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Star Wars: L'ascesa di Skywalker PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 27 dicembre 2019

Star Wars: L'ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker) USA 2019 Regia di: J.J. Abrams Genere: Fantascienza Durata: 141' Cast: Mark Hammill, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Carrie Fisher, Harrison Ford, Billy Dee Williams, John Boyega, Anthony Daniels.
Nelle sale dal:
18/12/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Punto Esclamativo...

Rey, Poe, Finn, C-3PO, Chewbecca e R2D2 si mettono a caccia della copia della mappa prisma che gli consentirà di scoprire dovestar_wars_-_lascesa_di_skywalker.jpg sia diretto Kylo Ren, nuovo leader supremo del Primo Ordine. Nel frattempo Rey sta completando il suo allenamento come cavaliere Jedi aiutata dal generale delle forze ribelli Leia Organa.

A oltre quarant’anni dall’inizio della saga fantascientifica ideata da George Lucas, prodromo per i Blockbuster dai settanta in poi, il regista J. J. Abrams pone fine alla terza trilogia dopo aver introdotto una nuova eroina, impersonata dalla ventisettenne Daisy Ridley, a incarnare il nuovo spirito Jedi e femminista a guardia di quella galassia lontana lontana solcata dalla musica di John Williams che fin dagli anni settanta ci ha offerto lo sguardo su un mondo in bilico fra la fantascienza e il fantasy in una continua serie di richiami alla storia e alla geopolitica.

Una galassia popolata anche questa volta da numerosi ritorni eccellenti provenienti da un passato remoto, difficile non riflettere sull’ultima prova di Carrie Fisher che scomparve alla fine delle riprese e sullo sguardo di Mark Hammill che ancora una volta indossa il mantello Jedi per dispensare consigli alla sua allieva Rey, esattamente come il suo mentore Obi – Wan fece oltre trent’anni or sono con lui.

Indiscusso merito di Abrams l’aver generato una serie che chiude i punti in sospeso risultando perfettamente circolare rispetto alle premesse stese fin dal settimo episodio (Star Wars: Il risveglio della Forza nda) portato sul grande schermo quattro anni or sono e chiosato a partire da metà dicembre in oltre due ore di combattimenti e rivelazioni che riportano alla radice della saga capostipite, ovvero puoi tentare di scappare al tuo destino ma alla fine nulla sfugge a quello che sei veramente.

La sceneggiatura del regista newyorkese fila veloce verso un finale che strizza l’occhio sia allo spirito della prima trilogia ma anche a possibili nuovi episodi, basti pensare che una nuova trilogia pare già abbozzata e sul conto della quale la Disney sta mantenendo al solito il più grande riserbo, oltre a due nuove serie tv pronte per scaldare i cuori di chi desidera rimanere legato indissolubilmente a caccia imperiali e cavalieri Jedi.
Finisce un’era e una saga si chiude, oggettivamente nel migliore dei modi pensabili, non escludiamo se ne possa aprire una nuova cresciuta su premesse altrettanto solide.

 
Panama Papers PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Chicco D'Aquino   
giovedì 26 dicembre 2019

Panama Papers (The Laundromat) USA 2019 Regia di: Steven Soderbergh Genere: Drammatico Durata: 95' Cast: Meryl Streep, Gary Oldman, Melissa Rauch, Jeffrey Wright, Alex Pettyfer.
Nelle sale dal: Netflix

Recensione di: Chicco D'Aquino Voto: 7
L'aggettivo ideale: Politicamente corretto...

Presentato all'ultima edizione del Festival di Venezia e subito girato su una delle piattaforme online più gettonate, Panamapanama_papers_1.jpg papers racconta di una comune cittadina americana (qui interpretata dalla straordinaria Meryl Streep) che si trova a far fronte ad un'inatteso e funesto evento in famiglia. Tenta di contattare la compagnia di assicurazione che avrebbe dovuto provvedere al risarcimento ma ben presto si accorge di aver di fronte un muro di gomma, silenzi, omertà.

E' il pretesto narrativo per disvelare la storia della Mossack Fonseca, studio legale panamense che curava fino al 2016 gli affari di svariati umanoidi d’alto bordo provenienti da tutte le parti del mondo, umanoidi che tramite MF fondavano società fittizie in regime di off-shore con particolari e vantaggiosissimi sgravi fiscali (la tanto decantata elusione fiscale che non è altro che evasione ben congegnata) risorse sottratte ai legittimi paesi.

Paesi che, sotto la stretta del debito,causato anche dal mancato introito di tasse legittime, hanno spesso dovuto rivedere al ribasso il loro Welfare, peggiorando la qualità della vita di milioni di cittadini e gettando nella miseria più assoluta il sempiterno terzo mondo.
Di tutto ciò il film fa menzione attraverso la surreale e didascalica presenza degli stessi Fonseca e Mossack rispettivamente agiti da Antonio Banderas e Gary Oldman, insuperabili nella loro toccante disumanità e nell'assoluta mancanza di etica, cinici in un mondo avido. In scena entrano altre storie, terribili, tutte contrassegnate da una cornice di rispettabilità farlocca, ma intrise di corruzione, malaffare, crimine.

Messaggio politico dirompente, film di denuncia e di critica sociale (ricordiamo che è tratto da Secrecy World:inside the Panama papers,illicit money,network and the global elite del giornalista finanziario Jake Bernstein) Panama papers è un raro esempio di cinema che un tempo fu militante e che ora approda sulla rete, sebbene sia circolato nelle sale statunitensi qualche settimana prima. Tranne che a Venezia in Italia non ha mai visto la luce nelle sale ed è un vero peccato. La scelta di riservare a un pubblico frammentato come quello casalingo è discutibile, sia per lo scarso impatto collettivo e sia per la riduttività dello scenario estetico che non sempre valorizza opere meritorie.

Al cinema l'impatto è sicuramente più coinvolgente, la soggettività dello spettatore si acutizza, ricevendo impulsi che coinvolgono, al di là dell'aspetto visivo anche e soprattutto la sfera cognitiva e morale. Inoltre c'è l'incontro, seppur fuggevole con l'altro, fatto di ipotetiche piccole insidie ma anche di altrettante piacevolezze. Vi è almeno un'abbozzo di sperimentazione sociale, di frequentazione dello sconosciuto, un' apertura al mondo.
A casa nel già noto, vi è dispersività dell'attenzione, il rapporto con la visione è mutuato dalla dimensionalità ristretta del contesto e come giganti sfoderiamo un senso di onnipotenza che sfida la magia del grande schermo. Il rischio è la fruizione inconsapevole di un'opera al pari di una buona merce confezionata. E come in ogni merce ben preparata è l'apparenza a dominare, svuotando di senso il contenuto della merce stessa. Una bella mela rossa, lucida, coltivata coi pesticidi.

 
I più grandi di tutti PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 20 dicembre 2019

I più grandi di tutti (I più grandi di tutti) USA 2011 Regia di: Carlo Virzì Genere: Commedia Durata: 100' Cast: Claudia Pandolfi, Alessandro Roja, Marco Cocci, Frankie Hi Nrg, Corrado Fortuna, Catherine Spaak, Claudia Potenza, Niccolò Belloni, Francesco Villa.
Nelle sale dal:
04/04/2012
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Agrodolce...

A metà degli anni novanta il gruppo rock dei Pluto era a un passo dallo sfondare, ma dissidi interni mai sopiti ne minaronoi_pi_grandi_di_tutti.jpg irrimediabilmente l’unità, portandoli allo scioglimento dopo una breve stagione di successi. A oltre quindici anni dall’ultimo concerto l’ex - batterista Loris Vanni riceve un messaggio email di un giornalista che desidera girare un documentario dedicato ai Pluto. Loris si mette immediatamente alla ricerca dei suoi ex colleghi. Film firmato dal fratello minore di Paolo Virzì, appassionato di musica e autore della scena rock Livornese, e che prende spunto dalle commedie a sfondo musicale, difficile non notare delle similitudini con the Blues Brothers, ricordo di una generazione che si è sballata ma che con il passare degli anni ha deciso di mettere chi la testa a posto, Sabrina e a suo modo Loris, e chi di smetterla di rincorrere un sogno difficile da realizzare, come Maurilio e Rino.

La strada percorsa da Loris, ex batterista disoccupato e con figlio a carico con il quale ha instaurato un rapporto più amicale che da genitore responsabile, va ben oltre un’intervista con un giornalista paraplegico e facoltoso che ai Pluto ha dedicato gambe e vita. Per gli altri membri della rock band più sgangherata di tutta la toscana e della scena underground, Virzì sceglie un vocalist con le fattezze di Marco Cocci, lanciato in passato dal fratello del regista, ma noto anche per essere egli stesso protagonista della scena underground.

Una bassista con le sembianze di Claudia Pandolfi che ha deciso di ricrearsi una vita rispettabile con un nuovo compagno, Francesco Villa del duo comico Ale e Franz, e per finire un chitarrista, Dario ‘K’ Cappanera, impegnato da sempre nel mondo metal, che ha abdicato alla sua bravura per entrare sommessamente in fabbrica. Fra finte interviste e interventi di vere rock star che impersonano loro stesse. Ricordi che fanno riaffiorare iniziali ruggini e una sala prove che denuncia come il tempo possa passare anche per ‘i più grandi di tutti’, come affermato dal giornalista Ludovico Reviglio, impersonato da Corrado Fortuna.

A film ultimato, lanciato anche da un EP composto da cinque pezzi punk rock firmati ed eseguiti dallo stesso Virzì, il risultato che si ammira è una commedia on the road dal finale agrodolce incentrata sul senso della vita e su come questa possa cambiarti con il passare del tempo. Su come i tuoi sogni di ventenne spesso non collimino con quello che ti attende in età adulta e su come certe amicizie possano segnarti irrimediabilmente non passando mai del tutto inosservate.

 
The irishman PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 12 dicembre 2019

The irishman (The irishman) USA 2019 Regia di: Martin Scrosese Genere: Drammatico Durata: 209' Cast: Joe Pesci, Robert De Niro, Al Pacino, Bobby Cannavale, Harvey Keitel, Ray Romano, Stephen Graham, Jesse Plemons.
Nelle sale dal:
04/11/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6
L'aggettivo ideale: Routine...

Tra le mani di Martin Scorsese l’esistenza di un anziano malavitoso ridotto su una sedia a rotelle a trascorrere i suoi ultimi anni inthe-irishman-netflix.jpg una casa di cura, diventa storia di una generazione cresciuta tra i sibili dei proiettili della seconda guerra mondiale ma anche pronta a rimboccarsi le maniche a conflitto ultimato. Frank Sheeran, guardaspalle di Jimmy Hoffa, Líder Máximo del sindacato autotrasportatori e suo amico fraterno, diviene fonte d’ispirazione per narrare l’ennesima storia di un’Altra America, una nazione piena di contraddizioni e di slanci di apparente generosità come quella che contraddistingue Russ Bufalino, boss mafioso amico dello stesso Frank, originario della provincia di Catania e assurto a protettore di coloro che a lui si rivolgevano sapendo di trovare quelle risposte che la giustizia non gli poteva fornire.

Un acceleratore burocratico da pagare a caro prezzo, un uomo dal quale prendere le distanze e al tempo stesso da cercare di farsi amico.
La vita e le parole dell’Irlandese del titolo, soprannome dello stesso Sheeran, sono usate in soggettiva esattamente come quelle che a suo tempo impiegò Ray Liotta per descrivere cosa significasse essere un ‘bravo ragazzo’ nella metà dei ‘50 e di lì a seguire.

La pellicola di Scorsese aggiunge la solita costruzione di ambiente e di dialoghi ai limiti della perfezione. De Niro e Pacino, coadiuvati da Joe Pesci, riesumato per l’occasione, e nei rispettivi ruoli di Sheeran, Hoffa e Bufalino sciorinano le solite prove che non aggiungono però nulla a quanto di eccezionale avevano già in passato saputo mostrarci. Altrettanto preziosa e rara la colonna sonora composta da molte hit e pezzi minori provenienti dagli ultimi 50 anni di musica d’oltreoceano.
Scorsese dirige con la solita maestria affondando le mani in una sostanza che ben conosce ma senza i medesimi lampi di genio che in passato lo avevano portato a creare indimenticati capolavori all’ombra del crimine.

 
The report PDF Stampa
Thriller1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 12 dicembre 2019

The report (The report) USA 2019 Regia di: Scott Z. Burns Genere: Thriller Durata: 118' Cast:Adam Driver, Micheal C. Hall, Annette Bening, Corey Stall, Matthew Rhys, Jon Ham, Maura Tierney .
Nelle sale dal:
18/11/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Attuale...

Daniel Jones, un giovane diplomatico alle dipendenze della CIA, inizia a redigere un rapporto riguardante le modalitàthe_report.jpg d’interrogatorio dei prigionieri a seguito dell’attentato dell’11 settembre. Il rapporto non viene però apprezzato dalle alte sfere del governo che cercheranno di fare di tutto per insabbiarne la pubblicazione.

The Torture Report, titolo originale della pellicola diretta da Scott Z. Burns la dice lunga sul contenuto di quest’ultima e sul nuovo caso che il regista e co – sceneggiatore di Panama Papers, ha voluto scoperchiare.
Ancora una volta Burns desidera trattare uno dei casi che in passato hanno gettato discredito sul ruolo che spesso gli States si trovano a ricoprire nello scacchiere geopolitico mondiale, mascherando la denuncia che trasuda da ogni particella della film che ha in Adam Driver il protagonista assoluto, in un ruolo che lo ancora saldamente a terra gettandolo definitivamente nell’empireo dei migliori talenti in circolazione e non più solamente come una valida promessa in rampa di lancio.

Driver impersona il ruolo di un all american boy idealista e volenteroso, che al secondo giorno di college ha per sua stessa ammissione cambiato il corso dei propri studi perché due aerei dirottati si schiantarono contro le twin towers.
La presa di coscienza è però inevitabilmente dietro l’angolo e se nel caso di Snowden di Oliver Stone, era il richiamo al desiderio di privacy quello che muoveva l’ingegnere informatico impersonato da Joeseph Gordon – Levitt, questa volta è il desiderio di gettare in pasto al mondo intero le torture mascherate da interrogatori che la CIA, molto prima di Abu Ghraib, perpetrò ai danni di prigionieri non necessariamente colpevoli.

Per tutto il corso di una pellicola di denuncia dotata di una sceneggiatura complessa ed essenziale, Daniel si troverà sempre a domandarsi se sia corretto quello che sta facendo, sempre a un passo dall’insabbiamento, sempre braccato e con lo spettro, proprio come nel caso di Ed Snowden, di essere tacciato di alto tradimento.
Un cast stellare, la cui peculiarità è l’essere composto per buona parte da attori di serie televisive, a dimostrazione che ormai queste non sono certo le parenti povere del grande schermo, aggiungono a una pellicola che pare direttamente uscita dai ‘70ies un tocco di attualità che non guasta minimamente.

 
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