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Scritto da Dario Carta   
giovedì 17 maggio 2012

Titolo: Contraband
Titolo originale: Contraband
USA: 2012. Regia di: Baltasar Kormákur Genere: Thriller Durata: 110'
Interpreti: Mark Wahlberg, Kate Beckinsale, Ben Foster, Giovanni Ribisi, Lukas Haas, Caleb Landry Jones, Diego Luna, J. K. Simmons, Robert Wahlberg, Adrian Martinez, Juliette Enright, Michael Beasley, Ned Yousef, Kirk Bovill, Deneen Tyler, Jay Amor, Jeff Galpin, J. Omar Castro, Douglas M. Griffin, Jackson Beals, Russell M. Haeuser, Monica Acosta, Jaqueline Fleming, Connor Hill, Randy Austin
Sito web ufficiale: www.contrabandmovie.net
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 25/07/2012
Voto: 5,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Stupefacente
Scarica il Pressbook del film
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contraband_leggero.png"Contraband" è figlio di un thriller d'Islanda "Reykjavik-Rotterdam",dark story metropolitana il cui protagonista,Baltasar Kormakur siede qui sulla sedia del regista,mostrando come un legame fra New Orleans e Panama possa non essere tanto più importante di quello fra due altre città del nord Europa.

Chris (Mark Wahlberg),un ex trafficante ora messosi in riga,vive tranquillamente a New Orleans con la moglie Kate (Kate Beckinsale) e i loro due figlioli.
Un giorno il fratello di Kate,Andy ( Caleb Landry Jones),durante un'operazione di contrabbando,getta in mare una partita di droga per sfuggire al controllo della dogana.
Di fronte alla reazione del suo capo,uno psicopatico boss locale (Giovanni Ribisi),Andy si rivolge a Chris per aiutarlo ad uscire dai guai.
Questo porta Chris a tornare ad un'attività che si era lasciata alle spalle,per poter salvare la vita di Andy e proteggere l'incolumità della sua famiglia,messa in pericolo da un sistema criminale non lascia spazio a errori.

Formula collaudata e un tantino ricorrente nella fitta antologia dei titoli dei malesseri urbani,degli scontri sociali e delle guerre per il controllo del mercato degli stupefacenti,per cui concettualmente il titolo è quello di un cinema fortemente esperito sui meccanismi di genere. Sembra d'altronde che Kormakur abbia in animo di non giacere sulle lusinghe di uno spettacolo dogmatico,quella forma di cinema cardinale che è emanazione dei precetti degli Studios e delle Majors dalla voce grossa al botteghino,ma voglia piuttosto presentarsi a Hollywood con a disposizione una sorta di linguaggio visivo alternativo,forse retaggio di una spettacolarizzazione d'oltremare. Kormakur confeziona un film con uno stile tagliente e aggressivo,certo non dotato della virtù della novità in senso assoluto,ma neanche privo del soffio di originalità che lo può sottrarre dalla didascalica impronta hollywoodiana e nel contempo lo pone a centro campo fra il tributo dovuto al consumo e la tensione dei nuovi registi d'assalto.

C'è poco di non visto in "Contraband" e c'è anche poco senso delle forti emozioni là dove il respiro drammaturgico si allarga ai margini dei vincoli familiari messi in pericolo e sotto minaccia,eppure Kormakur apre il sipario sulla profanazione dei diritti alla redenzione in un timing di ottimo calibro e con un ritmo serrato che ricorda - si vedano le sequenze in apertura - la mano di Michael Mann,nella scansione frenetica delle sequenze e nel taglio narrativo quasi ossessivo.
Il film è perlopiù girato in una città avvolta nel buio,violentato da fasci di luce e lacerato dalle grida di una metropoli che non dorme ma sembra urlare alla lotta contro la malattia sociale che la infetta.

La fotografia è densa e saturata dai colori spessi della notte,il nero,lucido e smaltato,il blu in tonalità variegate, i toni di grigio,in una palette squarciata da lampi di rossi accesi a far immaginare la profondità di campo e la suggestione del caos.
Panama non è frequente scenario in un cinema dai campi corti e qui le sequenze che riprendono il canale con il suo skyline offrono un apprezzabile impatto visivo,dilatando i polmoni della narrazione. Kormakur usa il linguaggio del cinema noir per il lamento di un'entità malata,l' "Urlo della città" viziata e guasta ("The Town","Miami Vice","I padroni della notte"),gettando intanto luce sull'altare del riscatto, dell'affetto e della difesa della famiglia ("Fuori in 60 secondi").

Qui,meglio che in "Shooter",Wahlberg incarna l'urgenza per la protezione e la libertà di cui il regista innerva con energia il suo lavoro. Giovanni Ribisi,fragile fratello di Cage in "Fuori in 60 secondi",è un nevrastenico boss locale cui vengono concessi poco spazio e bassa statura.
Fra Kate Beckinsale,Ben Foster e Lukas Haas,comprimari di sottile spessore,spicca lo skipper J.K. Simmons ("Juno"),senza sorrisi ma molto carisma. Dove l'occhio perde la presa,l'orecchio gravita su uno score d'eccellenza,un impianto Cajun,Rock,Jazz e Folk e dove perfino Lennon/McCarney sono chiamati a termine di paragone per una coppia di ex trafficanti di droga. Si guardi "Contraband" con lo sguardo disinvolto dell'abitudine allo spettacolo d'ordinanza,ma anche con la disponibilità a catturarne i - rari - guizzi,per spuntare un film che si affanna per chiamarsi fuori dal catalogo del cinema che si dimentica.

 
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