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Scritto da Dario Carta   
giovedì 06 maggio 2010

La Regina dei Castelli di Carta
Titolo originale: Luftslottet som sprängdes
Svezia, Danimarca, Germania: 2009. Regia di: Daniel Alfredson Genere: Thriller Durata: 148'
Interpreti: Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Michalis Koutsogiannakis, Anders Ahlbom, Tina Berg, Alexandra Eisenstein, Lena Endre, Jacob Ericksson, Tekla Granlund, Annika Hallin, Niklas Hjulström, Agnes Kittelsen, Magnus Krepper, Sofia Ledarp, Per Oscarsson, Henrik Sjöman
Sito web: www.lareginadeicastellidicarta-ilfilm.it
Nelle sale dal: 28/05/2010
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Rivelatore
Scarica il Pressbook del film
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La Regina dei Castelli di Carta

Dopo lo scontro con Alexander Zalachenko,Lisbeth Salander è immobilizzata in un letto di ospedale in gravi condizioni. Poche stanze la separano dal padre,anch’egli sopravvissuto e ricoverato nella stessa struttura,ma per la donna il vero pericolo è costituito da potente istituzioni segrete cui Zalachenco è legato,per le quali Lisbeth è diventata una minaccia.
Ci sono certi aspetti del passato della donna che,se dovessero diventare di dominio pubblico,porterebbero al crollo dei potenti organismi segreti.
Lisbeth deve essere tolta di mezzo e si trova così al centro di una cospirazione in realtà cominciata tanti anni prima,nei giorni della sua adolescenza.

Mikael Blomkvist indaga sulla tragica verità,deciso a denunciare nella sua testata la trama ordita dai servizi di sicurezza annidati in seno agli enti governativi del Paese.
Lisbeth dovrà salvarsi dal pericolo di una congiura e dalla accusa di tentato omicidio e la verità dovrà venire alla luce e far cadere teste illustri.
"La regina dei castelli di carta" chiude la trilogia del Milennium di Stieg Larsson e si congeda con il grande stile annunciato nei primi due libri,qui ratificato dall' eleganza narrativa di una felice trasposizione sul grande schermo.
Come spesso accade,i lavori di regia su script ispirati a romanzi,possono rischiare il fastidio di un confronto con l'originale cui si riferiscono,ma è sempre buon esercizio trattenersi da un'indagine comparativa fra le due opere ed evitare di incepparsi in algoritmi valutativi impastoiati di clichès e noiose verbosità.
Daniel Alfredson torna in regia dopo "La ragazza che giocava con il fuoco", riprende il racconto dall'epilogo dell'ultimo capitolo e in tono fedele alle pagine del romanzo conclude la parabola,chiudendo una vicenda strutturata su diversi piani,in un altalenarsi dei protagonisti sul primo piano della storia.

Se nel primo episodio,"Uomini che odiano le donne",Mikael Blomkvist veniva presentato come il tenace redattore impegnato nella conduzione della rivista Millennium - qui Larsson creava i presupposti su cui muovere i personaggi e li corredava di quell'impegno politico sociale che innerva l'intero racconto - e ne "La ragazza che giocava con il fuoco" Lisbeth Salander raccoglieva il testimone e continuava la corsa di un dramma che la vedeva sempre più al centro di un innesco cospiratoro,in questo atto conclusivo Larsson punta il dito contro un governo corrotto e inquinato da guaste correnti e idealismi viziati.
La storia ruota attorno ai protagonisti impegnati a smascherare un cospirazione tessuta nei confronti di Lisbeth,accusata del tentato omicidio del padre,sospettata di prostituzione,con una lunga storia di comportamenti violenti alle spalle e nei cui confronti è stato emesso una dichiarazione di incapacità comportamentale.
In questo processo a Lisbeth,Larsson innerva un atto di accusa al governo del suo Paese,infiacchito dalle sperequazioni e dagli intrallazzi di potere già ventilati nell'episodio precedente.
Spionaggio,corruzione,ambizione ammalano uno Stato infetto delle trame di Servizi Segreti implicati in progetti che non badano al sacrificio sociale per il beneficio politico.
Dietro l'indagine poliziesca,la vicenda si slaccia in differenti sottotrame che si sviluppano in una sorta di parallelismo narrativo,per poi confluire nell'epilogo del dramma,dove ogni singola tessera del del mosaico trova il suo giusto posto.
Lo stile registico è brillante e veloce e lascia trasparire in filigrana l'affondo di Larsson,ponendo in mezzo la metafora della testata redazionale alla doppiezza e falsità degli organismi di governo del Paese.
I tre protagonisti si avvicendano sulla scena,in un gioco di ruoli che conforma l'equilibrio e il dinamismo della storia,narrata a ritmo serrato e senza cali di tensione.

Lisbeth,fra le mura di un ospedale e del tribunale,è fra le centinaia di vittime senza nome lasciate sul campo da una guerra fredda innescata dalle correnti trasversali dei servizi segreti che guastano uno Stato accidioso ed inerte di fronte al riscatto della donna violentata da bambina e lì dimenticata in nome della custodia di istituzioni inique e fasulle.
Mikael Blomkvist ricorre alla sua caparbia esperienza per liberare la donna dal laccio di un passato oscuro come l’abbigliamento che sceglie per il processo e salvarla da un passato di violenza che riporta ai trascorsi politici tessuti fra Svezia e il nemico oltre la cortina.
Blomkvist,raccolte le prove,non intende cedere all’oscura minaccia di una cospirazione dietro la quale si annidano i risvolti di una classe politica dirigente perversa e persegue il suo scopo nonostante i timori di Erika,sua collega e compagna.
Proseguire nelle indagini implicherebbe per la donna svelare realtà troppo scomode e pericolose e gli scheletri nell’armadio dello Stato sono troppo compromettenti perché possano tornare alla luce.
Nel dissenso tra i due redattori Larsson innerva da una parte (Erika) lo sgomento di una società consapevole degli antichi delitti e delle trame nascoste degli organi direttivi del Paese e dall’altra (Blomkvist) l’impegno dell’individuo messo di fronte alla scelta di smascherare soprusi insabbiati.

Evidente risposta ad un’esigenza politica,il film –come il romanzo– connota l’eco di una guerra fredda e la reminiscenza degli intrighi intessuti nelle sfere direttive della Svezia al confine con la cortina di ferro.
Film riuscito,estratto dalle pagine di un’opera complessa,realizzato su una sceneggiatura fedele al romanzo con un efficace lavoro registico,”La regina dei castelli di carta” si sviluppa su più piani,toccando tematiche di scottante storicità con un realismo noir che va incontro ai favori per la riuscita struttura narrativa e l’intrigante intreccio di una trama multiforme che si articola sulle scomode realtà politiche di una società contemporanea descritta nella forma di un thriller d’accusa. Rivelatore.

 
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