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1994 PDF Stampa E-mail
Scritto da Chicco D'Aquino   
giovedì 05 marzo 2020

1994, Ita 2019

Capitolo finale della saga dedicata agli anni berlusconiani dove i nostri anti-eroi(ma non quelli negativi di brechtiana memoria!) sono ancora alle prese con dilemmi, problematiche, logiche di potere patologiche, distanti dal paese reale.
Dove però la spaccatura tra opposti schieramenti fu devastante per il paese-sistema. Concentrato sui due co-protagonisti, Sivio Berlusconi e Leonardo Notte, la serie è alle prese con l'avvenuta presa del potere del palazzo d' “inferno”, con le pedine aziendali ligie e compìte nell'esecuzione di compiti da altri decisi.

1994.jpeg

E' un assetto, quello che si delinea, para-democratico, verticistico, iperclientelare (e non è una novità) dove, stante la debolezza strutturale di una sinistra divisa e litigiosa, si assiste al punto di caduta più basso delle istituzioni repubblicane nate dalla Resistenza.
E' una debacle vorticosa ma scintillantemente mediatico-politica, preda di yes man e soubrette laureate, individui azzimati e darwinianamente orientati a massimizzare vantaggi in chiave personalistica e utrautilitarista. Mentre il gran capo continua a prodursi e riprodursi in loop istrionici e narcisismi mussoliniani,con buona pace del suo professato -smentito dai fatti- liberalismo,la realtà quotidiana mostra la faccia feroce di una sopravvenuta(ma non definitiva) polarizzazione tra classi sociali, tra vecchie e nuove discriminazioni, disuguaglianze,corse scomposte al carro del vincitore.
Lo staff di 1994 interpreta alla lettera lo spirito di quei tempi e al di là di qualche inevitabile macchiettismo, sottoprodotto del marchio di fabbrica di Arcore ben più teatrale e virulento nella sua concreta espressione della fiction prodotta.

La recitazione, spesso difficile quando si tratta di biografie, qui è misurata e sapientemente dosata in tutti gli attori; Stefano Accorsi si cala perfettamente nel prototipo dell'ex settantasettino ora paladino prezzolato di una farlocca rivoluzione liberale, Paolo Pierobon (Berlusconi) riesce a mantenere entro limiti decenti la straripante volgarità del vero presidente e ne esce con estrema professionalità, Guido Caprino(Pietro Bosco) si calza addosso il modello del leghista nascente con assoluta naturalità e Myram Leone(Veronica Castello), legata a lui da un rapporto tormentato, sempre brava a rendere l'idea del mercimonio generalizzato in cui era scaduta la politica ai tempi degli animal spirits. Aggiungiamo la determinatezza recitativa di Laura Chiatti, ex di Notte e il quadro è completo. Lo consigliamo caldamente a chi non ha passato una giornata difficile ed è in vena di ripercorrere (come in un brutto sogno) alcuni momenti di quel periodo burrascoso e grottesco.

Chicco D'Aquino

 
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