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Scritto da Dario Carta   
venerdì 16 aprile 2010

L'uomo nell'ombra
Titolo originale: The Ghost Writer
USA, Germania: 2010. Regia di: Roman Polanski Genere: Thriller Durata: 131'
Interpreti: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, James Belushi, Timothy Hutton, Eli Wallach, Tom Wilkinson, Robert Pugh, Jaymes Butler, Daphne Alexander, Marianne Graffam, Nyasha Hatendi, Angelique Fernandez, Glenn Conroy, Kate Copeland, Jon Bernthal
Sito web: www.it.movies.yahoo.com/speciali/l-uomo-nell-ombra/
Nelle sale dal: 09/04/2010
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Rivelatore
Scarica il Pressbook del film

L'uomo nell'ombra

Un ghost writer  inglese (Ewan McGregor),viene incaricato di  condurre a termine la biografia del Primo Ministro britannico Adam Lang (Pierce Brosnan),rimasta incompiuta dopo la morte dello scrittore che l’aveva iniziata. Dopo la perplessità iniziale The Ghost (così viene chiamato lo scrittore),accetta e viene imbarcato su un ‘isola sulla costa est degli Stati Uniti,dove,in compagnia di Lang,di sua moglie Ruth (Olivia Williams) e l’organico direttivo ,potrà procedere al suo compito.
Ben presto l’uomo si accorge che qualcosa non quadra e il sospetto che il suo predecessore non sia morto per un incidente lo convince ad indagare su un drammatico intrigo,nel quale troverà coinvolto anche il Primo Ministro,accusato di aver consegnato alla CIA alcuni sospetti terroristi,in seguito torturati.
Ciò che l’ombra troverà sarà una tragedia ineluttabile.

Ventata neoclassica da cinema d’altri tempi quest’anno sugli schermi,evento fattosi assente per lungo tempo,un poco per lasciar posto agli attuali stilemi di settore molto attenti al pragmatismo commerciale e un poco per la paura di un fiato troppo corto per non temere di deludere aspettative oggi sempre più esigenti. Scorsese,con “Shutter Island” traspone sullo schermo il romanzo di Lehane,con ricorsi a tecnicismi narrativi da enciclopedia del cinema,una corsa retrò ad alto contenuto emotivo di rara completezza e genialità.
Con “L’uomo nell’ombra” – “The Ghost Writer” - ,Polanski  torna al thriller ventidue anni dopo “Frantic” – passando prima per la nona porta dell’horror con Depp – e adatta l’omonimo romanzo del giornalista inglese Richard Harris,spuntando un noir politico di grande effetto e meritevole di apparire al fianco delle sue migliori opere del biennio ‘60/’70.
Appaiono in filigrana l’elaborazione di certe tematiche ed il ricorso ai meccanismi cari al regista e gli evidenti richiami ai suoi lavori di ieri,come l’ambientazione della storia,anonima ed isolata,reminiscenza del “Cul de sac” del ’66,l’esame della corruzione di una politica guasta,come nella giustizia corrotta di “Chinatown” ,la fotografia di una identità latente ed incerta che,come molti altri dettagli,accomuna “L’uomo nell’ombra” e “L’inquilino del terzo piano” (1976).

Con sofisticati aforismi direttivi cari a Hitchcock – bastino le inquadrature delle strade o le riprese negli interni con una tensione sempre rivolta agli esterni,in una duplicità di fuochi e obiettivi – Polanski sforna un complotto di intrighi politici,denunce sociali,cospirazioni,tradimenti e scandali di raro magnetismo e cruda attualità.
L’ombra di Hitchcock guida la mano di Polanski in una quieta regia che ammicca agli elementi tipici dei processi narrativi del regista inglese e si rincontrano l’ossessivo senso di indagine de “L’uomo che sapeva troppo”,gli intrighi di “North By Northwest”,si risente l’inquietante voce al telefono di “Delitto perfetto”,si assiste alle zoomate sui volti dei protagonisti e le soggettive del genio del linguaggio visivo.
Lo spirito che pervade il film lo si avverte fin dalla prima inquadratura :all’immagine di una nave attraccata a un molo e immersa nel buio di una notte battuta dalla pioggia,segue la carrellata che conduce ad un’auto parcheggiata fra le altre all’interno del traghetto,pronta per essere sbarcata.
In “Il testamento del Dr. Mabuse” del ’32,una macchina è ferma nel traffico cittadino e le altre vetture sono costrette a girarle intorno;la macchina è ferma perché il guidatore è morto. Qui l’auto rimane ferma e resta a bordo perché non c’è nessuno alla guida. Il successivo stacco inquadra il cadavere di un uomo sulla battigia di una spiaggia.
Secondo la spiegazione che segue,l’uomo,caduto in mare dalla nave perché presumibilmente ubriaco,era lo scrittore incaricato di scrivere la biografia del Primo Ministro e il suo ritrovamento dà inizio alla narrazione. E’ un incipit intenso ed altamente drammatico che con poche sequenze introduce una storia la cui trama è impostata su diversi strati e la cui complessità,coniugata ad una fluida scorrevolezza,riserva continui colpi di scena,misteri e rivelazioni a formare un mosaico di eventi la cui visione d’insieme viene permessa solo nell’ineluttabile epilogo.
Il protagonista,incaricato di continuare il lavoro del suo predecessore,non viene mai chiamato per nome e la percezione della sua condizione esistenziale modifica la prospettiva della storia. All’intrigo politico si mescolano il mistero e l’indagine – morte accidentale o omicidio – e all’inchiesta si intreccia l’analisi di un complotto in cui si muove incerta l’identità di una figura che resta imprecisata e vaga.

L’ombra ,”The Ghost”,resta un individuo nebuloso,un elemento asostanziale in balia di eventi che lo snaturano della sua realtà professionale – chi non è “un vero scrittore”, a detta di Ruth – chiamato a pronomi e metafore – “mi ha chiamato  ‘vecchio amico ‘ dice l’ombra ,( ”man”,nella versione originale) ,ma si sente rispondere che “lo fa sempre quando non ricorda il nome della persona con cui parla” - . La personalità latente dell’ombra scivola sempre più nella figura di colui che lo ha preceduto e l’uomo si spersonalizza diventando prigioniero di una persona ormai morta e di un ambiente anch’esso senza identità.
Le due identità,uomo e luogo,entrambe inconsistenti,si fondono a fare da sfondo a tutta la storia. Ovunque lo sguardo impatta il conflitto fra situazioni in continuo moto di contrasto:un’azione statica e chiusa nel claustrofobico ambiente di una gabbia di lusso,priva di nome e località,ove ogni evento si ovatta di un senso di rallentamento ma da dove l’occhio si apre su vasti scorci sul mare e la spiaggia,un ampio respiro confinato in una realtà compressa ed ossessiva.
Qui Polanski descrive la personalità dell’ombra come graduale preda del fantasma di chi lo ha preceduto.
La sequenza in cui lo scrittore si libera degli effetti personali del predecessore e trova il plico delle foto rivelatrici,riporta alla memoria l’esasperazione di Trelkovsky in “L’inquilino del terzo piano” e la sua ossessione per la donna che aveva abitato l’appartamento prima di lui. Sembra evidente l’analogia fra il ritrovamento da parte di Trelkovsky del dente nascosto nel muro e la scoperta del pacchetto nella camera dell’ombra entrambi indizi di una paranoia in atto.

Anche qui,come in “Rosemary’s Baby” e “L’inquilino”,il pericolo è celato nella trama sociale che si muove dietro il protagonista e l’ombra,come nell’”Inquilino”, appare sempre più come una pedina in un gioco,un prestanome il cui anonimato in balia di un fantasma,resterà invischiato nei lacci di un fato ineluttabile.
La perdita di identità dell’ombra ed il suo tentativo di ricuperare le proprie tracce,sono commisurate al senso di incertezza ed ambiguità che pervade tutto il film ed il tentativo dell’uomo di ricuperare la propria dimensione si perde del tutto quando questi si ritrova a guidare la macchina dello scrittore morto,seguendo le istruzione anonime della voce senza volto di un GPS che lo porta verso lo stesso destino di chi prima di lui aveva condotto la stessa indagine. Affascinante film pervaso da un senso di silenzioso mistero in ogni inquadratura,ogni sequenza,ogni sguardo fugace ed ambiguo,ogni laconico dialogo.
Equivoco e sospetto sono i protagonisti di una storia ove nulla è reale e nulla è fittizio in una realtà controversa conosciuta e celata e nessuno sembra essere quello che appare e solo un destino annunciato grava sul racconto e sul protagonista.

Polanski sceneggia l’inquietante racconto di Harris,conferendo una mirabile struttura filmica ad una storia dai toni polemici sui casi  della politica mediorientale (Tony Blair),l’Iraq,l’accusa all’interventismo e dosa indizi e informazioni con lo scopo provocatorio di indurre alla riflessione sui termini di un Primo Ministro – non fittizio – divenuto ombra delle linee direttive e  di una politica dominante fino a diventare egli stesso vittima spiaggiata come un corpo dimenticato.  Rivelatore.

 
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