HOME arrow RECENSIONI:
Giovedì 22 Agosto 2019
Cinemalia Menù
HOME
RECENSIONI:
PROSSIMAMENTE:
LE NOSTRE RECENSIONI:
IN DVD:
GLI INEDITI
CULT MOVIE
I FILM NELLE SALE
ARTICOLI CINEMA:
CINEMA & CURIOSITA':
IL CINEMA ASIATICO
LIBRI & CINEMA
COLLABORA CON NOI:
CONTATTI:
STAFF:
NEWS & RUMORS:
SERIE TV:
HOME VIDEO:
Recensioni Blu Ray
peppermint_banner.jpeg
Informativa sui Cookie
Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies che ci permettono di riconoscerti. Scorrendo questo sito o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'utilizzo di cookies. Informativa
Cerca in Cinemalia
Anteprima TFF
Kimyona Sskasu - Uno strano circo (2005)
Noriko No Shokutako - Noriko's Dinner Table (2005)
Jisatsu Saakuru - Suicide Club (2002)
Tsumetai Nettaigyo - Pesce freddo (2010)
Ai No Mukidashi - Love Exposure (2008)
Chanto Tsutaeru - Be sure to share (2009)
Ekusute - Hair extension (2007)
Koi No Tsumi - Colpevole d'amore (2011)
Libri & Cinema
Ultime recensioni inserite ordinate per data
Un piccolo favore PDF Stampa
Thriller1
Scritto da Ciro Andreotti   
martedì 08 gennaio 2019

Titolo: Un piccolo favore 
Titolo originale: A simple favor
USA 2018 Regia di: Paul Faig Genere: Thriller Durata: 119'
Interpreti: Anna Kendrick, Blake Lively, Ian Ho, Joshua Satine, Kelly McCormack, Eric Johnson, Jean Smart, Glenda Braganza, Sarah Baker, Gia Sandhu, Henry Golding, Andrew Rannells, Cyndy Day, Melody Johnson
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 13/12/2018
Voto: 5
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Pasticciato...
Scarica il Pressbook del film
Un piccolo favore su Facebook

un_piccolo_favore.jpgStephanie è una madre vedova e curatrice di un blog di successo. Emily una donna in carriera, madre di un compagno di giochi del figlio di Stephanie, e sposata con Sean, ex scrittore diventato docente di letteratura.
Le due donne si conoscono e diventano amiche e tutto sembra procedere normalmente fino a quando Emily non domanda a Stephanie di accudire suo figlio per un pomeriggio. Improvvisamente quello che sembrava un compito innocuo si trasforma per Stephanie e Sean in una caccia a una persona scomparsa senz’apparenti spiegazioni.

Liberamente ispirato al romanzo di Darcey Bell, il film firmato da Paul Faig funziona solo a metà viziato sia dall’evidente similitudine con Diabolique - film di metà anni ’90 citato nel corso della pellicola; e ancora di più simile al molto meno noto un bacio prima di morire, che vantava fra i protagonisti i giovani Matt Dillon e San Young - sia a causa del genere nel quale collocarlo.

Blake Lively impersona il ruolo della donna sposata ed enigmatica, dal passato molto incerto e dal presente ancora più ambiguo, vestendo nuovamente i panni di un personaggio dell’alta borghesia a oltre sei anni dall’essersi liberata delle Jimmy Choo di Serena Van Der Woodsen, protagonista del teen - drama Gossip Girl.
Al suo fianco Anna Kendrick, nel ruolo di una vedova in cerca di nuove amicizie e di rendere sempre più famoso il suo blog per casalinghe e che aggiunge al personaggio sopra le righe dell’amica una parte decisamente irreale in termini di sciattezza comportamentale.

A unire le due facce di una medaglia così mal assortita un’improvvisa e inattesa amicizia che vira rapidamente in direzione drammatica, finendo per perdersi nei meandri di una comicità fuori luogo e macchiettistica. Premesse quindi disattese a causa di una trama che funziona solo fra pochi alti e troppi bassi e che non viene minimamente supportata dalle capacità recitative delle protagoniste.

Trailer

 
Bumblebee PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Ciro Andreotti   
sabato 29 dicembre 2018

Titolo: Bumblebee 
Titolo originale: Bumblebee
USA 2018 Regia di: Travis Knight Genere: Fantascienza Durata: 115'
Interpreti: Hailee Steinfeld, John Cena, Pamela Adlon, Peter Cullen, Kenneth Choi, Jorge Lendeborg Jr. , Marcella Bragio, John Ortiz
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 20/12/2018
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Vintage...
Scarica il Pressbook del film
Bumblebee su Facebook

bumblebee.jpgÈ il 1987 e a Brighton Falls, una piccola città balneare della California, vive Charlie, diciottenne in perenne lotta con la famiglia a causa delle seconde nozze della madre, risposatasi dopo la morte di suo padre.
Charlie, che lavora nel parco giochi locale, trova presso uno sfasciacarrozze un vecchio maggiolino color giallo; decisa a ripararlo scoprirà ben presto che non si tratta di una semplice auto ma di un Autobot, capace di trasformarsi in un robot da lei ribattezzato Bumblebee.

Il ritorno agli anni ’80, tanto caro al mondo del cinema di oggi, sforna una nuova pellicola sull’onda del revival inaugurato dalle serie 13 Reasons Why e Stranger Things unendo sentimenti, come amicizia e lealtà, ai robot Transformers, giocattoli provenienti proprio dagli ‘80, riuscendo a generare un prodotto adatto a giovani e meno giovani in un prequel che parte molti anni prima degli eventi narrati nel corso della prima pellicola Transformers, uscita nelle sale nel 2007.

John Cena, wrestler dal fisico scolpito e prestato ancora una volta al mondo di celluloide, si cala nel ruolo di un militare ligio ai propri doveri personali e morali. A questi si aggiunge la pop star ventiduenne Hailee Steinfeld, nel ruolo di Charlie.

Entrambi riescono ad aggiungere a un film, perfettamente disegnato dalla sapiente mano della scenggiatrice Christina Hodson e diretto altrettanto efficacemente da Travis Knight, alla sua seconda pellicola in cabina di regia, una veste pop che con gli scontri fra Autobot e Decepticon, ovvero buoni e cattivi, le evoluzioni di Bumblebee, l’amicizia che si genera fra quest’ultimo e la giovane Charlie, e gli inseguimenti perpetrati dall’esercito, richiama alla fine nemmeno troppo velatamente E.T. l'extra-terrestre di Steven Spielberg, che in questo caso riveste il ruolo di semplice produttore esecutivo.

Colonna sonora di grande qualità, imbevuta di ‘metallo’ e pop proveniente direttamente dagli ‘80ies.
Film imperdibile per amanti dei finali accomodanti, di una decade a suo modo indimenticata e, ovviamente, per coloro che desiderano proseguire la saga dei Transformers.

Trailer

 
I love Radio Rock PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
sabato 29 dicembre 2018

Titolo: I love Radio Rock 
Titolo originale: I love Radio Rock
Gran Bretagna, Francia, Germania 2009 Regia di: Richard Curtis Genere: Commedia Durata: 135'
Interpreti: Philip Seymour Hoffman, Emma Thompson, Kenneth Branagh, Gemma Arterton, Bill Nighy, January Jones, Jack Davenport, Talulah Riley, Rhys Ifans, Nick Frost
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 12/06/2009
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Minuzioso...
Scarica il Pressbook del film
I love Radio Rock su Facebook

i_love_radio_rock.jpgNel 1966 il governo inglese consente il passaggio in radio di sole due ore settimanali di musica pop e rock, questo nonostante la grande richiesta da parte del pubblico soprattutto giovane. Per fruire liberamente della musica la sola alternativa possibile era sintonizzarsi sulle frequenze dalle quali trasmetteva un manipolo di DJ.

Narrazione profondamente musicale da parte di uno degli autori più famosi del mondo britannico, capace di rivoluzionare sia il piccolo schermo, con l’invenzione del personaggio di Mister Bean, sia di firmare pellicole dell’efficacia al botteghino di Notting Hill e Quattro Matrimoni e un funerale.

Questa volta Curtis, assistito da una colonna sonora di rara bellezza, in perenne bilico fra Beach Boys e la Swinging London, passa al setaccio la storia delle radio libere che a metà dei ’60 decisero di sfidare il governo britannico passando musica h 24 e facendo base all’interno di una radio - nave pirata nella quale vivevano un manipolo di DJ, perennemente presi e persi tra partite a freccette, biliardo, ettolitri di alcool, droga, sesso libero e un governo che nelle mani del ministro Dormandy, impersonato da un eccezionale e irriconoscibile Kenneth Branagh, ottuso e dedito a vietare l’epopea delle radio libere, dovranno capire come muoversi per proseguire le loro interminabili sfide all’ultimo vinile.

Un viaggio iniziatico nel quale il giovane Carl, cacciato dalla scuola e spedito dalla madre sulla nave comandata dal suo padrino Quentin, dovrà capire cosa fare della sua vita, come a suo modo capitò al protagonista di Quasi famosi, pellicola del 2000 che narrava le prime esperienze musicali, e non solo, di un reporter divenuto in seguito il regista Cameron Crowe. In questo caso lo stesso viaggio iniziatico porterà il giovane Carl a conoscere un mondo veramente esistito, con DJ divenuti icone radiofoniche contraddistinte da semplici nickname e fra i quali spicca “il Conte” impersonato dal roco e alcolico Philip Seymour Hoffman. Pellicola da vedere se si ama perdersi fra le nuvole e gli effluvi R&R che sa descrivere minuziosamente un’epoca irripetibile, ma che si perde sulle ultime battute a causa di un finale troppo sdolcinato.

 
Suspiria PDF Stampa
Horror 1
Scritto da Nicola Picchi   
venerdì 28 dicembre 2018

Titolo: Suspiria
Titolo originale: Suspiria
Italia, USA 2018 Regia di: Luca Guadagnino Genere: Horror Durata: 152'
Interpreti: Tilda Swinton, Dakota Johnson, Chloe Grace Moretz, Mia Goth, Jessica Harper, Ingrid Caven, Angela Winkler
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 01/01/2019
Voto: 6
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Pretenzioso...
Scarica il Pressbook del film
Suspiria su Facebook

suspiria.jpegUtilizzando come mero palinsesto l'originale argentiano, Luca Guadagnino trasforma una febbricitante favola gotica, illuminata da una vena anarchica ai limiti del nonsense, in una pretestuosa quanto vacua riflessione sul femminile.
Piuttosto che al "Suspiria de Profundis" di Thomas de Quincey, sublime vaneggiamento oppiaceo, o al Propp virato al nero di Dario Argento, il regista palermitano guarda agli anni di piombo, ambientando il suo "Suspiria" in una Berlino ancora divisa in due, nella quale gli echi e le memorie del nazismo si intrecciano ai movimenti studenteschi del 1977 e al terrorismo della Baader-Meinhof.

Assai coerentemente, si accantonano i languori Jugendstil e i pavoni Art Nouveau dell'originale, per lasciare spazio a monolitiche architetture alla Albert Speer (ma e' Varese) o alle opprimenti turpitudini dell'edilizia socialista, che richiamano entrambe la cupezza dei totalitarismi passati.
Questa plumbea "Germania in autunno", con buona pace dei Fassbinder, dei Kluge e degli Schlöndorff dell'omonimo film collettaneo, appare però irrimediabilmente posticcia. Le notizie sgranate come una macabra litania da radio e telegiornali, il sequestro di Hanns-Martin Schleyer, il dirottamento ad opera dei militanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina del volo Lufthansa, il presunto "suicidio" a Stammheim dei membri della Rote Armee Fraktion, rimangono del tutto estranee alla vicenda narrata, un pretenzioso diorama che offre una contestualizzazione storica velleitaria quanto strumentale. Quando poi lo sceneggiatore David Kajganich (A Bigger Splash) tira in ballo anche i Mennoniti dell'Ohio, il nazismo e la Shoah, si rende indigeribile un piatto composto da ingredienti fin troppo eterogenei.

Lo "scriptio superior" del suddetto palinsesto funziona invece sul piano estetico, almeno sino all'insidioso redde rationem, in bilico tra lo sberleffo camp (gli occhiali da sole di Helena Markos) e il Grand Guignol della scatenata Totentanz finale.
Nella sua messa in scena delle arcane nefandezze che si susseguono nella sede della Markos Tanz Company, Guadagnino si ispira sia alla performance art (Carolee Schneemann) che al Tanztheater di Pina Bausch, modello principe per il personaggio di Madame Blanc, cannibalizzando così trent'anni di teatrodanza e di arte contemporanea.
Questo gli consente di imbastire qualche sequenza memorabile (la danza di Dakota Johnson/Susie Bannon in montaggio alternato con la disarticolazione di Olga), gli estenuanti esercizi imposti alle allieve da Madame Blanc, o la luttuosa messa in scena dello spettacolo "Volk", titolo che richiama i teorici völkisch del nazionalsocialismo.

Ossa spezzate, sangue e liquidi organici, cantano l'orrore e la fascinazione del femminile ma, a parte la visione del corpo femminile come corpo "resistente" in senso politico, si continua a girare intorno all'archetipo junghiano della Grande Madre, a volte riproposto con ironia, come nel motto leziosamente cucito a mano nella casa natale di Susie Bannon (Una madre è una donna che può sostituire tutti. Ma che è insostituibile), a volte esorcizzato in una catarsi splatter virata al rosso, anche se questa inedita Mater Suspiriorum può essere compassionevole.

Dopo il Bertolucci di "Call me by your name", Guadagnino prende a modello il cinema di Fassbinder, ma se la crudeltà del regista tedesco era motivata da una spietata disamina dei rapporti di potere tra i suoi personaggi e da un feroce scavo psicologico, qui si preferisce limitarsi a riproporne le atmosfere. L'ambizione di "Suspiria" al kammerspiel fassbinderiano, sia nella disamina dei contrasti interni tra le sostenitrici di Madame Blanc e quelle di Helena Markos, che nell'analisi dei rapporti tra allieve e insegnanti, si appoggia però sulle fragili fondamenta di dialoghi non troppo ispirati o addirittura ovvi ("Dobbiamo spaccare la faccia alla bellezza"), mentre l'ingombrante sottotrama che riguarda le indagini del dottor Klemperer, tormentato dal senso di colpa per la scomparsa della moglie Anke, fa deragliare il film dai binari.
Grazie alla cura viscontiana delle scenografie di Inbal Weinberg e alla fotografia di Sayombhu Mukdeeprom (direttore della fotografia di Apichatpong Weerasethakul), che sceglie una palette autunnale di marroni, ocra e verdi marcescenti, il risultato rammenta piú un set fotografico per una rivista di moda ispirato al Junger Deutscher Film, che "Le lacrime amare di Petra von Kant".

Una superba Tilda Swinton, sacra Trimurti, domina il film interpretando Madame Blanc, Helena Markos e il dottor Klemperer, mangiandosi Dakota Johnson a colazione, mentre si apprezzano il ritorno di Ingrid Caven e Angela Winkler e un cameo di Jessica Harper.

Menzione d'onore a Guadagnino per il coraggio dimostrato, soprattutto nel suo muoversi al di fuori delle logiche un po' asfittiche del cinema italiano. Anche se, per quanto riguarda il suo futuro, tutto dipenderà dal regista che deciderà di omaggiare la prossima volta.

Trailer

 
La prima pietra PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 13 dicembre 2018

Titolo: La prima pietra
Titolo originale: La prima pietra
Italia 2018 Regia di: Rolando Ravello Genere: Commedia Durata: 77'
Interpreti: Kasia Smutniak, Corrado Guzzanti, Lucia Mascino, Valerio Aprea, Iaia Forte, Serra Yilmaz
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 06/12/2018
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Riflessivo...
Scarica il Pressbook del film
La prima pietra su Facebook

la_prima_pietra.jpgDurante l’ora di ricreazione, alla vigilia delle vacanze scolastiche e di una serata dedicata alla recita natalizia, un allievo di una scuola elementare lancia una pietra contro una vetrata infrangendola e colpendo una coppia di bidelli che stanno scendendo le scale.
Credendo di risolvere la cosa in breve tempo, il preside convoca la madre dell’alunno.
Alla presenza di genitori, dei bidelli e della maestra dello scolaro, quello che appariva come un banale incidente inizia ad assumere invece le sembianze di un caso diplomatico.

Con Carnage, pellicola del 2011 diretta da Roman Polanski, avevamo già assistito alle incomprensioni nelle quali possono scivolare menti adulte, davanti ad errori di gioventù commessi, in quel caso, da ragazzi adolescenti.
Lungo la medesima linea s’inserisce quest’ultimo sforzo di Rolando Ravello, che adatta l’omonima pièce teatrale ideata da Stefano Massini consegnandola nelle sapiente mani di un manipolo di eccellenti attori guidati da un preside macchiettistico e dalle sembianze di Corrado Guzzanti, finalmente ritornato sul grande schermo; in quelle una maestra con convinzioni hippie e con l’aspetto di Lucia Mascino.

Aggiungendovi una coppia di bidelli infortunati con i volti di Valerio Aprea e Iaia Forte.
E completando il quadretto con una nonna e una madre di chiara origine musulmana rispettivamente con l’aspetto di Serra Yilmaz, attrice e caratterista di origine turca apparsa in molte pellicole dirette da Ferzan Özpetek, e Kasia Smutniak. Il risultato finale è ancora una volta, come nel caso delle due precedenti pellicole diretta da Ravello, un’opera che fa riflettere e sorridere, capace di sondare l’animo umano e i dubbi nei quali può ricadere la nostra società.

Un film in questo caso in grado di soffermarsi sui pregiudizi che da tutte le parti possono crearsi di fronte alle differenti culture e religioni, per la semplice paura di chi è differente da noi, ma in tal caso abbandonandosi eccessivamente, al contrario della pellicola di Polanski, in situazioni al limite dell’assurdo.

Forse in quest’ultima caratteristica risiede la difficoltà nell’accettare del tutto una pellicola che merita egualmente d’essere vista, che fa pensare e ridere e che è capace di veicolare un messaggio di fratellanza in evidente contrapposizione con il comportamento di tutti gli attori presenti.

Trailer

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 64 - 72 di 4633

 

Ultime Recensioni...
feed_logo.png twitter_logo.png facebook_logo.png  
Ultimi Articoli inseriti
Il Cinema Asiatico
Gli articolii più letti
Archivio per genere