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Figli PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
martedì 18 febbraio 2020

Figli (Figli) Italia 2019 Regia di: Giuseppe Bonito Genere: Commedia Durata: 97' Cast: Valerio Mastandrea, Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Gianfelice Imparato, Andrea Sartoretti, Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggeri, Paolo Calabresi.
Nelle sale dal:
23/01/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Convincente...

Nicola e Sara sono una coppia di genitori che vive a Roma con la figlia di sei anni e con una vita che trascorre senza particolarifigli.jpg intoppi. Quando Sara rimane inaspettatamente in cinta quella che era una normale esistenza a tre viene sconvolta dall’arrivo di Pietro.

“Il figlio”, purtroppo l’ultimo, partorito dalla mente geniale di Mattia Torre, scomparso lo scorso luglio a soli 47 anni, avrebbe dovuto coincidere con la sua terza regia cinematografica ma ciò nonostante la pellicola portata a termine da Giuseppe Bonito, scelto dallo stesso Torre quando ormai le forze lo stavano abbandonando, riesce a trasudare completamente della follia e della comicità di un uomo scomparso troppo presto.
Genitore, esattamente come i due protagonisti e anche lui impegnato a saltare nell’iperuranio di una seconda paternità, fra riti da replicare e primogenite da convincere che l’arrivo del fratello più piccolo non negherà loro il diritto di avere una vita felice, tra nuovi interrogativi sul senso di quello che ti sta nuovamente accadendo e il desiderio di fuga rappresentata da una finestra perennemente spalancata e pronta per essere attraversata per giungere alla tanto agognata libertà.

Mastandrea e la Cortellesi, già coppia nella vita reale in un remoto passato, arrivano sul grande schermo alla loro prima prova assieme portando le rispettive esperienze di genitori disincantati e ritrovandosi prima di tutto nella descrizione della coppia improvvisamente destabilizzata, perché va precisato che la pellicola di Bonito, alla quale hanno contribuito numerosi amici e colleghi di Mattia Torre, è principalmente un excursus a episodi, tutti sempre ai margini del surreale, su come una normale coppia possa arrivare a un passo, uno solo, dall’esplodere salvo ritrovarsi sulle ultime impervie curve di vite altrettanto normali esattamente come quelle di coloro che al cinema vanno ad assistervi, riconoscendosi in ogni sua sfumatura.

Menzione particolare per Stefano Fresi nel ruolo di un genitore molestato dai figli, Paolo Calabresi per un cameo con tanto di pasticca di cianuro a disposizione, vedere per credere. Da recuperare se non lo avete ancora visto, da recuperare tutto il lavoro di Mattia Torre, che in futuro è già stato deciso da chi gli era vicino, sarà riproposto e recuperato, per non disperderne il lascito prezioso.

 
Criminali come noi PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Cristiano Salmaso   
venerdì 14 febbraio 2020

Criminali come noi (La odisea de los giles) Argentina, Spagna 2019 Regia di: Sebastián Borensztein  Genere: Commedia Durata: 116' Cast: Ricardo Darín, Luis Brandoni, Chino Darín, Verónica Llinás, Daniel Aráoz., Carlos Belloso, Marco Antonio Caponi, Rita Cortese, Andrés Parra, Alejandro Gigena, Guillermo Jacubowicz, Luciano Cazaux, Ailín Zaninovich, José María Marcos.
Nelle sale dal:
20/02/2020
Recensione di: Cristiano Salmaso Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Delicato...

Alsina, provincia di Buenos Aires, 2001: mentre una devastante crisi economica sta per mettere in ginocchio l'Argentina, un gruppocriminali_come_noi.jpg di sconclusionati risparmiatori decide di unirsi per fondare una cooperativa: l'idea è rilanciare una vecchia impresa agricola raccimolando la somma necessaria all'acquisto dei silos.

Fermin e sua moglie Lidia, convinti gli abitanti del paese a partecipare, versano tutto su un unico conto; la mattina dopo però, di quei soldi non c'è più traccia: un avvocato senza scrupoli, approfittando della situazione, ha svuotato le casse della banca e nascosto il denaro dentro una cassaforte sepolta in un terreno agricolo. La malasorte comune unirà lo sgangherato gruppo che, fra mille peripezie, proverà e recuperare il bottino protetto da un impenetrabile sistema di allarme.

Sarà proprio Firmin (Ricardo Darìn), tormentato dai sensi di colpa e dal dolore per la perdita della moglie in un incidente, a trovare la soluzione per portare a termine il colpo: l'idea gli verrà riguardando una vecchia pellicola di William Wiler, Come rubare un milione e vivere felici.

Storia basata su un romanzo, a sua volta ispirato dalle traversie economiche vissute dal paese, La odisea de los giles è un film drammatico rovesciato presto e definitivamente in commedia; una specie di road movie a km zero, un viaggio avanti e indietro che diventa una fuga da una realtà insostenibile e un sogno che si realizza.

Ironizzando sui disastri personali e del paese, i personaggi stralunati e pasticcioni del film chiamano spesso alla risata: le uscite di Antonio su Bakunin e il peronismo, il pescatore con la dinamite, la coppia di amici tonti che sogna un telefono cellulare (è proprio con il termine tonti che Firmin identifica se stesso e i criminali come lui).
Sebastian Borensztein, regista già noto, alle platee internazionali (“Cosa piove dal cielo”, 2011), muovendo dalla drammatica crisi vissuta dall'Argentina, dirige una favola sulla vittoria dei buoni sentimenti che, seppur con qualche concessione di troppo alla caricatura del cattivo e all'ovvio happy end, diverte e risulta particolarmente familiare e vicina al nostro (miglior) cinema.

 
Il diritto di opporsi PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 12 febbraio 2020

Il diritto di opporsi (Just Mercy) USA 2019 Regia di: Destin Daniel Cretton  Genere: Drammatico Durata: 136' Cast: Michael B. Jordan, Jamie Foxx, Brie Larson, Tim Balke Nelson, Rafe Spall, O’Shea Jackson Jr., Rob Morgan.
Nelle sale dal:
30/01/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Secco...

Walter McMillian, un boscaiolo di Monroeville, in Alabama, viene arrestato con l’accusa di aver assassinato una diciottenneil_diritto_di_opporsi.jpg all’interno di una lavanderia. A difenderlo, dopo che i primi processi lo avevano spinto nel braccio della morte, se ne occupa un giovane avvocato idealista proveniente da Harvard.

Scoprire che in una società elitaria e soprattutto in alcune sue aree, la giustizia funzioni a strappi e sussulti, colpendo in molte occasioni prima di tutto il colore della pelle dell’imputato non è certo una novità.
Scoprirlo attraverso le scelte di vita di un giovane avvocato con le fattezze di Michael B. Jordan, amante della giustizia e idealista quanto basta per arrivare ad un’assoluzione per buona parte dei propri clienti, tutti assistiti rigorosamente pro-bono, prova come il sistema contenga falle evidenti.

Alla sua quarta pellicola, ma al suo primo blockbuster, Destin Cretton firma una sceneggiatura a quattro mani assieme Andrew Lanham, riuscendo ad rielaborare l’omonimo romanzo dell’avvocato Stevenson, riguardante il caso McMillen e l’impatto che per lui ebbe l’essere arrivato dal nord in uno degli stati più rurali e pieno di preconcetti di tutta la nazione.

Il percorso di Stevenson nella comunità di Monroe fu difatti costellato di avvertimenti, minacce, di sguardi torvi dei locali contro la sua persona portandolo a radicalizzarsi ancora di più della correttezza delle sue idee. Jordan e Foxx lavorano spalla a spalla in un crescendo di evidente pathos, riuscendo a confezionare un legal-drama pieno di energia con un evidente messaggio anti pena capitale.
Al tempo stesso i due non riescono però ad aggiungere nulla di nuovo a una convinzione diffusa e ampiamente discussa nel corso di molti altri film del medesimo genere, a iniziare da Il buio oltre la siepe, più volte citato nel corso della pellicola a causa della location nel quale si svolse il romanzo di Harper Lee, sino ad arrivare a Mississippi Burning di Alan Parker.
Alla fine è proprio questo il limite di una pellicola dal valore civile prezioso e potente e che non lascia di certo indifferenti gli spettatori, ma che rischia di smarrirsi nel mezzo di prodotti dal messaggio molto simile.

 
Richard Jewell PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 30 gennaio 2020

Richard Jewell (Richard Jewell) USA 2019 Regia di: Clint Eastwood  Genere: Drammatico Durata: 130' Cast: Paul Walter Hauser, Sam Rockwell, Kathy Bates, Jon Hamm, Olivia Wilde, Dylan Kussman, Wayne Duvall.
Nelle sale dal:
16/01/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Corposo...

Ad Atlanta nel 1996, Richard Jewell, guardia di sicurezza in servizio durante un concerto che precedeva i giochi Olimpici, scoprì perrichard_jewell.jpg caso uno zaino abbandonato affianco a una panchina e contente un ordigno pronto a esplodere. Di propria iniziativa decise di fare evacuare la zona scongiurando una strage e limitandone i danni. I media lo dipinsero subito come un eroe, ma iniziarono anche a insinuare che Jewell avrebbe potuto essere l’attentatore.

Dopo Sully e The Mule Eastwood prosegue nel narrare la propria versione dell’America. Quella dei fatti di cronaca magari dimenticati o depositati nella memoria delle masse per l’eccesso di informazioni o semplicemente passate in secondo piano a distanza di molti anni.

Questa volta il Texano dagli occhi di ghiaccio si cimenta esclusivamente dietro la macchina da presa, consegnando al monumentale Sam Rockwell il ruolo di un amico avvocato che capisce immediatamente dove il sistema vorrebbe trascinare il caso.

A Kathy Bates il prezioso e diffilce ruolo di madre di un uomo di oltre trent’anni che vive ancora con lei. E al trentatreenne e mastodontico Paul Walter Hauser la parte di un uomo appassionato non di legge ma ‘della legge’ e con l’idea fissa di entrare nel mondo delle forze dell’ordine per poter essere veramente utile alla sua comunità. Talmente certo di questa convinzione al punto di essere così zelante dal trovare uno zaino abbandonato e pieno d’esplosivo e trovare anche la forza di fare evacuare una zona salvando molte vite.
Diventando eroe per un giorno e vittima del sistema il giorno dopo.

Se Chesley Sullenberger era l’uomo che svolse il proprio dovere e venne quasi condannato e Earl Stone era invece l’insospettabile che faceva da corriere per il cartello messicano dei narcos per poter arrivare a fine mese, ebbene Richard Jewell è l’evidente summa dei due. Condannato ancora prima di subire un processo e perseguitato dall’FBI, pur in assenza di prove evidenti. Ma anche l’uomo della porta accanto esattamente come lo era Stone.

Se questi era un colpevole Jewell divenne invece la vittima designata e facile da condannare perché in una società competitiva come quella USA ancora viveva con la madre, credendosi un uomo di legge pur essendo un semplice sorvegliante. Completano il cast Jon Hamm, nella parte di un detective dell’FBI desideroso di trovare un colpevole dove non c’è e Olivia Wilde nel ruolo di una reporter che voleva a tutti i costi uno scoop degno di questo nome. Solito pugno nello stomaco e guanto di velluto per Eastwood, finale conciliante, meno, molto meno, quello del vero Jewell.

 
C'era una volta … a Hollywood PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 30 gennaio 2020

C'era una volta … a Hollywood (Once upon a time in Hollywood) USA 2019 Regia di: Quentin Tarantino  Genere: Drammatico Durata: 130' Cast: Leonardo Di Caprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Emile Hirsch, Margaret Qualley, Tim Olyphant, Julia Butters, Austin Butler, Al Pacino.
Nelle sale dal:
18/09/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 5,5
L'aggettivo ideale: Spento...

Sul finire degli anni ‘50 Rick Dalton è il protagonista di Bounty Law, serie western che pare potergli garantire una carriera di sicurocera_una_volta_a_hollywood.jpg successo. Dieci anni dopo Rick, e la sua controfigura Cliff, vivono a Hollywood nel tentativo di rilanciare una carriera che a causa del calo d’interesse per il western sta precipitando nel dimenticatoio. Proprio per questo Rick vorrebbe avvicinare il regista Roman Polanski, che da poco si è trasferito con la moglie Sharon al 10050 di Cielo Drive, esattamente vicino alla sua villa.

Un tributo alla Città degli Angeli e al mondo del cinema che stava muovendo i primi passi verso un nuovo tipo di eroe. Non più personaggi senza macchia né paura ma controversi e pieni di incertezza.
Fra i primi si poteva di certo annoverare Rick Dalton, un Leonardo Di Caprio che si agita nel sottobosco hollywoodiano a caccia di una fama che non è mai arrivata se non di striscio, e che nel breve volgere di due lustri è passato da essere una possibile promessa al simbolo del villain delle serie tv.
Con lui l’inseparabile amico e stuntman Rick Dalton, Brad Pitt, non una semplice controfigura ma anche un sostegno sul quale poggiare i propri dubbi, frutto di un mestiere pieno di incertezze.

Tarantino al solito confeziona ricostruzioni d’ambiente e personaggi che rasentano la maniacalità, unite a una colonna sonora selezionata con altrettanta certosina pazienza e una dose di ultraviolenza, come la definirebbe il protagonista di Arancia Meccanica, a condire il tutto.

Trascinandoci sul finire dei ’60 e giocando con citazioni cinematografiche e serie tv di secondo piano, in un’eterna dichiarazione d’amore per il cinema che ha saputo formarlo, prima da appassionato e poi da regista adulto e pieno di talento. Gli eroi Tarantiniani questa volta però mancano il bersaglio, e l’undicesima pellicola del regista originario del Tennessee non sarà quindi ricordata fra le sue migliori, nonostante Di Caprio e Pitt riescono a diventare un duo perfettamente in sintonia e degno erede di Vince Vega e Jules Winnfield.

Colpa di una sceneggiatura che purtroppo si spegne e trascina in due ore di party a bordo piscina ai quali partecipano star e starlette a caccia di scritture e gossip. Non bastano le ultime curve per rivalutare quindi una pellicola che nella vicenda finale riguardante la Manson Family vede solamente un appendice in cui narrare la definitiva perdita d’innocenza dei ‘60 e con loro la probabile fine della cultura hippy.

 
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