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Scritto da Pasquale Russo   
lunedì 08 ottobre 2007

Cemento armato
Titolo originale: Cemento armato
Italia: 2007. Regia di: Marco Martani Genere: Thriller Durata: 93'
Interpreti: Nicolas Vaporidis, Giorgio Faletti, Carolina Crescentini, Dario Cassini, Matteo Urzia, Ninetto Davoli, Maria Paiato, Thamisanqa Molepo, Alfredo Pea, Paolo Bernardini
Sito web: www.cementoarmato.wordpress.com
Voto: 5,5
Recensione di: Pasquale Russo

cementoarmato_leggero.jpgL’esordio alla regia di Marco Martani lascia perplessi e anche un po’ amareggiati.
Si narra la storia di Diego, un teppistello che si diverte a scorrazzare sui motorini rubati, a bivaccare al bar con gli amici e a crogiolarsi in compagnia della sua ragazza. Insomma, una testa calda senza particolari aspettative per il futuro. L’unica capace di dargli una regolata sembra proprio essere Asia, la fidanzata, l’unica che lui ascolta, in grado persino di convincerlo a cercarsi un lavoro.
Si inizia con momenti semplici che trascorrono nella periferia, momenti sereni.
Poi, un giorno, un incontro/scontro che sovvertirà lo status quo.
Uno specchietto di una Mercedes spaccato, una ragazza segnata per sempre dal dolore e dalla vergogna.Nella vita di Diego e Asia farà il suo ingresso il Primario, oscuro uomo di potere coinvolto in loschi traffici, e presto nella periferia avrà inizio una drammatica lotta per la sopravvivenza.
Martani cerca di condire un discreto thriller con qualche elemento action, ma riesce solo a metà.Si passa da scene ben scritte, e ben girate, come il dialogo tra il primario e Asia poco prima che lui la violenti, a sequenze nelle quali il protagonista rivendica, con tanto di palpeggiata, il possesso del deretano della sua ragazza ( ex: “Solo io posso parlare di questo cu…o”).
Certo, da ben tre sceneggiatori (lo stesso Martani, Luca Poldelmengo e Fausto Brizzi) ci si sarebbe aspettato un lavoro migliore. E sebbene sia presente una considerevole struttura narrativa, a mancare è l’anima della storia e, cosa ben più importante, l’originalità.
Benché il film in alcuni tratti sorprenda, non si può parlare mai di veri e proprio colpi di scena, ma più che altro di azzardi. E’ come se le situazioni potessero sempre e solo avere due tipi di sviluppi, fra i quali gli sceneggiatori abbiano sempre preferito il più pessimista.
Ad appesantire queste sensazioni c’è anche il cast, non privo di note dolenti.
Faletti quasi disturba per quanto non si impegni. Il personaggio è praticamente suo, lo incarna alla perfezione, e nonostante ciò, anche lui come il film, a momenti si inceppa.
La voce diventa meccanica, le movenze impostate…e così lo perdiamo.
Un vero peccato. L’attore di carisma ne ha da vendere, tanto che in stato di grazia fa venire i brividi.
Nicolas Vaporidis si riconferma un giovane talento. Per quanto la parte cozzi un po’ col suo aspetto da ragazzo per bene, l’impegno è notevole e alla fine risulta convincente.
Al suo fianco la Crescentini, la migliore tra i protagonisti, dimostra di non avere solo un bel volto e un bel corpo. L’attrice si muove sicura davanti alle telecamere e, come già si era capito nel secondo film di Brizzi, ma ancora di più nella fiction Boris, riesce a catturare l’attenzione. In alcune espressioni ricorda un po’ la Mezzogiorno.
Tra i comprimari l’unico degno di menzione è l’ex-comico di Zelig, Dario Cassini, che interpreta nel film un laido poliziotto alle dipendenze del Primario. Buona la prova. Di una malvagità sottile il suo sguardo.
Passando al comparto tecnico, invece, il discorso si fa ancora più complicato.
Oltre alla stessa equipe il film ha in comune con Notte prima degli esami il senso della misura. La regia è dinamica, in questo caso anche frenetica, quindi ritmata, insomma non annoia. Il rovescio della medaglia è l’assenza dello sguardo d’autore, prospettiva che, invece, contraddistingue altri noir italiani di ultima generazione. Sorrentino e Garrone docet.
La colonna sonora dell’ormai richiestissimo Paolo Buonvino sà trasportare, ma tutto va in rovina quando poi cede il posto ai pezzi dei Negramaro.
La fotografia è coerente col tono generale del film: modernista/pop. Ovviamente con questo non si intende un lavoro semplicistico. Marcello Montarsi ha dei trascorsi eccellenti, tra i quali i film di Muccino, ma questa volta sembra essersi mantenuto sul neutro. Un po’ come tutta la pellicola, del resto.
Ed è proprio questa neutralità del progetto a lasciare amareggiati. Questa considerazione opportunistica della messa in scena che infastidisce.
Si esce dalla sala con l’interrogativo: Cosa poteva essere Cemento Armato?

 
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