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Dark Crimes PDF Stampa
Thriller1
Scritto da Alan Smithee   
martedì 04 settembre 2018

Titolo: Dark Crimes
Titolo originale: True Crimes
USA, Polonia 2016 Regia di: Alexandros Avranas Genere: Thriller Durata: 100'
Interpreti: Charlotte Gainsbourg, Jim Carrey, Marton Csokas, Kati Outinen, Vlad Ivanov, Agata Kulesza, Robert Wieckiewicz, Eleni Roussinou
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 06/09/2018
Voto: 6
Recensione di: Alan Smithee
L'aggettivo ideale: Cupo...
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dark_crimes.pngUn poliziotto delle forze polacche, nel tentativo di farsi riabilitare prima del congedo, dopo che uno scaldalo non ben delineatoci nei particolari, lo ha coinvolto in prima persona, cerca di concentrarsi sul caso che gli viene affidato: l'uccisione di un personaggio di spicco, titolare di un locale per incontri sessuali e scambisti chiamato La gabbia.
Tra i principali sospettati, un noto scrittore di romanzi thriller a sfondo sadomaso, intellettuale che non fa mistero, anzi ostenta la sua peculiarità di produrre letteratura da quattro soldi al solo scopo di arricchirsi. Il problema che le circostanze dell'omicidio, corrispondono quasi perfettamente con la storia di una sua opera.
L'incontro con una collaboratrice del posto, aiuterà il nostro turbato poliziotto, in crisi anche nei rapporti familiari, tra una famiglia con cui non riesce più ad avere un dialogo ed una anziana madre morente che gli fa promettere, assai invano, di non lasciarla morire in casa da sola.

Dal regista greco Alexandros Avranas, che aveva positivamente fatto scalpore a Venezia nel 2013 con lo spietato "Miss Violence", aggiudicandosi anche un premio, un film a produzione polacca che segna il ritorno di una star assoluta del cinema made in Usa, Jim Carrey, qui impegnato in uno dei suoi ruoli più seri e drammatici della sua variegata carriera, iniziata con ruoli prettamente comici ed esplosivi.

Un mix insolito per un fim che frulla diverse argomentazioni e tematiche, prima fra tutte il rapporto familiare, epicentro e punto nevralgico, evidentemente, del regista del già accennato e nobn meno torbido di questo Miss Violence.
La sceneggiatura rimane spesso, forse volutamente, evasiva e fumosa; si intravedono problemi di collegamento tra le varie vicende, ed il finale quasi scontato, se non prevedibile, non fa che suffragare l'unica ipotesi che poteva già dai primi minuti intuire lo spettatore.

Tuttavia le scenografie cupe, glaciali, che ben rispecchiano i sentimenti del valido terzetto di attori che compongono il puzzle composto da una figura di donna che lavora nel locale, l'indiziata numero uno, resa bene da Charlotte Gainsbourg, con la quale il poliziotto si lascerà andare in un rabbioso rapporto sessuale tutto impeto e passione incontrollata, e l'altro sospettato, lo scrittore cinico e disarmante interpretato alll'attore neozelandese marton Csokas, aiutano a rendere il thriller un interessante prodotto d'autore che non fa che confermare l'interesse che proviamo per questo autore greco, magari qui più portato a pasticciare che a fornirci un prodotto lineare.
Dark Crimes è un Thriller anticonvenzionale che, nelle sue singole peculiarità, offre almeno alcuni spunti per funzionare.
La prova glaciale, di Jim Carrey, impressionante nella fissità senza rimedio del suo volto di marmo, sconvolto da chissà quale scandalo infamante, riesce a rimanere alla mente nel tempo.

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Boyz n the hood – strade violente PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
sabato 01 settembre 2018

Titolo: Boyz n the hood – strade violente
Titolo originale: Boyz n the hood
USA 1991 Regia di: John Singleton Genere: Drammatico Durata: 105'
Interpreti: Cuba Gooding Jr., Ice Cube, Angela Bassett, Lloyd Avery II, Myia McGhee, Kenneth A.Brown, Nicole Brown, Laurence Fishburne
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 16/02/1992
Voto: 7
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Veritiero...
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boyz_n_the_hood_strade_violente.jpgNel ghetto di South Central, a Los Angeles, abita Tre, un ragazzino di dieci anni che vive con sua madre Reva. A seguito di un litigio scolastico con un professore, Tre viene portato dalla madre a casa dell’ex marito Jason. Da quel momento l’uomo cercherà d’inculcare nel figlio una ferrea disciplina che possa tenerlo lontano dai guai.

Il primo lungometraggio dell’allora ventitreenne John Singleton permise immediatamente al regista originario di South Central L.A. di arrivare a un solo passo dal premio Oscar sia come sceneggiatore sia come regista, possibilità ad oggi ancora curiosamente negata al collega d’ideali Spike Lee.

Come un pugno al centro dello stomaco le vicende del giovane Tre, prima bambino di dieci anni poi diciassettenne con il volto di Cuba Gooding Jr, alle prese con i classici problemi dell’adolescenza, e di un colore di pelle che non lascia teorico scampo a chi lo porta, consentì a Singleton di cominciare a narrare il mondo della Wast Coast e della sua metropoli, attraverso gli occhi delle nuove generazioni e di coloro che per queste vorrebbero un futuro migliore fatto di un lavoro onesto o rappresentato da un college di medio livello frequentato per meriti sportivi.

Una pellicola che nei primi anni ’90 seppe fotografare in maniera cruenta una realtà che poteva intravedersi nella stessa città degli spettatori, ma che oggi, rivista a distanza di oltre vent’anni, strappa un semplice sorriso per la facilità narrativa, capace d’imprigionare i personaggi in dialoghi elementari ed eccessivamente stereotipati frutto di una trama che voleva presentare il dramma sociale dei ghetti come l’insieme di tutti i problemi che affliggevano la minoranza di colore, quali l’abbandono scolastico, l’alcoolismo, le gravidanze indesiderate e la micro criminalità.

Splendido Laurence Fishburn nel ruolo del padre di Tre; il rapper Ice Cube in quello di un suo amico d’infanzia dedito all’alcool e alle sparatorie, e Cuba Gooding Jr. forse troppo velocemente dimenticato dalla Hollywood non necessariamente di colore.

 
Il tuttofare PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
sabato 01 settembre 2018

Titolo: Il tuttofare 
Titolo originale: Il tuttofare
Italia 2018 Regia di: Valerio Attanasio Genere: Commedia Durata: 97'
Interpreti: Sergio Castellitto, Guglielmo Poggi, Elena Sofia Ricci, Clara Alonso, Luca Avagliano, Mimmo Mignemi, Domenico Centamore
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 19/04/2018
Voto: 6
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Buono a metà...
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Il tuttofare  su Facebook

il_tuttofare.jpgSalvatore ‘Toti’ Bellastella è un professore universitario di diritto penale e fra i migliori avvocati di Roma. Antonino Bonocore dopo essersi laureato proprio con il professor Stella ne è diventato non solo il praticante legale ma letteralmente ‘un tuttofare’ che pur di farsi assumere è disposto a qualunque cosa.

Il mondo del ‘precariato legale’ viene raccontato nell’opera prima dell’appena quarantenne Valerio Attanasio, già fra gli autori di Smetto Quando Voglio, un’altra pellicola capace di narrare la dura vita dei laureati d’oggi.
Per l’occasione il regista romano va letteralmente a ripescare nel mondo della commedia all’italiana degli anni ’60 scegliendo un grande e consumato interprete come Castellitto e successivamente travestendolo in un one-man-show degno dei migliori Sordi, Gassman e Tognazzi, ovvero un attore immerso in un ruolo che fa della poliedricità la sua arma vincente e un protagonista in grado di saper recitare sopra le righe con continui cambi di direzione.

All’attore originario di Roma viene poi affiancato il giovane e promettente Guglielmo Poggi e unendo i due Attanasio si riesce a garantire quasi due ore piene di spensieratezza e un sodalizio fatto di colpi di scena e citazioni cinematografiche di grande livello. Antonino Bonocore è infatti il medesimo nome che Totò ‘indossava’ nella commedia La banda degli onesti, così come ai più attenti non può di certo sfuggire come la scena delle scarpe allacciate al volo dagli assistenti del professor Bellastella sia una citazione del Professor Guido Tersilli di Alberto Sordi.

Al di là però delle chiare abilità di Castellitto e Poggi, coadiuvati da una sceneggiatura in grado di tenere sempre alto il ritmo, questo primo film di Attanasio si riduce in una semplice parodia del nostro passato cinematografico, dando l’impressione di sfociare purtroppo in un’occasione sfruttata solo parzialmente.

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The End? L'inferno è fuori PDF Stampa
Horror 1
Scritto da Ciro Andreotti   
sabato 01 settembre 2018

Titolo: The End? L'inferno è fuori 
Titolo originale: The End? L'inferno è fuori
Italia 2017 Regia di: Daniele Misischia Genere: Horror Durata: 100'
Interpreti: Alessandro Roja, Carolina Crescentini, Claudio Camilli, Benedetta Cimatti
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 14/08/2018
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Sagace...
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The End? L'inferno è fuori  su Facebook

the_end__linferno__fuori.jpgClaudio Verona è un uomo d’affari privo di scrupoli che sta cercando di raggiungere in breve tempo il suo studio per un importante incontro di lavoro. Una volta arrivato Claudio rimane bloccato in ascensore mentre all’esterno si scatena un’epidemia che in breve tempo trasforma tutti i presenti in zombie assetati di sangue.

Il trentatreenne Daniele Misischia gira il suo primo lungometraggio con l’appoggio di chi, i fratelli Mannetti, ha visto in lui qualche cosa di più di un appassionato del genere splatter dei ‘70ies, ma bensì un regista con le carte in regola per mischiare pathos e temi horror a piacimento proprio e del pubblico pagante.
Con l’appoggio quasi esclusivo di un solo attore, Alessandro Roja, il quale ha fortemente creduto in quest’opera prima, e con la voce della spaventata Carolina Crescentini nel ruolo di Lorena, la moglie dell’affarista; il film riesce a mantenere incollati gli spettatori alla poltrona fra il desiderio iniziale di lasciarsi alle spalle il traffico asfissiante di una Roma al solito imbottigliata nelle ore di punta, che sta per impedire al protagonista di arrivare a un appuntamento di lavoro assolutamente imperdibile, e il cinismo di un uomo che non riesce a rivolgersi a chi lo circonda senza comandarlo a bacchetta. Il tutto prima di un finale che vedrà lo stesso Verona rivalutare la sua vita, ormai a un passo dalla morte, come una escalation di maltrattamenti ai danni dei suoi amici e collaboratori.

L’ascensore inoltre diventa fra le mani del regista sia fonte di protezione da possibili attacchi dall’esterno, o in alternativa come una cella dalla quale cercare di sfuggire e con il cellulare quale unico modo per comunicare con il mondo, a volte con l’uso dei messaggi altre volte con telefonate pronte per essere interrotte nel più classico dei cliffhanger.

Una trama quindi semplice ma ben sviluppata, dove Roja fa la sua parte spaventata e cinica con una virata caratteriale non troppo improvvisa ma immaginabile a causa degli eventi. Vedremo se Misischia saprà dare seguito a questa sua opera prima magari riuscendo a virare le sue scelte anche in termini di genere.

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Ride PDF Stampa
Azione
Scritto da Gabriele Marelli   
venerdì 31 agosto 2018

Titolo: Ride
Titolo originale: Ride
Italia 2018 Regia di: Jacopo Rondinelli Genere: Azione Durata: 102'
Interpreti: Ludovic Hughes, Lorenzo Richelmy, Simone Labarga, Nathalie Rapti Gomez, Matt Rippy
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 06/09/2018
Voto: 6,5
Recensione di: Gabriele Marelli
L'aggettivo ideale: Adrenalinico....
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Ride su Facebook

ride.jpgRitorno al grande schermo della coppia vincente di Mine, successo internazionale del 2016, diretto dal tandem di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, che questa volta si presentano al pubblico nelle vesti di sceneggiatori, autori e produttori, affidando la regia del nuovo progetto all’esordiente Jacopo Rondinelli, precedentemente attivo nel settore dei videoclip e della pubblicità.

Ride si presenta come una sorta di adrenalinico thriller sportivo, che segue le vicende di Max (Lorenzo Richelmy) e Kyle (Ludovic Hughes) due riders acrobatici, ossessionati dal sogno di sfondare nel mondo del web, immortalando le loro folli acrobazie e passioni.
Entrambi, spinti dalla necessità economica, chi per mantenere la propria famiglia, ormai in crisi, chi per estinguere dei pericolosi debiti di gioco, accetteranno di partecipare ad una misteriosa gara di downhill, filmata live con decine di telecamere, tra Go-Pro e droni, per accaparrarsi il ricco premio finale. Quello che non potevano immaginare tuttavia, è che la competizione, si trasformasse da semplice gara, ad una vera e propria lotta per la sopravvivenza, che porterà al limite le loro capacità fisiche e psicologiche.

Il film è caratterizzato quindi dalla particolarità di esser stato girato interamente con delle action-cam, linguaggio che ben si sposa con la natura della storia, e che viene trasferito tra più generi: dall’action al thriller, dal survival all’horror, passando per adrenaliniche immagini tipiche delle riprese sportive.
L’utilizzo delle Go-Pro si rende inoltre veicolo di una delle tematiche cardine del film, una critica velata alla società moderna, fatta di smartphone, social e live web, dove la segreta organizzazione che gestisce la folle gara a cui partecipano i protagonisti, rappresenta una sorta di “Grande Fratello”, in grado di controllare tutto e tutti.

Il film ha quindi il pregio di rappresentare una novità di genere nel panorama del cinema italiano, proponendo un concept narrativo originale e coraggioso, che ben sa sfruttare le nostrane location, dato che il film è stato interamente girato in Trentino. Pertanto, nonostante qualche sbavatura qua e là nella scrittura, ci troviamo di fronte ad un altro tassello fondamentale del nuovo cinema autoriale italiano, che, dopo interessanti progetti degli ultimi anni, come Mine o Lo Chiamavano Jeeg Robot, si arricchisce ulteriormente con Ride.

Trailer

 
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