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Frank Costello faccia d'angelo
Titolo originale: Le samouraï
Francia: 1967. Regia di: Jean-Pierre Melville
Genere: Thriller
Durata: 86'
Interpreti: Alain Delon, Nathalie Delon, François Périer, Cathy Rosier, Jacques Leroy, Michel Boisrond, Robert Favart, Jean-Pierre Posier, Catherine Jourdan, Roger Fradet, Carlo Nell, Robert Rondo, André Salgues, André Thorent, Jacques Deschamps
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale
dal: 1967
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Nichilista
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Quando si parla di Jean-Pierre Melville vengono subito alla mente quelle immortali pellicole che hanno fatto la storia del genere “polar” francese.
Il “polar” è quella fusione di poliziesco e noir che caratterizzò il cinema francese dagli anni ’40 agli anni ’60. Pellicole come Lo spione e Lo sciacallo, entrambe interpretate da un superbo Jean-Paul Belmondo, hanno fatto la fortuna del genere e della filmografia di Melville.
Tuttavia quando ci si approccia ad un film come Frank Costello faccia d’angelo il discorso si complica non poco.
Quest’opera del 1967, oltre a rappresentare il capolavoro assoluto del regista parigino, tocca le corde principali del genere “polar” per poi creare una musica del tutto nuova che risuona ben al di sopra di qualsiasi tentativo di categorizzazione.
Un convincente Alain Delon veste i panni di un killer solitario che uccide su commissione il proprietario di un night-club. Ignorando, al contempo, l’identità dei suoi mandanti e della sua vittima, egli diventa l’indiziato numero uno per la polizia e viene pedinato dagli uomini del commissario (François Périer) convinto della sua colpevolezza.
Lo scaltro e bello Delon si ritroverà alle calcagna anche i sicari del suo misterioso mandante, intenzionato a togliersi dai piedi un pericoloso ricercato dalla giustizia.
Melville costruisce un film di tensione costante e crescente che raggiungerà il suo acme nella sequenza finale, scegliendo il ritmo in luogo dell’azione. Si vive nella perenne attesa di una risoluzione, nella speranza di un’agnizione finale che si dimostrerà mera utopia. Melville si ispira ai film classici del noir americano, riuscendo tuttavia nel difficile compito di superarne i limiti narrativi e strutturali.
Il suo protagonista è un nichilista che non conosce crescita; egli non percorre alcun arco di trasformazione della sua persona e questo impedisce il riconoscimento di se stesso nelle battute finali dell’opera. Il problema di Frank Costello è quello che attanaglia dal tempo del Bazarov di Turgenev ogni personaggio nichilista, l’assenza di direzione, la mancanza di un vero fine al cui perseguimento sacrificare ogni sforzo.
Lo spettatore non fatica ad immergersi nel non senso dell’esistenza di un uomo che non sa amare l’unica donna che gli regala un po’ di affetto e che non si cura di se stesso per eseguire degli sporchi compiti che gli frutteranno solo denaro e solitudine. Melville espunge dal plot le scene che resero grande il noir classico: non ci sono molte riprese notturne, non assistiamo a lunghe sparatorie e non è presente la vera donna fatale che portava l’eroe a cadere in disgrazia.
Il regista sceglie l’essenziale: l’omicidio, l’interrogatorio, la caccia a distanza del colpevole, il finale nel sangue.
Stiamo parlando dell’opera più matura del regista parigino e uno dei punti fermi del cinema francese degli anni ’60.
Melville, dopo il suo Frank Costello, non riuscirà più a ripetersi sugli stessi livelli qualitativi.
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