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Michael Clayton
Titolo originale: Michael Clayton
USA: 2006. Regia di: Tony Gilroy Genere: Thriller Durata: 119'
Interpreti: George Clooney, Sydney Pollack, Tilda Swinton, Tom Wilkinson
Sito web: www.michaelclayton.com
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti
Nel corso di una causa fra la U-North, multinazionale chimica nel settore dell’agricoltura, difesa dallo studio legale Kenner, Bach & Ledeen; e alcuni cittadini, che sostengono di essere in punto di morte a causa di agenti cancerogeni introdotti dall’azienda in un fertilizzante di sua produzione, l’avvocato Arthur Edens, che difende da alcuni anni la multinazionale, ha un crollo psicologico. Arthur rischia di compromettere l’esito di un processo dalla sentenza apparentemente scontata. Per questo lo studio Kenner, Bach & Ledeen decide di mandare Michael Clayton a “risolvere il problema…..
"Michael tu sei un uomo fortunato e nemmeno te ne rendi conto. Dimmi cosa c'è di meglio che crearsi una nicchia !! Dimmi chi non vorrebbe averne una.
Io stesso la vorrei per me !!".
La voce è quella suadente di Sidney Pollack ad ascoltarlo un George Clooney assorto nei suoi mille pensieri. Il primo nel ruolo di Marty Bach (socio fondatore dello studio legale Kenner, Bach & Ledeen) il secondo in quello di Michael Clyaton; uomo dal volto segnato dai troppi anni in cui ha dovuto ingoiare certe decisioni, dagli insuccessi della vita privata, da altrettanti insuccessi economici. Motivo del contendere la più ovvia delle ragioni: denaro in cambio di un "lavoretto".
Clooney ancora una volta si dedica al cinema d’impegno e per farlo questa volta decide di passare attraverso la "nicchia" di Michael Clayton. "Avvocato" si ma con virgolette d'obbligo. Ex pubblico ministero che esercita da circa una trentina d'anni alle dipendenze dello studio succitato ma .... c’è un ma; ovvero che in realtà fa tutt'altro. Clyton ha colonizzato la sua nicchia, l'ha resa vivibile e accogliente ma per poter ottenere tutto questo ha accantonato la professione di avvocato per quella di “risolutore di casi super spinosi”, leggasi: quando un cliente ricco e facoltoso la combina grossa ci pensa lui a mettere in contatto l’avvocato migliore per il cliente ideale ed è sempre lui a rigirare le carte in tavola per aggiustare dubbi e incertezze del sistema.
Gilroy cerca di spiegare come anche la giustizia, la verità, la legge; le si possa girare, variare, modificare per le scelte di uno studio legale o, ancor peggio, in base alle decisioni miliardarie di una multinazionale. L’autore della saga di Jason Bourne maschera dietro un legal thriller molto e anzi sicuramente troppo “politically correct” e dalla trama scontata e buonista, dove gli avvocati si redimono dopo decenni d’intrallazzi, un tema scottante e d’attualità cui Clooney e gli altri attori del cast si adeguano dando vita a un intreccio che però stenta e fatica a reggere tutta la durata della pellicola. Ciò nonostante tutto il cast è convincente, ben sincronizzato e nel quale invece del prevedibile ruolo tormentato di Michael Clayton la fa da padrone quello del redento avvocato Athur Edens interpretato dall’ex-squattrinato organizzato di “Full Monty” Tom Wilkinson; qui nel ruolo decisivo che trascinerà verso la medesima redenzione Michael “Clooney” Clayton.
Da vedere se volete passare due ore circa senza molti pensieri nella testa. Sconsigliato a chi crede che visto un legal thriller si sono visti, grosso modo, tutti.
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