| L'ultima missione |
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| Scritto da Dario Carta | |
| domenica 19 ottobre 2008 | |
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L'ultima missione
Stanno scorrendo i titoli di testa,ma ancora prima di questi,una sequenza ha già impresso il segno di una angoscia che non abbandonerà mai gli eventi del film:lo stesso uomo,che sfiderà la propria eternità,mormorando asciutto:"Dio mi ha tradito e io lo punirò". Schneider è un poliziotto divorato da un dolore che gli addenta l'anima,senza permetergli la pace di un giorno vissuto con la dignità di un uomo. La vita gli ha riservato un destino di sofferenza,mettendolo alla prova davanti alla morte di sua moglie ed alla paralisi irreversibile di una figlia ridotta allo stato vegetativo,in seguito ad un incidente. Una Marsiglia buia,piovosa,chiusa nei colori oscuri di una notte che sembra non finire e di un dì che non porta con sè luce del sole,è teatro di una tragedia che vede la caduta verticale di un uomo e della sua anima di fronte all'inevitabile scelta che si deve fare di fronte al devastante evento della morte:come distatta ed annullamento o l' alternativa di un anelito di speranza e decisione di affidarci alla vita dataci da Dio. Ma il dramma è insopportabile,per il protagonista e il suo spirito si perde nel buio dell'angoscia,cercando luce apparente nell'alcool e nell'autocommiserazione. Le sabbie della sua esistenza non soffocano,tuttavia,il talento e l'abilità dell'investigatore che,nonostante la sua precaria situazione professionale minacciata dalla sua sregolatezza,si trova incaricato dell'indagine di un caso di omicidi seriali perpretati con rabbiosa efferatezza. Marchal affianca a questi fatti,una storia parallela,a formare il tessuto della trama:il rilascio dalla galera di un killer,oggi quasi settantenne e forse ravveduto,colpevole della strage, compiuta anni prima,di una famiglia,cui unica scampata fu la bambina,oggi divenuta adulta e testimone cresciuta nell'ombra dell'orrore del ricordo del padre e della madre seviziati e trucidati. Schneider era lì,quel giorno ed oggi si ritrova a fissare gli occhi vacui dei fantasmi di un passato che lo annega nelle nere acque di un tormento senza posa. Terzo capitolo della trilogia del regista Olivier Marchant,iniziata nel 2002 con "Gangster",inosservato in Italia,cui segue lo splendido "36,Quay des Orfevres",nel 2004,questo "L'ultima missione" è un grido all'estremo dolore insito nell'animo di un uomo. Buio,angusto,claustrofobico,il film è un viaggio all'inferno non fuori dell'uomo,ma racchiuso nell'oblio di un'anima che non trova riposo e cessa di sperare nel perdono e nella redenzione. Ogni vano tentativo di Schneider di placare il proprio affanno davanti ad un peccato imperdonabile agli occhi della coscienza,si risolve in un vuoto senso di nichilismo;il dramma interiore non concede requie e ritorna come un'eterna punizione nelle bolge di un Ade viscerale. Olivier Marchal si serve di due storie intessute tra loro per raccontare la realtà che egli stesso ha vissuto da "flic" della polizia di Versaille,prima di dedicarsi alla sceneggiatura ed,in seguito,alla regia. La narrazione della vicenda ha valore secondario e lascia il posto alla tensione irrefranabile del regista di sviscerare l'aspetto sordido e mendace di una legalità fittizia ed apparente,ipocrita e fasulla e solo simulacro di una giustizia che non è degna del nome che porta. Chi ha dimestichezza con John Connolly,può intravvedere in Schneider il profilo di Charlie "Bird" Parker,anch'egli investigatore maledetto,persosi nella ricerca di una sua esistenza che ha smarrito con la perdita della moglie e della figlia in un fatto di criminalità malata ed incapace di ritrovarsi nella luce di una speranza che anela ma nel contempo rifiuta. Forse un poco eccedente nella ridondante retorica di una violenta autodistruzione dipinta a tinte fosche ed aggressive,"L'ultima missione" è una pellicola di angosciante frenesia,potente ed efficace nel rapire lo spettatore e trascinarlo nel vortice senza fondo della perdizione. Daniel Auteuil è bravissimo,asciutto,cammina sicuro fra gli stilemi dei classici del cinema e della letteratura noir francese,ammiccando a Gabin e a Lino Ventura e riesce davvero a convincere che mentre lui "si sporge a guardare nell'abisso,l'abisso guarda lui".
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