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Cappuccetto Rosso Sangue
Titolo originale: Red Riding Hood
USA: 2011. Regia di: Catherine Hardwicke
Genere: Thriller
Durata: 99'
Interpreti: Amanda Seyfried, Gary Oldman, Billy Burke, Shiloh Fernandez, Max Irons, Virginia Madsen, Lukas Haas, Julie Christie, Michael Shanks, Michael Hogan, Matt Ward, Lauro Chartrand, Cole Heppell, Kacey Rohl, Carmen Lavigne, Dalila Bela, Alexandria Maillot, Joel Graves, Jordan Becker, Jana Berengel, Megan Charpentier, Bella King, Paul Wu, Dj Greenburg, Christine Willes, Cainan Wiebe, Darren Shahlavi, Adrian Holmes, Jen Halley
Sito web ufficiale: www.redridinghood.warnerbros.com
Sito web italiano:
Nelle sale
dal: 22/04/2011
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Finto
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Senza la saga di “Twilight”,l’industria dello spettacolo sarebbe stato privato di una sostanziale porzione di nutrimento per quella fascia di audience di spinta che oggi regge il cinema di largo consumo in un matrimonio celebrato fra indigenza creativa e utilizzo a perdere.
La regista del primo episodio della serie,Catherine Hardwicke e la sceneggiatrice Melissa Rosenberg hanno centrato il bersaglio soddisfacendo i palati più facili con un prodotto messo sui banconi del mercato più giusto,azzeccando tempi e luoghi e soprattutto psicologia di massa.
In una evidente contraddizione in termini,si assiste allo spettacolo di un cinema che si bea di una scalcagnata marcia di retrocessione qualitativa a beneficio dell’interessenza monetaria che le va dietro in misura inversamente proporzionale al guizzo creativo e allo spessore di temi dall’identità sempre più in crisi. Quindi dove il ricorso ai comic books esondano da un bacino d’utenza affollato alla paranoia e fatalmente in via di esaurimento,l’immaginazione barcolla incerta alla ricerca di nuove sorgenti da dove attingere l’acqua per dare vita ai sogni. E’ così che forse le fiabe nate da una tradizione antica quanto l’immaginario popolare entrano nelle sale dei cinema alla ricerca del proprio pubblico.
La Hardwicke dirige una sceneggiatura di David Johnson e dà la forma a “Cappuccetto rosso sangue” (sia reso omaggio ai titolatori che traducono così l’originale “Red Riding Hood”),fantasy – prodotto da Di Caprio – che sintetizza con grande serietà tutti gli elementi di “Twilight”,”L’uomo lupo”,”La storia infinita”,qualsiasi franchise sessuale dell’età adolescenziale e naturalmente la favola originale,qui chiamata a rappresentanza del solo titolo della pellicola.
Versione a sé stante della storia originale,”Cappuccetto” soffre dei sintomi di una stanca artificiosità e della totale assenza di senso artistico,limitandosi al gonfiore di un respiro ambizioso fitto di simbolismi vuoti e inespressivi.
Nella geografia non precisata di un’Europa del XV secolo,in un villaggio fra i boschi,la giovane Valerie (Amanda Seyfried) ama da sempre il suo Peter (Shiloh Fernandez),con il quale è cresciuta ma che non potrà sposare perché promessa a Henry (Max Irons),figlio del potente Adrian Lazar (Michael Shanks).
Il villaggio vive nel terrore di un lupo mannaro cui la popolazione offre un sacrificio mensile per risparmiare le persone,ma una sera la sorella di Valerie viene trovata morta.
Gli abitanti del villaggio,dopo una deludente caccia al mostro,decidono di chiamare Padre Solomon (Gary Oldman),famoso cacciatore di lupi mannari,che sa perfettamente che gli animali,nelle fasi lunari che si alternano alla luna piena,si ritrasformano in esseri umani e che quindi il mostro è uno degli abitanti del paese.
Valerie,dal canto suo,scopre di poter comprendere le parole del lupo,dal quale viene inseguita fino alla terra consacrata della Chiesa e nutre forti sospetti sia su Henry che su Peter.
L’idea di adattare una storia per bambini ad una fiaba oscura esaurisce i suoi buoni propositi in una farneticante debacle narrativa di esile consistenza e delirante ampollosità.
Segnata qua e là da malinconiche occhiate alla storia originale,solo pretestuali per portare la pellicola ai titoli di coda,il film si dipana in una squallida apologia ai temi adolescenziali dell’erotismo giovanile,all’horror di bocca buona e nella faciloneria di un fantasy provvisorio senza agganci al gusto dei contenuti popolari.
La fotografia è accorta ma di ingenua scontatezza,l’ambientazione,nel connubio fra bosco e villaggio letti nei rispettivi significati di pericolo e sicurezza,è prevedibile e banale,l’atmosfera,dipinta nei colori saturi di un evo da operetta,è artificiosa e pilotata da una narrazione intubata in un respiro macchinoso ed indotto.
“Cappuccetto rosso sangue” è un film che manca di genuinità e patisce di un senso di autocompiacimento artefatto e barocco restando vittima di un’ampollosità che toglie il fiato al sogno e al pathos di una fiaba antica di cui qui resta ben poco di sincero.
Oldman offre forse la più imbarazzante performance della sua carriera,in una grottesca recitazione da retorica teatrale d’altri tempi.
Il triangolo amoroso non supera gli argini di un’ordinaria condizione pruriginosa postpuberale e l’apporto degli FX tocca il fondo nelle sfacciate apparizioni di un lupo rubato alla “Storia Infinita” di trent’anni fa.
Allora “Cappuccetto” non è più fiaba ma veicolo per un indotto commerciale da mercato per adolescenti,privo della leggerezza e del mistero necessari per spiccare il volo verso il sogno e raggiungere la magia dell’immaginazione popolare.
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