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A history of violence
USA: 2005. Regia di: David Cronenberg Genere: Thriller Durata: 90'
Interpreti: Sharon Stone, David Morrissey, Charlotte Rampling, David Thewlis, Hugh Dancy, Anne Caillon
Recensione di: Luca Orsatti
Om Stall (Viggo Mortensen) vive tranquillo e felice con la moglie avvocato (Maria Bello) e i loro due bambini nella piccola città di Millbrook, Indiana, ma la loro idilliaca esistenza va in pezzi quando una notte Tom sventa una rapina nel suo ristorante. Quando si accorge del pericolo, entra in azione e salva i suoi clienti e amici uccidendo i due criminali per difesa. La vita di Tom cambia dopo quella notte, tutti lo considerano un eroe, e il circo dei media lo spinge sotto i riflettori. "A history of violance" è prima di tutto una storia piena di violenza, ma non solo, poiché in realtà è anche il racconto dell’infinito confronto tra l’uomo ed il proprio passato e volendo anche di più. Alla regia c’è il celebre regista del "La mosca" David Cronenberg, che con questa opera fa un’interessante operazione, avvicinando il suo particolare cinema al grande pubblico e contemporaneamente avvicinando quest’ultimo al cinema più autoriale. La storia è narrata con assoluta linearità e senza particolari artifici, il regista difatti sembra soprattutto concentrarsi sul racconto e sui personaggi che lo animano. Ciò permette ad un intreccio non così originale e ricco di particolari sorprese, di proporre uno spettacolo teso e avvincente che pone diversi difficili interrogativi. Può un uomo dal passato oscuro liberarsi completamente dei propri scheletri nell’armadio? E può, in una sorta di percorso di redenzione, eliminare definitivamente la parte "malata" del suo essere? La pellicola sembra indicarci più volte di no, le radici non si cancellano. Volendo nel protagonista, interpretato da Viggo Mortensen, possiamo addirittura metaforicamente vedere l’america odierna, nazione dal passato violento che nelle situazioni pericolose ritorna ad essere quello che era. Nel film naturalmente, come già detto, c’è molta violenza, sia quella psicologica che quella fisica fatta di atroci uccisioni, quest’ultima in particolare è concentrata solo in alcune sequenze, delle vere e proprie esplosioni di ferocia che destabilizzano sia il racconto che gli spettatori. Per finire una opera più che apprezzabile dove Cronenberg, in un apparente semplice thriller, riesce a far meditare, cosa che non può essere che di giovamento per chi guarda.
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