|
London Boulevard
Titolo originale: London Boulevard
USA, Gran Bretagna: 2010. Regia di: William Monahan
Genere: Thriller
Durata: 103'
Interpreti: Keira Knightley, Colin Farrell, Jamie Campbell Bower, Anna Friel, Ray Winstone, David Thewlis, Eddie Marsan, Stephen Graham, Ophelia Lovibond, Ben Chaplin, Matt King, Velibor Topic, Lee Boardman, Donald Sumpter, Sanjeev Bhaskar, Elly Fairman, Kerry Shale, Jonathan Cullen, Nick Bartlett, Alan Williams, Julian Littman, Giles Terera
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale
dal: 10/06/2011
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Retrò
Scarica il Pressbook del film
London Boulevard su Facebook
“London Boulevard” è il debutto alla regia di William Monahan,mai nelle pagine dei quotidiani nonostante sceneggiature del calibro di “The Departed” (Oscar),”Nessuna Verità”,”Le Crociate”.
Qui dietro le macchine,Monahan rielabora un lavoro di Ken Bruen,scrittore irlandese di romanzi noir e imbastisce un dramma hard boiled di violenza metropolitana di questo tempo,con l’anima e i suoni di un gangster movie dei ’60. L’impasto di elementi ed influenze fuori dai canoni del cinema standardizzato è evidente fin dalle immagini in apertura,un’impostazione da prodotto indipendente che fonde inquadrature e musiche in una risonanza visiva che esige attenzione e stimola curiosità remote.
In uno screening dinamico innaffiato dalla musica degli Yardbirds e in cui è innestato un lettering da modernariato d’immagine,il regista avvia una storia dei giorni d’oggi venata dagli echi di un periodo appartenente a quattro decenni da qui. Oltre ogni metafora,il protagonista non è umano ,ma spaziale,una città che richiama la realtà di un periodo che ha tracciato le strade e un microcosmo urbano che è stato pagina del libro della storia contemporanea,la Londra nei suoi ricordi violenti e percossi dai fremiti della Swinging Generation ,il popolo nuovo che vibrava nei fermenti del cambiamento epocale.
Pare evidente nell’incipit e nelle sequenze successive l’allusione del regista alla frizione fra una storia urbana di oggi e l’eco suggestiva di questa metropoli che ospita memorie passate ma non remote e che si coniugano sul palcoscenico ad un dramma che assembla entrambe le realtà in un unico atto sociale.
Ogni giorno che vede sorgere il sole assiste anche al ritorno di un uomo alla libertà dopo la detenzione e dove questi cammina sui marciapiedi della città da persona libera,l’opinione – e tanto cinema – fissano lo sguardo sul rapporto fra redenzione e fatalismo,in un conflitto che si identifica con il dualismo fra libero arbitrio e ineluttabilità degli eventi.
Per cui,quando Mitchell (Colin Farrell) esce dalle galere di Pentonville accompagnato da “Heart Full Of Soul” degli Yardbirds,l’uomo gioca la sua partita con il destino,aprendosi al proposito di riacquistarsi una vita normale,contro ogni avverso rilancio di una realtà ostile che lo aspetta armata dei trascorsi dell’uomo,che sembra vogliano segnare per sempre un’esistenza.
Mitch sfugge alle lusinghe delle vecchie abitudini e rifiuta la proposte del suo collega Billy (Ben Chaplin),ma cade nelle maglie della rete del malavitoso Gant (Ray Winstone),che lo vuole nei suoi ranghi.
Invece Mitch accetta un lavoro come guardia del corpo di Charlotte (Keira Knightley),famosa ed infelice attrice il cui ritratto copre le facciate delle case di tutta Londra e il cui organico comprende Jordan (David Thewlis),complessato artista bohemienne che si occupa dell’organizzazione domestica della starlet.
Ma la violenza spesso risucchia nel suo abisso chi si illude di esserne uscito e quando vengono uccisi un amico e la sorella di Mitch Briony (Anna Friel),l’uomo rilegge la sua esistenza passata nel sangue e nel lutto che sembrano averlo atteso da sempre in quel posto e in quel tempo.
Esperto nell’elaborare le psicosi umane, Monahan maneggia con abilità gli aspetti caratteriali dei protagonisti,esponendoli alle esplosioni di una violenza che sembra inevitabile,partendo da Ray Winstone,assassino omosessuale e proseguendo attraverso una galleria di dolorose figure,vittime di sé stesse e degli altri,come Jordan,artista guardiano,Billy,il partner di Mitch,un ometto frustrato e senza valore umano,Joe (Alan Williams),il senzatetto amico di Mitch che incarna la povertà esistenziale di una società dimenticata sotto il peso del nullismo disumanizzato,Briony,la sorella inquieta e depersonalizzata di Mitch,libera da ogni aggancio con l’ordinaria comunità e fluttuante nell’etere della indeterminazione dimensionale.
Tutti questi personaggi si dilatano nel film ai margini di una storia crudele ,quasi maledetta nel suo destino già configurato ed abitato dagli spettri inquieti che si agitano all’ombra degli eventi in un sottobosco urbano oscuro e ostile.
La trama,nella sua parvenza esteriore,non presenta tracce di novità e il riferimento al “Sunset Boulevard” di Wilder non regge e resta arginato alla distorsione del titolo,come pure oscilla l’analogia con “Guardia del corpo” di Costner.
In “London Boulevard” il regista ha voluto versare una dose eccessiva di ambizione,mal sorretta dal ritmo del racconto.
L’impianto narrativo soffre di un montaggio inadeguato al compito di collante fra le differenti sottotrame di cui il film si struttura,a scapito della fluidità di lettura degli eventi,incipriati qua e là di stili espositivi di natura promiscua,dal dramma alla tragedia,dalla commedia alla farsa dei Python (“Se non fosse per Monica Bellucci – sentenzia Jordan – Charlotte sarebbe l’attrice più violentata del cinema europeo”).
La scenografia di Chris Menges cattura una Londra viva ed inquieta in una dinamismo ambientale che soccorre i vuoti di regia e montaggio e,unendosi alle pagine indimenticabili di un rock d’epoca,offre un quadro di una Swinging London con i colori oscuri della metropoli di oggi,ma ospitante le memorie di un passato non lontano messe sullo sfondo di un dramma che non ha età.
|
Commenti