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Montage PDF Stampa E-mail
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Scritto da Nicola Picchi   
mercoledì 26 marzo 2014

Titolo: Montage
Titolo originale: Mongtaju
Corea: 2013. Regia di: Jeong Geun-seop Genere: Thriller Durata: 120'
Interpreti: Kim Sang-hyeong, Uhm Jung-hwa, Song Yeong-chang, Jo Hee-bong ,Yoo Seung-mok, Lee Joon-hyuk, Park Chul-min
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Florence Korea Film Fest
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Rimontato
Scarica il Pressbook del film
Montage su Facebook

montage_leggero.pngDopo 15 anni, qualcuno deposita un fiore nel luogo in cui fu rinvenuto il corpo della vittima di un rapimento. Solo la madre, il sequestratore e la polizia sono a conoscenza del punto esatto in cui fu trovato il corpo della bambina, e così il detective Chung-ho riprende le indagini, convinto di poter arrestare il colpevole prima che il reato vada in prescrizione. Dopo qualche giorno, però, viene rapita un’altra bambina con il medesimo “modus operandi”.

La legislazione della Corea del Sud stabilisce un tempo limite di 15 anni, trascorsi i quali i reati vanno in prescrizione. Malgrado le ricorrenti campagne d’opinione per abrogare tale limite, almeno per quanto concerne i reati più gravi, la legge è rimasta invariata. Solo nel 2011, grazie al clamore suscitato dal film “Silenced” di Hwang Dong-hyuk, fu approvata una legge (che porta il nome del film) che abrogava la prescrizione per il reato di abuso di minore.
Il cinema è sovente entrato in polemica con la legislazione vigente, sia per farsi portatore di condivisibili istanze sociali, che per tirare acqua al suo mulino.
Il limite temporale si presta infatti a essere utilizzato come impeccabile meccanismo a orologeria, sia in maniera pirotecnica, come in “Confession of Murder” (2012) di Jung Byung-gil, che per dare l’abbrivo a cupi “morality play”, come nel caso dell’ottimo “Blood and Ties” (2013) di Guk Dong-Suk e di “Montage”, presentato al Florence Korea Film Fest.

L’esordiente Jeong Geun-seop non è tanto interessato al conto alla rovescia innescato dall’approssimarsi della data fatidica, quanto a far volteggiare le tessere di un puzzle. Chung-ho ha solo cinque giorni per identificare l’uomo misterioso che ha deposto un fiore in memoria di Suh-jin, cinque giorni durante i quali si dannerà l’anima, conducendo un’investigazione che porterà a un nulla di fatto. Liquidato l’escamotage della prescrizione in una prima mezz’ora al cardiopalma, girata secondo i crismi del “procedural” classico, Jeong si smarca dai meccanismi del thriller dilatando tempi e atmosfere.
Il montaggio cui allude il titolo non è solamente quello sonoro, mediante il quale è stata manipolata ad arte la voce del rapitore, ma anche il montaggio dei flashback, disseminati con una struttura a incastro, che definiscono le colpe presenti e quelle passate. Una manipolazione audio/video che implica deviazioni obbligate, scarti e false piste, che eludono catarsi consolatorie e portano alla luce le responsabilità dei singoli, le quali rimangono imperscrutabili fino alla risoluzione finale. Il regista opta per la densità, abbandonando la suspense e i facili colpi di scena in favore di una chirurgica esplorazione degli abissi del cuore umano.

La madre Ha-kyung, la quale non si è rassegnata alla perdita della figlia, dopo il ritrovamento del fiore porta avanti una propria indagine parallela che, manco a dirlo, ha più successo di quella delle forze dell’ordine; la scoperta del colpevole la porterà a unirsi alle innumerevoli “Lady Vengeance” del cinema coreano, con una modalità del tutto particolare che toccherà allo spettatore scoprire.
Chung-ho cerca di riscattarsi dal suo duplice fallimento, quello di 15 anni prima e quello attuale, perseverando in un’indagine osteggiata dai suoi stessi colleghi. Han-chul, il nonno di Bom, è infatti il principale indiziato, dopo essere stato arrestato con una borsa che conteneva il denaro del riscatto. La verità, però, fluttua in una zona grigia e amorfa dove non esistono buoni e cattivi, e nella quale si è obbligati a compiere scomode scelte morali.

Il merito della riuscita di “Montage” è anche da ascrivere a una sceneggiatura ben calibrata, scritta dallo stesso regista, e alle convincenti interpretazioni di Kim Sang-hyeong (Memories of Murder, HaHaHa) e Uhm Jung-hwa (Best Seller, In My End is My Beginning), i quali hanno promosso l’“International Missing Children’s Day” il 25 maggio scorso, pochi giorni dopo l’uscita del film, partecipando a una campagna di raccolta fondi per la prevenzione dei rapimenti dei bambini in Corea.

 
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