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Scritto da Francesca Caruso   
mercoledì 15 giugno 2011

London Boulevard
Titolo originale: London Boulevard
USA, Gran Bretagna: 2010. Regia di: William Monahan Genere: Thriller Durata: 103'
Interpreti: Keira Knightley, Colin Farrell, Jamie Campbell Bower, Anna Friel, Ray Winstone, David Thewlis, Eddie Marsan, Stephen Graham, Ophelia Lovibond, Ben Chaplin, Matt King, Velibor Topic, Lee Boardman, Donald Sumpter, Sanjeev Bhaskar, Elly Fairman, Kerry Shale, Jonathan Cullen, Nick Bartlett, Alan Williams, Julian Littman, Giles Terera
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 10/06/2011
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Malinconico
Scarica il Pressbook del film
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London BoulevardCon “London Boulevard” lo sceneggiatore William Monahan (premio Oscar per The Departed – Il Bene e il Male) fa il suo debutto registico. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Ken Bruen e racconta la storia di Mitchel, che esce di prigione determinato a lasciarsi quella vita alle spalle e ricominciare da capo. L’amico di vecchia data Billy sembra invece intenzionato a non permetterglielo: gli offre ospitalità e cerca di convincerlo ad aiutarlo col suo giro d’affari sporchi.
Mitchel conosce Charlotte, una star del cinema che si nasconde da paparazzi ossessivi e invadenti. All’uomo gli viene offerto un lavoro: tenere alla larga qualsiasi fotografo e malintenzionato che voglia avvicinarla. Mitchel la dovrà proteggere anche da Billy intenzionato a rubare le sue macchine ultracostose. Quando un boss locale si mette in mezzo per avere Mitchel al suo servizio, il corso della vita dell’uomo prenderà una piega inaspettata.

L’intento del regista è stato quello di creare una storia dark, che si sviluppa in due mondi diversi ma vicini. Da un lato descrive lo squallore della malavita di South London, dall’altra mostra la ricchezza di West London e delle celebrità che vi abitano. Rispetto al libro Monahan opta dei cambiamenti, per metterci la sua personale visione dei due ambienti descritti. Decide di mostrare la segregazione che il successo può causare a un individuo e la prigionia che il ritornare nel proprio ambiente può infondere ad un altro. Mitchel e Charlotte sono entrambi prigionieri, anche se in modi diversi, delle loro scelte e della loro convinzione che le cose non si possono cambiare. Entrambi hanno il destino segnato, il regista sembra voler dire che per quanto Mitchel ce la metta tutta per cambiare se stesso, la sua storia è già stata scritta.

Il personaggio delineato è diviso a metà: è gentile e si preoccupa sia di Charlotte che della sorella, ma riesce ad essere anche violento, freddo e vendicativo (nella scena del ristorante in cui affronta il boss faccia a faccia spiega che se diventasse un gangster sarebbe inarrestabile).
In effetti il gioco al massacro a cui il boss dà il via dimostrerà l’ambivalenza di questo personaggio, per il quale lo spettatore simpatizza fin da subito. Colin Farrell esprime al meglio i due lati di Mitchel, mostrandone la brutalità e la tenerezza senza alcuna forzatura. Si tifa per lui fino all’ultimo e si segue il suo percorso verso la tanto sospirata libertà. Avuta la libertà fisica, Mitchel vuole guadagnarsi quella mentale.

Un altro aspetto che Monahan ha voluto descrivere è l’eccessiva attenzione che la stampa ha nei confronti di una star, togliendole di fatto qualsiasi tipo di privacy, anche quella della propria casa. Questa situazione per alcuni può diventare insostenibile ed è una realtà riscontrabile oggi quanto in passato. Le dive sono in numero minore, ma l’attenzione rimane morbosa.
William Monahan ha messo tanti elementi insieme, alcuni dei quali sono lasciati in sospeso, dando l’impressione che manchi qualcosa. Ha dato spazio a situazioni che lo hanno tolto all’approfondimento dei due caratteri principali.
Ed è un peccato perché se la sceneggiatura fosse stata affrontata con un’altra impronta questa storia nera ne avrebbe guadagnato maggiormente.

Il film ha vari aspetti positivi, comunque, oltre alla bravura di Colin Farrell e Keira Knightley, c’è la fotografia di Chris Menges che con Monahan ha creato un’atmosfera anni ’60 nelle diverse ambientazioni, mantenendo cromie per lo più scure, che infondono una sensazione uggiosa e ben definita. Per ciò che riguarda i costumi il regista ha voluto che Mitchel si differenziasse da tutti gli altri: l’uomo non vuole più far parte del suo vecchio mondo e indossare abiti eleganti gli permette di mettere una certa distanza. Lo stesso dicasi per Charlotte, che rifiuta il mondo al quale ancora appartiene, rifiutando anche quel look.
La colonna sonora del film dà la percezione di trovarsi in quegli anni, costituita da brani originali composti da Sergio Pizzorno, da brani classici degli anni ’60 e musica contemporanea della band britannica dei Kasabian.

 
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