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Joker (dvd) PDF Stampa
Drammatico
Scritto da Luca Orsatti   
giovedì 20 febbraio 2020

Titolo: Joker
Titolo originale: Joker
Caratteristiche del dvd in vendita dal 06 Febbraio 2020.

Film
Vincitore del Leone d’oro alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e di due Golden Globe,packshot_-_dvd.png Joker ha conquistato anche la notte degli Oscar con due premi su ben undici candidature.... Todd Phillips, sceneggiatore e regista di commedie più o meno riuscite, per la prima volta si discosta dal genere per scrivere e dirigere un drama ispirato al personaggio dei fumetti DC creato da Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson: il Joker. Il cambio di genere per Todd Phillips si rivela vincente e assieme a Scott Silver scrive il suo miglior film, un opera di taglio classico ma di grande intensità espositiva ed emotiva. Di taglio classico nel trattamento e nella sceneggiatura, nel modo di narrare, nella concentrazione dell’emotività e dell’evoluzione del protagonista ma allo stesso tempo una modernità che verrà concretizzata nella messa in scena. Arthur Fleck trova elementi in comune con Rupert Pupkin di Re per una notte nella voglia di sfondare come comico e con Travis Bickle di Taxi Driver nel suo isolamento dalla società, ma i diversi presupposti portano ad una caratterizzazione ed evoluzione identitaria. Il Joker di Phillips è una intensa storia di dolorosa solitudine, il mutamento di una persona già instabile che trascurato, schernito e tradito si lascia pervadere dal folle senso di vendetta verso la società che lo ha abbandonato. E affrescando la discesa di Fleck verso Joker Phillips porta in evidenza come le azioni disperate di un uomo possano diventare simboli di rivolte per le masse e la maschera del Joker, come quella di V in V per Vendetta, diventa un simbolo, giusto o sbagliato che sia.
I “Pilastri” di questo film sono due: uno è indubbiamente Joaquin Phoenix in una delle sue prove più intense e sentite, fin da subito si vede che l’attore è in parte. Il personaggio del Joker, e di conseguenza anche del suo alter ego Arthur Fleck, è un personaggio complesso e la sua natura può portare facilmente ad un eccesso nella performance (Vedi Leto in Suicide Squad). Phoenix invece porta sì al limite la recitazione ma senza superarlo, dalla quale esce con estrema intensità il dolore dato dalla sua condizione sia mentale che “ambientale”.
L’altro è la colonna sonora di Hildur Guðnadóttir che nella sua composizione esalta il disagio e il dolore di Arthur Fleck e il suo violoncello è penetrante quanto la risata di Phoenix. Phillips dirige consapevole di non un essere un virtuoso ma dirige con eleganza e con un buon senso dell’inquadratura, nel quale si muove bene sui piani.
La sua è di fatto una buona regia al servizio del racconto che si eleva però nel montaggio narrativo e nella buona fotografia di Lawrence Sher. Un storia di dolore raccontata ed interpretata con gran intensità, una film con momenti di pathos e tensione altissimi, ma non per questo esente da difetti, come il finale nel quale nonostante chiuda un intenzione artistica ben precisa perde l’impatto della risoluzione. Un finale più corto dell’effettivo sarebbe stato, a mio avviso, più efficace....

Video
Il film prodotto e distribuito da Warner, viene presentato nel formato cinematografico di 1,85:1 anamorfico.
La confezione presa in esame è una semplice Amaray, bella graficamente ma priva di Artwork interno. Il dvd gode di un quadro video discreto, se pensiamo al tipo di supporto e, grazie ad un Bitrate medio corposo di oltre 6,5 Mbps, le immagini risultano gradevoli, sufficientemente luminose e abbastanza dettagliate. Naturali i colori dai toni caldi. Le riprese con scarsa luminosità risultano leggermente impastate, ma nel complesso riscono a regalarci un quadro video dignitoso. Buoni gli incarnati resi sempre in modo naturale.

Audio
Comparto audio nella norma.Troviamo quattro traccia Dolby Digital 5.1. per l'inglese, italiano, francese e tedesco. Analizzando la pista sonora italiana constatiamo una buona dinamica e una ricchezza di dettagli adeguata al tipo di film. Campo sonoro pulito che ci permette di ascoltare dialoghi chiari per tutta la durata dello spettacolo. Interessanti i discreti effetti di ambienza che si possono percipire nelle varie scene e buona la riproduzione della colonna sonora.

Extra
Comparto extra sufficiente. Troviamo una breve featurette dal titolo "Please Welcome... Joker!" (2,39') focalizzata sulla scena in cui il protagonista fa il suo ingresso nello show di Murry. L'extra va a sottolineare la grande prova di Joaquin Phoenix. Il regista ci spiega la grande capacità interpretativa di Joaquin.

 
Gli uomini d’oro PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 19 febbraio 2020

Gli uomini d’oro (Gli uomini d’oro) Italia 2019 Regia di: Vincenzo Alfieri Genere: Commedia Durata: 107' Cast: Fabio De Luigi, Giampaolo Morelli, Gianmarco Tognazzi, Giuseppe Ragone, Edoardo Leo, Mariela Garriga, Matilde Gioli.
Nelle sale dal:
07/11/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Spedito...

Luigi, impiegato postale originario di Napoli e trapiantato a Torino, appassionato di donne e della bella vita, è a un passo dallagli_uomini_doro.jpg tanto agognata pensione anticipata che gli consentirà di recarsi a vivere definitivamente in Costa Rica. Quando la riforma Dini vanificherà i suoi sogni, Luigi inizierà a progettare un colpo al furgone porta valori che guida abitualmente. Per portare a termine il suo piano Luigi domanda aiuto al suo amico Luciano, ex postino in pensione. Ad Alvise, un collega con famiglia a carico, e a Lupo, ex pugile che lavora come esattore per il sarto d’alta moda Boutique, stilista di giorno e usuraio di notte.

Da un fatto di cronaca degno di un thriller di Jeffery Deaver, ma realmente accaduto a metà dei ’90 nella italianissima Torino, Vincenzo Alfieri, idolo delle web series, attore, regista e sceneggiatore tutto fare del mondo della celluloide, ricava una perla di rara brillantezza offrendo al pubblico un manipolo di attori solitamente comici prestati per quest’ occasione al mondo del thriller.
Riuscendo a colpire con efficacia il bersaglio della tensione palpabile sin dalle prime battute e fino ad ottenere una meritata candidatura al premio Caligari del Festival di Berlino 2019.
Confezionando una storia suddivisa in tre capitoli, esattamente come i tre protagonisti della narrazione, che s’intersecano fra loro come già avevano saputo fare John Houston e Stanley Kubrick nei loro Giungla d’asfalto e Rapina a mano armata, capostipiti degli heist movie costruiti seguendo il processo dell’analessi che obbliga il pubblico a ricavarne un quadro d’insieme solo a visione ultimata.

Tutti si muovono in una Torino plumbea seguendo un copione fatto di progettazione del colpo intercalata a tensioni personali e progetti che verranno realizzati, forse e solamente a rapina ultimata.

Fra i protagonisti si staglia con decisione un Fabio De Luigi che abbandona ancora di più degli altri la sua maschera da buontempone indossando i panni di un impiegato delle poste con famiglia a carico e altrettanto carico di tensione a causa di una precaria condizione di salute.
Una pellicola che non scorre veloce a causa dei continuo riavvolgersi della trama ma che inchioda alla poltrona lo spettatore fino alle ultime curve di un colpo del quale non ci si dimentica tanto facilmente.
Se vi è piaciuto vi consigliamo anche la visione di Qui non è il paradiso, firmato ad inizio anni 2000 da Gianluca Tavarelli e basato sui medesimi fatti di cronaca rigorosamente nera.

 
Figli PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
martedì 18 febbraio 2020

Figli (Figli) Italia 2019 Regia di: Giuseppe Bonito Genere: Commedia Durata: 97' Cast: Valerio Mastandrea, Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Gianfelice Imparato, Andrea Sartoretti, Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggeri, Paolo Calabresi.
Nelle sale dal:
23/01/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Convincente...

Nicola e Sara sono una coppia di genitori che vive a Roma con la figlia di sei anni e con una vita che trascorre senza particolarifigli.jpg intoppi. Quando Sara rimane inaspettatamente in cinta quella che era una normale esistenza a tre viene sconvolta dall’arrivo di Pietro.

“Il figlio”, purtroppo l’ultimo, partorito dalla mente geniale di Mattia Torre, scomparso lo scorso luglio a soli 47 anni, avrebbe dovuto coincidere con la sua terza regia cinematografica ma ciò nonostante la pellicola portata a termine da Giuseppe Bonito, scelto dallo stesso Torre quando ormai le forze lo stavano abbandonando, riesce a trasudare completamente della follia e della comicità di un uomo scomparso troppo presto.
Genitore, esattamente come i due protagonisti e anche lui impegnato a saltare nell’iperuranio di una seconda paternità, fra riti da replicare e primogenite da convincere che l’arrivo del fratello più piccolo non negherà loro il diritto di avere una vita felice, tra nuovi interrogativi sul senso di quello che ti sta nuovamente accadendo e il desiderio di fuga rappresentata da una finestra perennemente spalancata e pronta per essere attraversata per giungere alla tanto agognata libertà.

Mastandrea e la Cortellesi, già coppia nella vita reale in un remoto passato, arrivano sul grande schermo alla loro prima prova assieme portando le rispettive esperienze di genitori disincantati e ritrovandosi prima di tutto nella descrizione della coppia improvvisamente destabilizzata, perché va precisato che la pellicola di Bonito, alla quale hanno contribuito numerosi amici e colleghi di Mattia Torre, è principalmente un excursus a episodi, tutti sempre ai margini del surreale, su come una normale coppia possa arrivare a un passo, uno solo, dall’esplodere salvo ritrovarsi sulle ultime impervie curve di vite altrettanto normali esattamente come quelle di coloro che al cinema vanno ad assistervi, riconoscendosi in ogni sua sfumatura.

Menzione particolare per Stefano Fresi nel ruolo di un genitore molestato dai figli, Paolo Calabresi per un cameo con tanto di pasticca di cianuro a disposizione, vedere per credere. Da recuperare se non lo avete ancora visto, da recuperare tutto il lavoro di Mattia Torre, che in futuro è già stato deciso da chi gli era vicino, sarà riproposto e recuperato, per non disperderne il lascito prezioso.

 
Criminali come noi PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Cristiano Salmaso   
venerdì 14 febbraio 2020

Criminali come noi (La odisea de los giles) Argentina, Spagna 2019 Regia di: Sebastián Borensztein  Genere: Commedia Durata: 116' Cast: Ricardo Darín, Luis Brandoni, Chino Darín, Verónica Llinás, Daniel Aráoz., Carlos Belloso, Marco Antonio Caponi, Rita Cortese, Andrés Parra, Alejandro Gigena, Guillermo Jacubowicz, Luciano Cazaux, Ailín Zaninovich, José María Marcos.
Nelle sale dal:
20/02/2020
Recensione di: Cristiano Salmaso Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Delicato...

Alsina, provincia di Buenos Aires, 2001: mentre una devastante crisi economica sta per mettere in ginocchio l'Argentina, un gruppocriminali_come_noi.jpg di sconclusionati risparmiatori decide di unirsi per fondare una cooperativa: l'idea è rilanciare una vecchia impresa agricola raccimolando la somma necessaria all'acquisto dei silos.

Fermin e sua moglie Lidia, convinti gli abitanti del paese a partecipare, versano tutto su un unico conto; la mattina dopo però, di quei soldi non c'è più traccia: un avvocato senza scrupoli, approfittando della situazione, ha svuotato le casse della banca e nascosto il denaro dentro una cassaforte sepolta in un terreno agricolo. La malasorte comune unirà lo sgangherato gruppo che, fra mille peripezie, proverà e recuperare il bottino protetto da un impenetrabile sistema di allarme.

Sarà proprio Firmin (Ricardo Darìn), tormentato dai sensi di colpa e dal dolore per la perdita della moglie in un incidente, a trovare la soluzione per portare a termine il colpo: l'idea gli verrà riguardando una vecchia pellicola di William Wiler, Come rubare un milione e vivere felici.

Storia basata su un romanzo, a sua volta ispirato dalle traversie economiche vissute dal paese, La odisea de los giles è un film drammatico rovesciato presto e definitivamente in commedia; una specie di road movie a km zero, un viaggio avanti e indietro che diventa una fuga da una realtà insostenibile e un sogno che si realizza.

Ironizzando sui disastri personali e del paese, i personaggi stralunati e pasticcioni del film chiamano spesso alla risata: le uscite di Antonio su Bakunin e il peronismo, il pescatore con la dinamite, la coppia di amici tonti che sogna un telefono cellulare (è proprio con il termine tonti che Firmin identifica se stesso e i criminali come lui).
Sebastian Borensztein, regista già noto, alle platee internazionali (“Cosa piove dal cielo”, 2011), muovendo dalla drammatica crisi vissuta dall'Argentina, dirige una favola sulla vittoria dei buoni sentimenti che, seppur con qualche concessione di troppo alla caricatura del cattivo e all'ovvio happy end, diverte e risulta particolarmente familiare e vicina al nostro (miglior) cinema.

 
Il diritto di opporsi PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 12 febbraio 2020

Il diritto di opporsi (Just Mercy) USA 2019 Regia di: Destin Daniel Cretton  Genere: Drammatico Durata: 136' Cast: Michael B. Jordan, Jamie Foxx, Brie Larson, Tim Balke Nelson, Rafe Spall, O’Shea Jackson Jr., Rob Morgan.
Nelle sale dal:
30/01/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Secco...

Walter McMillian, un boscaiolo di Monroeville, in Alabama, viene arrestato con l’accusa di aver assassinato una diciottenneil_diritto_di_opporsi.jpg all’interno di una lavanderia. A difenderlo, dopo che i primi processi lo avevano spinto nel braccio della morte, se ne occupa un giovane avvocato idealista proveniente da Harvard.

Scoprire che in una società elitaria e soprattutto in alcune sue aree, la giustizia funzioni a strappi e sussulti, colpendo in molte occasioni prima di tutto il colore della pelle dell’imputato non è certo una novità.
Scoprirlo attraverso le scelte di vita di un giovane avvocato con le fattezze di Michael B. Jordan, amante della giustizia e idealista quanto basta per arrivare ad un’assoluzione per buona parte dei propri clienti, tutti assistiti rigorosamente pro-bono, prova come il sistema contenga falle evidenti.

Alla sua quarta pellicola, ma al suo primo blockbuster, Destin Cretton firma una sceneggiatura a quattro mani assieme Andrew Lanham, riuscendo ad rielaborare l’omonimo romanzo dell’avvocato Stevenson, riguardante il caso McMillen e l’impatto che per lui ebbe l’essere arrivato dal nord in uno degli stati più rurali e pieno di preconcetti di tutta la nazione.

Il percorso di Stevenson nella comunità di Monroe fu difatti costellato di avvertimenti, minacce, di sguardi torvi dei locali contro la sua persona portandolo a radicalizzarsi ancora di più della correttezza delle sue idee. Jordan e Foxx lavorano spalla a spalla in un crescendo di evidente pathos, riuscendo a confezionare un legal-drama pieno di energia con un evidente messaggio anti pena capitale.
Al tempo stesso i due non riescono però ad aggiungere nulla di nuovo a una convinzione diffusa e ampiamente discussa nel corso di molti altri film del medesimo genere, a iniziare da Il buio oltre la siepe, più volte citato nel corso della pellicola a causa della location nel quale si svolse il romanzo di Harper Lee, sino ad arrivare a Mississippi Burning di Alan Parker.
Alla fine è proprio questo il limite di una pellicola dal valore civile prezioso e potente e che non lascia di certo indifferenti gli spettatori, ma che rischia di smarrirsi nel mezzo di prodotti dal messaggio molto simile.

 
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