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I Guardiani del Destino
Titolo originale: The Adjustment Bureau
USA: 2011. Regia di: George Nolfi
Genere: Thriller
Durata: 106'
Interpreti: Matt Damon, Emily Blunt, Shohreh Aghdashloo, John Slattery, Terence Stamp, Anthony Mackie, Michael Kelly, Anthony Ruivivar, Purva Bedi, Shane McRae, Sandi Carroll, Gregory Lay, Lauren Hodges, Christine Lucas, Juan Pablo Veizaga, John Mitchell, Daniel Dae Kim, David Alan Basche, Liam Ferguson, Venida Evans, Meghan Andrews, Billy Lee, Pedro Pascal, Naeem Uzimann, Sarah Bradford, Laura Kenley, Julie Hays, Jeff Joslin, Chris Kerson, Brit Whittle, Daniel R Cooper, Jim Buckley, Emilio Aquino, Mike DiGiacinto, Susham Bedi, John Bernhardt, Fabrizio Brienza, Bettina Skye
Sito web ufficiale: www.theadjustmentbureau.com
Sito web italiano:
Nelle sale
dal: 17/06/2011
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Ritmato
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Dove il Fato incontra il Caso,la Predestinazione e il libero arbitrio giocano una partita antica quanto la vita. L’intero capitolo della religione occupa gli spazi di un confronto feroce quanto il conflitto fra il Bene e il Male espresso nell’eterno dualismo insito nelle domande fondamentali dell’uomo messo di fronte a scelta e pagine già scritte dell’esistenza.
Il cristianesimo ne fu vittima nella dolorosa frattura fra cattolicesimo e riforma protestante e il popolo della gente di oggi si agita nell’angoscia di un fatalismo marcato dalla contraddizione di termini già fissati a scherno delle libere decisioni (si leggano i testi di Tim Rice nella song di un Giuda predestinato a sacrificio a beneficio di una Storia che era già stata scritta dall’eternità).
Nei termini parabiblici di “Gli dei di Pegana” di Edward Dunsay,l’incontro tra Caso e Destino nella nebbia degli inizi,portò ad una vittoria ma non fu mai detto quale dei due contendenti ebbe il sopravvento sull’altro.
Non lo spiega neanche George Nolfi,regista di “The Adjustment Bureau” (molto meglio dello spocchioso “I Guardiani del destino”),fantasy psicologico di nobili ambizioni risolte con successo,liberamente ispirato ad un racconto di Philip K. Dick,inesauribile sorgente di spunti per il fantacinema contemporaneo.
Il tema è intrigante e lo svolgimento è veloce ed intelligente,fattosi libero dai fascini abbindolanti del facile box office e disponibile ad una lettura divergente dal corto di Dick per adattarsi ad una versione per il grande schermo in una trasposizione caparbia e coerente. Due concetti astratti oggi indagati per sospetta connivenza con il filosofico,sono al centro di una storia attorno alla quale gravita l’uomo,qui visto come elemento cosostanziale.
Alla classe borghese di Dick Nolfi sostituisce la meccanica di una società impegnata,incarnata in un uomo in corsa alla presidenza degli Stati Uniti e una ballerina di talento,che il regista inserisce sullo sfondo della Manhattan di oggi allo scopo di conferire al racconto un hatu di attualità come ulteriore elemento di aggancio alla storia di questo tempo.
David Norris (Matt Damon) abile politico alle soglie della presidenza perde l’elezione la stessa sera in cui incontra,mentre prova il suo discorso inaugurale nel bagno del Waldorf di New York,suo quartier generale,Elise (Emily Blunt),in fuga dalla sicurezza.
Fra i due nasce subito una forte attrazione,come se entrambi si fossero sempre aspettati in quel luogo e in quel momento e David,scosso dall’esperienza di quell’incontro ed influenzato dai discorsi di Elise,cambia radicalmente l’impostazione della conferenza al pubblico che lo aspetta,apparendo più sincero e concreto,ma la corsa è perduta per un articolo sul giornale che lo coinvolge in uno scandalo.
Tre anni dopo,David incontra ancora Elise,un puro caso che pare però sotto il controllo di misteriosi individui in abito scuro e Borsalino,che si spostano utilizzando strane porte spaziali e che,si scoprirà,sono incaricato di sorvegliare le scelte di David,in particolare quelle relative alla sua relazione con Elise,secondo le direttive di un Presidente,che vieta ulteriori incontri tra i due.
La permissività di uno degli agenti del Fato,porterà alla rottura degli schemi prefissati e David ed Elise si ritrovano nonostante le proibizioni del Bureau.
Uno di loro,Richardson (John Slattery) spiega a David la situazione,affermando che essi sono sulla Terra per fare in modo che tutto proceda come previsto dal Presidente e David deve sottostare al programma o venire resettato in un’operazione di cancellazione della sua memoria (“Men in Black”) e quindi deve dimenticare Elisa.
David si rifiuta,perché innamorato e perché sente in cuor suo che è lei il suo destino,nonostante Richardson gli assicuri che è il contrario.
L’intervento di Thompson (Terence Stamp),un alto ufficiale della squadra, può condurre ad una soluzione definitiva,ma David resta deciso a frapporre tra lui e le decisioni il proprio libero arbitrio.
L’allegoria religiosa fluttua nel respiro del film,cui tuttavia il regista non ne concede i connotati esclusivi,permeando la narrazione di un senso trascendenza vitale venata di ironia e calibrato umorismo. La regia risulta limpida e sincera.
Le sequenze in apertura che mostrano l’ascesa al seggio di David sono rapide e pulite,montate su un vivace collage di immagini ad alta definizione introduttiva.
L’incontro fra David ed Elisa nel bagno degli uomini è un richiamo al taglio misurato e pacato della commedia Paramount di sei decenni fa,con l’eco favolistico di lustri di fiabe mai dimenticate (“Cindarella”).
Poche sequenze e lo spettatore scivola in una chimica fra protagonisti e generi di cinema con smalto,quasi magico nel suo senso di leggera persuasione.
“Adjustment Bureau” è una corsa col misurato respiro di un frasario d’immagini composto con eleganza e gusto,la narrazione è intelligente e guardinga da ogni forma di retorica nell’ affrontare un tema concreto con il consiglio di una fiaba fantasy.
Le immagini che portano all’epilogo ricordano i nevrotici sprint dell’ ”Uomo di Rio” di Philippe La Broca e i dissensi al matrimonio del “Laureato”,
In coda,le scene sulla terrazza conducono a “The Game”,in una condizione spaziale (il tetto),apparentemente preordinata ma alla quale i protagonisti pervengono varcando le porte delle libere scelte.
Nolfi,esordiente alla regia,ma autore e sceneggiatore ( “Bourne Ultimatum”,”Timeline”…),collauda una narrazione brillante ed energica retta da un umorismo sottile e discreto,che presta al racconto i sornioni lineamenti di una bouillabaisse filmica ritmata dai tempi della commedia e dell’avventura,dove fantasia e realtà si coniugano nei guizzi di un fantathriller finalmente estraneo alle dinamiche di gruppo del cinema di didascalia.
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