capire in quale nazione recarsi e per questo l’aiuto di un prezioso cliente di Attilio sarà determinante, da lì in poi l’escalation di dubbi colpirà ogni aspetto della loro vita, dall’incertezza per il futuro vissuto lontano dall’Italia, fino ai dubbi di salute e natura economica.

Di Gregorio rimaneggiando un suo vecchio racconto riesce a creare una pellicola minimalista e lenta, esattamente come i suoi tre protagonisti, presi fra la voglia di rimanere e quella di ricostruirsi una vita in ben altri lidi, ma anche fin troppo prevedibile fino a un epilogo nel quale spicca ancora di più la figura di Attilio, interpretato dal canto del cigno di Ennio Fantastichini, capace di ergersi sui due eccellenti coprotagonisti, lo stesso Di Gregorio ed Enrico Colangeli. Da vedere per completare la cinematografia di Di Gregorio e ammirare le ultime curve della vita di tre pensionati dei giorni d’oggi e per ammirare un’ultima volta un mostro sacro del cinema e teatro di casa nostra.

 
L'uomo dei sogni PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 19 marzo 2020

L'uomo dei sogni (Fields of dreams) USA 1989 Regia di: Phil Alden Robinson Genere: Drammatico Durata: 107' Cast: Kevin Costner, Amy Madigan, Gaby Hoffmann, Ray Liotta, Tim Busfield, James E.Jones, Burt Lancaster, Frank Whaley, Dwier Brown, Kelly Coffield, James Andelin.
Nelle sale dal:
21/04/1989
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Sentimentale...

Ray Kinsella, agricoltore dell’Iowa, appassionato di baseball, sposato e padre di una bambina, durante una passeggiata di fronteluomo_dei_sogni.jpg alla sua fattoria sente una voce che lo esorta a “costruirlo così lui tornerà”. Dopo un iniziale tentennamento Ray decide di costruire un campo di baseball regolamentare di fronte casa, sacrificando parte del suo raccolto e mettendo a serio repentaglio la vita economica della sua famiglia, ma con il privilegio di poter assistere a partite fra quei campioni del passato apprezzati sia da lui sia da suo padre. Inno poliedrico in bilico fra il fantasy, i rapporti che devono cercare di essere recuperati e il ‘passatempo a stelle e strisce’ per eccellenza, tanto apprezzato da Charles Schulz e dai suoi Peanuts, quanto snobbato da questo lato dell’oceano.

Costner interpreta in maniera sentita e totalizzante il ruolo di un padre e marito modello ma dalla giovinezza travagliata e macchiata da un rapporto burrascoso e prematuramente interrotto con il padre, appassionato dei White Sox di Chicago ed ex promessa del diamante.
Quel campo dei sogni che nel titolo originale del romanzo dell’omonimo autore letterario W.P. Kinsella, rappresenta l’architrave sulla quale poggia pretenziosamente tutta o quasi la società americana contemporanea.

Phil Alden Robinson aggiunse una regia forse altrettanto pretenziosa dotata di una lentezza però necessaria a enfatizzare ogni momento di pensiero o di discussione dei protagonisti, da Costner a James Earl Jones, nel ruolo dell’alter ego del Kinsella autore, fino a Burt Reynolds qua alle prese con la sua ultima apparizione. Un montaggio differente, disinteressandosi da spettatori di una trama che non vuole necessariamente essere credibile ma aderente al testo, avrebbero forse potuto fare apprezzare maggiormente anche all’estero una pellicola che negli Stati Uniti è diventata di culto esattamente come lo sport della quale tratta.
Una pellicola carica di validi sentimenti e di quei sogni tanto cercati e anelati dal romanziere canadese.

 
Rocketman PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Cristiano Salmaso   
martedì 17 marzo 2020

Rocketman (Rocketman) USA 2019 Regia di: Dexter Fletcher Genere: Drammatico Durata: 121' Cast: Taron Egerton, Jamie Bell, Richard Madden, Bryce Dallas Howard, Gemma Jones.
Nelle sale dal:
29/05/2019
Recensione di: Cristiano Salmaso Voto: 5
L'aggettivo ideale: Debole...

E' nel centro di riabilitazione, nel quale si è rifugiato per ripulirsi dalle dipendenze, la prima immagine di Elton John nel biopicrocketman.jpg musicale Rocket man; indossa una dei suoi sgargianti costumi che avranno, insieme agli innumerevoli cambi di occhiali, un ruolo importante nel tono - più kitsch che glam - della pellicola. Vittima di una infanzia povera di affetti (solo la nonna incoraggia il suo talento), il timido Reggie Dwight comincia a muovere i primi passi in cerca della propria identità, non solo musicale: ruba il nome al sassofonista Elton Dean (l'altro a John Lennon), si apparta con un talent scout, segue il consiglio di un cantante: “uccidi la persona che volevano fossi per diventare chi vuoi essere”; ci riuscirà, ma dovrà pagare un prezzo molto alto.

Cavalcando l'onda del successo ottenuto con Bohemian Rhapsody, Dexter Fletcher inscena uno spettacolo senza capo né coda tra American Graffiti e Velvet Goldmine, con un Elton John trasformato nella parodia di se stesso, un personaggio inconsistente al netto di canzoni, eccessi e lustrini.

Lecito aspettarsi la spettacolarizzazione della vita della rockstar ma questo Rocket man proprio non funziona: un po' biografia romanzata, un po' dramma blockbuster, un po' musical d'antan, il film risolve la vita dell'artista in maniera banale, con il facile espediente del flashback: l'infanzia difficile nel rapporto con un padre anaffettivo (che tornerà nel tormentone “quand'è che mi abbracci?”), la parabola ascendente nel dividersi tra il buon socio/amico Bernie e il crudele amante/produttore John e l'inevitabile crisi nelle confessioni durante la terapia di gruppo.

Si salvano qualche scena sulla title track (il tuffo in piscina che è l'ingresso al Viale del tramonto e il finale immaginifico) e naturalmente le canzoni, seppure depotenziate perchè le smorfie di Taron Egerton non bastano a colmare il vuoto. Alla fine quel che rimane è soltanto la voglia di riascoltarne la musica, rivedere pellicole del genere su altri artisti (Jerry Lee Lewis, Bob Dylan, Johnny Cash, Ray Charles) e immaginare questo film nelle mani di qualcun altro. Cameron Crowe?

 
Io sono tempesta PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Chicco D'Aquino   
lunedì 09 marzo 2020

Io sono tempesta (Io sono tempesta) Italia 2018 Regia di: Daniele Lucchetti  Genere: Commedia Durata: 98' Cast: Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Marcello Fonte, Jo Sung Francesco Ghenghi, Carlo Bigini.
Nelle sale dal:
12/04/2018
Recensione di: Chicco D'Aquino Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Lieve...

Nel mondo globalizzato le disuguaglianze vistose sono il tratto distintivo della sua affermazione feroce.Non vi è libero scambio, io_sono_tempesta.jpglibero mercato, libera circolazione di merci, libera circolazione delle persone che non abbia contraddetto l’assioma smithiano della “mano invisibile”. Secondo dati Oxfam, l’1% della popolazione mondiale detiene più della ricchezza di 6,9 miliardi di persone costretti così a campare con pochi dollari al giorno.

In quest’orgia di plusprofitto e plusvalore che certifica l’inesistenza di una società giusta, piccoli granelli di sabbia vengono sollevati da chi non si rassegna allo status quo e tenta con ogni mezzo, anche artistico, di contrastare l’antico adagio “così va il mondo”. Non è da tutti e occorre possedere un talento raro per riuscire a riflettere e a far riflettere sulla humana conditio con toni leggeri, da commedia un po’ retro’, tipo “Una poltrona per due”.

Coerente con una visione della vita disincantata ma attenta ai grandi temi sociali, Daniele Luchetti ci regala questa commedia lieve lieve in cui un finanziere guascone, interpretato magistralmente da Marco Giallini incrocia una realtà sgradevole, quella di un centro d’accoglienza, inviato a scontare una pena di un anno per aver evaso le tasse in un passato non remoto.
Qui incontra Elio Germano col figlioletto e una simpatica congrega di personaggi segnati dalla sorte, dalla competizione che non risparmia nessuno. E in breve entra nelle corde del gruppo.

Luchetti ha il tocco del fine artista, quasi uno scultore di ritratti umani che cesella pazientemente senza pedagogismi cattolicheggianti (la rappresentazione della responsabile del Centro è esemplarmente tratteggiata, tra tentativi di purificazione dell’umanità intera ed esiti di fuga), fornendoci una carrellata di situazioni sottilmente umoristiche che donano all’insieme della narrazione filmica spessore e tenuta. Si sorride ma ci si indigna anche, ci si interroga e le domande si inseguono, indisturbate e spiacevoli a ricordarci che, allargando lo sguardo sulle miserie del mondo, non esiste un ordine naturale delle cose ma sono le logiche, spietate e senza volto, a dettare l’agenda a governi e organismi transnazionali.
E il silenzio assordante, anche ai nostri giorni, di parte della stampa mainstream sui migranti in Grecia ci anticipa, come Ronald Laing ricordava negli anni ‘80, che “il terribile è già accaduto”.

 
La caduta dell'impero americano PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
domenica 08 marzo 2020

La caduta dell'impero americano (La chute de l'empire américain) Canada 2018 Regia di: Denys Arcand Genere: Drammatico Durata: 129' Cast: Alexandre Landry, Maripier Morin, Remy Girard, Louis Morisette, Maxim Roy, Pierre Curzi, Vincent Leclerc.
Nelle sale dal:
24/04/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 5,5
L'aggettivo ideale: Altalenante...

Pierre, laureato in filosofia e ultra trentenne che ha ormai accantonato le sue velleità accademiche, lavora come autista per unla_caduta_dellimpero_americano.jpg corriere. Durante una consegna assiste involontariamente a una rapina dove, al termine di una sparatoria, rimangono varie vittime e un paio di borse piene di banconote. Prima dell’arrivo della polizia Pierre, dopo vari ripensamenti, decide d’impossessarsi della refurtiva, portarla a casa e, una volta calmate le acque, decidere cosa farne. Unico problema: la refurtiva appartiene alla criminalità organizzata, per questo sulle tracce di Pierre iniziano a muoversi sia la polizia ma anche le vittime del furto.

La civiltà capitalista si scontra per la terza volta con il regista canadese e premio Oscar Denys Arcand che completa la sua opera di dissezione del mondo occidentale, incarnato dalla società dei consumi di matrice americana, per la terza volta e a distanza di tre lustri dall’uscita de “Le invasioni barbariche” e a oltre trent’anni da “il declino dell’impero americano”. Questa volta il regista originario di Deshambault se la prende direttamente con il capitalismo incarnato da coloro che a detta del corriere e dottore in filosofia Pierre Daoust rappresentano quanto di più obbrobrioso vi sia nella società contemporanea a iniziare da Donald Trump sino ad arrivare al ‘nostro’ Silvio Berlusconi, tutti rei di guadagnare eccessivamente rispetto ai loro sottoposti.

Rispetto alle precedenti due fatiche Arcand declina quest’ultima pellicola come una commedia intrisa di citazioni filosofiche e marxismo della prima ora.
Ove il determinismo al quale si è spesso sottoposti - difficile non notare fra le parole dell’ottimo Alexandre Landry, nel ruolo del professor e corriere Pierre Daoust, proprio le tracce di un destino già segnato per lui e per tutti – può trovare quale unica possibilità di fuga un inatteso colpo di fortuna incarnato nello specifico in una refurtiva sottratta a personaggi molto più cattivi e ingiusti di noi.
I protagonisti fra filosofia, ragionamenti economici, e una coppia d’investigatori che seguono le indagini con grande scrupolo, non riescono però ad andare oltre un finale conciliante e una morale ben distante dalle premesse iniziali.

 
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