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Scritto da Dario Carta   
martedì 09 settembre 2014

Titolo: Mindscape
Titolo originale: Mindscape
U.S.A, Francia, Spagna.: 2013. Regia di: Jorge Dorado Genere: Thriller Durata: 99'
Interpreti: Indira Varma, Taissa Farmiga, Mark Strong, Brian Cox, Noah Taylor, Rod Hallett, Saskia Reeves, Jessica Barden, Clare Calbraith, Alberto Ammann, Richard Dillane, Sanny Van Heteren, Antonia Clarke, Molly Malcolm, Julio Perillán, Benjamin, Nathan-Serio
Sito web ufficiale: www.kiokutantei.asmik-ace.co.jp
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Intrigante
Scarica il Pressbook del film
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mindscape_leggero.pngDice le cose molto bene,il regista spagnolo Jorge Dorado nel suo feature movie d'esordio "Mindscape",o "Anna",come successivamente rititolato nella sua laboriosa uscita al pubblico delle sale.
Presentato al 46° Sitges Film Festival nell'ottobre del 2013,il film venne poi proiettato in Spagna sempre nel 2013 e dopo tre successivi passaggi ai festival di Gérardmer,Glasgow e Dallas venne distribuito in USA sia in VOD che nelle sale nel maggio e giugno del 2014.

La difficile gestazione di cui il film è stato fatto oggetto non gli ha comunque potuto sottrarre un riscontro ed un plauso di critica e di pubblico sia in patria che in USA.
E onore sia al merito. Dorado,scattante e sveglio documentarista ed autore di una mezza dozzina di short stories,incontra con "Mindscape" per la prima volta il grande schermo e lo fa con una tale eleganza da meritarsi la rara lusinga di talentuoso narratore di suspense.
Poichè è proprio questo spirito di incertezza ed ansietà ad innervare e soffiare vita all'intero suo lavoro,in ogni fotogramma di un cinema che vale il termine "resto dello spettacolo".

Il tema scelto da Dorado,qui sia autore che regista,non è certo novità;l'analisi della psiche criminale e i viaggi nella memoria sono argomenti molto battuti sia nelle pagine della letteratura noir che in quelle delle sceneggiature di ogni epoca,ma la mano sulla macchine reclama di diritto un elogio che crea una dovuta distanza fra il lavoro del regista e le polverose file di titoli senza identità e reminiscenza. John Washington (Mark Strong),un detective della memoria un tempo appartenente al gruppo "Mindscape" cui il governo federale si rivolge per risolvere casi fuori misura ordinaria,è ora a terra,dopo un infarto che lo ha lasciato senza lavoro e una famiglia distrutta dopo la morte della moglie.
Resta poco del vecchio John,esperto specializzato nelle analisi delle menti criminali,ma l'uomo decide di chiedere al suo superiore Sebastian (Brian Cox) che gli venga assegnato un incarico. Il caso è disarmante:una ragazzina di 16 anni,Anna (Taissa Farmiga),figlia di genitori ricchissimi e dotata di un'intelligenza raffinata e controversa,ha deciso di non mangiare più.
John dovrà capire se la ragazza è sociopatica o vittima di un trauma subìto a scuola e si troverà a far fronte ad una persona acuta ed ambigua,che gli offrirà una sfida più pericolosa di quanto l'uomo si sarebbe potuto aspettare.

La psicologia del lavoro di Dorado la si può rintracciare frugando fra i titoli del vocabolario di Hitchcock,di cui il regista lascia intenzionalmente tracce discrete ma intelligenti. Non può sfuggire un'evidente ispirazione a "Vertigo" - riconosciuta dal regista stesso - sia nell'apparato narrativo,nella stessa trama,sia nel come Dorado la dipana in modalità lenta,regolare ed inquietante,senza scossoni ed effetti speciali,ma,al contrario,con il metodo progressivo di un mistero svelato per gradi.

Ci sono alcune sequenze di fattura elegante,fra le quali spicca il denso incipit,dove in una manciata di secondi il regista compone l'accesso alla storia con un timing di tutto rispetto e non senza il ricorso ad un montaggio ad arte,elementi niente affatto scontati nel cinema di oggi. Un breve inciso,inserito nella forma di un servizio di cronaca televisivo,informa dell'esistenza di una sezione investigativa,"Mindscape",specializzata nell'analisi delle curve mentali di persone coinvolte in indagini poliziesche o federali. Le esperienze drammatiche - viene spiegato - vissute da alcuni individui,si annidano nella mente,condizionando le persone e modificandone il comportamento e la vita stessa.

I detective della memoria hanno il compito di penetrare nei recessi di questi ricordi sepolti,individuarne l'origine e tracciare un profilo preciso della persona in analisi. Costruito più su dialoghi che sull'azione vera e propria,il film respira dell'azione stessa dei dialoghi che lo formano,imbastiti in una sceneggiatura densa e raccontata ad altissimo gradiente energetico.
Di fatto,tutto il lavoro corre a perdifiato,senza inciampi o buchi,e questo è tanto più verificabile,quanto più è vero che un film vale per quello che dice e per come lo fa e non per come si veste.
C'è molta attenzione ai dettagli da parte di una regia particolarmente vigile a non sovraccaricare il racconto con quanto potrebbe risultare superfluo,a privilegio di uno speciale occhio per i particolari e i rimandi al cinema noir di stoffa.
La narrazione è scandita da un beat sempre in levare,fitta di anticipi e sospensioni,tutti al punto giusto nel momento giusto e in grado di stimolare un senso di irrequietezza in costante livello di allarme. Un'eccellente lavoro di partitura sposa e si fonde in modo esemplare al il ritmo del racconto,con pagine di archi in crescendo e pentagrammi aperti sugli score di lavori di Polanski e,ancora,Hitchcock.

Dorado riversa nel suo lavoro il senso dell'ambiguo in dosi misurate e successive,permeando la narrazione con l'idea astratta dell'inafferrabile e dell'invisibile,centrando la storia sui dialoghi fra John e Anna,reiterati e ciclici,ma mai banali e molesti,gettando ombre sulle intuizioni ed alimentando il senso agitato dell'intrigo e dell'imprendibile con il sospetto che nulla sia vero di quello che si vede. Strong e la Farmiga formano la formula decisiva del film ed il reciproco gioco di sguardi completa in perfetta sinergia la chimica che innerva l'intera pellicola.
Il lavoro di macchina di Dorado ritaglia la storia in scatti precisi e in successione e li compone in una narrazione ritmata e crescente,senza mai cadere nelle lusinghe delle convenzioni o nei paradigmi del catalogo di genere (cfr la sequenza dove,durante un dialogo fra John e Anna,la cinepresa si sposta di volta in volta ad inquadrare il volto di ciascuno dei due protagonisti,secondo chi prende la parola,ponendo l'accento sul confronto e sui discorsi dei due personaggi). I viaggi di John e la sua presenza invisibile nella memoria di Anna,per chi avesse familiarità con i romanzi del binomio Preston and Child,possono suggerire un omaggio di Dorado alle esperienze dell'Agente Speciale FBI Pendergast durante i suoi viaggi nel "Palazzo della Memoria",quando l'agente ricorre ad un'antica disciplina tibetana per rivivere in spirito eventi passati o riemergere in epoche e luoghi lontani. Il regista imposta il suo lavoro in una struttura fatta a gradini,dove ad ogni passo pare venga raggiunta una nuova verità che sembra contraddire quella del passo fatto precedentemente e dove il respiro si affatica nel raggiungere una rivelazione che tarda a manifestarsi.

La Farmiga incarna l'equivoco e l' ambiguo con un sorriso insondabile sulle labbra e lo sguardo illeggibile di un'adolescente inquieta con troppi segreti. Strong risponde con il personaggio sofferto di chi può aver perso tutto nella vita,ma che anche non si rassegna a volersi ritrovare come uomo che si ricerca per ricominciare.
La risultante fra le due performances è la direttrice di un film che si dipana lento e denso,fluido e magnetico,senza mollare la presa sulle attenzioni fino ad un epilogo che,senza lasciare tracce di banalità o clichè,completa un lavoro che sa far trattenere il fiato senza fare troppo rumore o alzare la voce. Come sempre si auspica una visione del film nella sua versione originale.
Qui si può raccogliere,per chi lo desiderasse,un buon inglese Brit di Strong.

 
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