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Mr. Brooks PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
lunedì 01 settembre 2008

Mr. Brooks
Titolo originale: Mr. Brooks
USA: 2007. Regia di: Bruce A. Evans Genere: Thriller Durata: 120'
Interpreti: Kevin Costner, Dane Cook, Demi Moore, William Hurt, Marg Helgenberger, Danielle Panabaker, Jason Lewis, Steve Coulter
Sito web: www.theressomethingaboutmrbrooks.com
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta

mrbrooks_leggero.jpgScorrono ancora i titoli di testa,e lo spettatore avverte già il sapore del film che ha scelto di vedere.
Prima ancora che la bella preghiera che la devozione popolare innalza a Dio per domandare per sè il discernimento fra ciò che è bene e ciò che è deviato e,soprattutto la saggezza comprenderne la differenza,sia stata interamente formulata dalla voce fuoricampo,l'inquietante frase "La fame è tornata nel cervello del Sig. Brooks",aggredisce chi guarda ed esige il proprio diritto di essere riconosciuta come elemento chiave di tutta la pellicola.
Il seguito sanziona che "in realtà non lo aveva mai abbandonato" e,subito dopo, la voce innalza la preghiera,invocando Dio.
Questo è il primo stridente contrasto che modella il corpo di questo film che grida la complessità dei suoi molteplici aspetti.
Due voci si alternano in una ansiosa polemica fra due immaginarie persone,che l'istinto suggerisce inabitare in un solo corpo. Poi,"l'uomo d'affari,il grandissimo filantropo e il carissimo amico"viene presentato con le sembianze di Kevin Costner.
Brooks è un uomo di successo,che conduce la sua attività con esito invidiabile,è al centro della mondanità e della più selezionata fascia sociale;ha una moglie fedele e bella (la Helgenberger della CSI),ed appare come persona arrivata,o comunque si possa definire chi crede possa avere realizzato il proprio sogno esistenziale.
Però questo signore ha un problema. Che forse sono due.
E' una sofferenza intima,lacerante,che rende schiava la sua anima,rendendola teatro di una convivenza di due personalità,delle quali,una porta su di sè la maschera della morte.
Brooks e Marshall,(W: Hurt),quest'ultimo  l'alter ego che alberga nell'esistenza malata del protagonista,parlano in un continuo contradditorio,creando la tensione emotiva tra i poli del seguire le leggi di Dio e l'abisso dell'innarrestabile pulsione di uccidere.
Allora Mr Brooks uccide,come ha già ucciso ed ucciderà ancora.
Marshall è una sorta di Harvey (Henry Coster - 1950),visibile solo all' immaginazione del protagonista e deformato nella malvagità,cui Brooks si rivolge come se fosse reale e presente e che contamina la sua quotidianità di uomo,insinuando dolore,sospetto ed iniquità.
Esordisce bene,questo racconto,figurando con proprietà e tratti precisi e veloci,le caratteristiche psicologiche  di Brooks,mostrando,in tempi ristrettissimi,le contraddizioni feroci che si dibattono nel suo io spaccato ed anticipando una ansiosa eccitazione per lo sviluppo della vicenda.
Brooks perde il confronto con l'avversario che ha in sè e l'io sdoppiato innesca ancora una soluzione di omicidio.
Per poi chiedere,prostrato e nudo,perdono a Dio,davanti al forno dove ha distrutto ogni possibile indizio.
La scissione trova il suo duplice:l'uomo buono e il suo antagonista,l'uomo che cerca Dio e il suo satana,il suo avversario.
E la struttura intera del film è scandita da questa ossessiva proposta di confronto fra le due personalità che trovano nello scontro l'energia promisqua per il procedere degli eventi.
Il Bene e in Male,la Luce e l'Oscurità,lo ying e lo yiang,l'eterno alternarsi degli opposti,in questo caso entrambi presenti nello stesso essere,che ne viene dilaniato.
Quando,però,l'ultimo omicidio ha rivelato un testimone,lo scenario si spalanca in nuove direzioni.
Il colloquio con il testimone è rivelatore nella tentazione di inquadrare,almeno fino a questo punto,il psico-triller nella bacheca degli standard del genere trattato.
Non viene voglia di distrarsi,davanti a questa pellicola,che si sviluppa alternando sobriamente elementi noir con risvolti psicologici,in un turnover quasi teatrale di personaggi che roteano gravitazionalmente attorno al nucleo poliziesco della vicenda.
Il tema del serial killer è solo apparentemente in primo piano,perchè non è la fibra determinante della trama.
Chi tira le fila è l'aspetto del contrastante dissidio che si dibatte in un solo io,che annega negli angoli bui del suo essere oscuro,ma che annaspa per risalire alla superficie della vita.
Il serial killer,qui,è noto ed il processo d'indagine dalla persona alle componenti emotive è opposto rispetto alle figure oscure dei romanzi di Jeffery Deaver,indiscusso maestro di questa corrente.
In Deaver,il killer non è noto e se ne conoscono i moti malati interiori,le pulsioni deviate,i pensieri distorti.
Leggiamo capolavori sul genere,come "La luna fredda",dove l'assassino firma i suoi delitti con un orologio dalle precise fasi lunari.
O "L'uomo scomparso",o,ancora "La XII carta",o "La scimmia di pietra",o il recente "La finestra rotta",dove l'assassino trova la sua dimensione nell'infinitesimale indizio lasciato o nella sua firma peculiare,senza che questa permetta la sua identificazione.
Il killer è sempre coerente con la sua volontà e non si disgiunge mai da sè stesso.
In "Mr Brooks",sembra che il personaggio conduca una vita contro le sue stesse intenzioni,apparendo succube del suo ego (Hurt),ma desideroso di riscatto.
Un bel film,scorrevole che ci porta per mano nel suo fluire
liquido,con pochi inciampi e perdite di energia.
Non è utile cercare Stevenson,con Jekyll e Mr Hide,se si può trovare un film dai valori differenti,nonostante la tentazione di leggerne,solo apparentemente,gli stessi tratti.
E' inopportuno anche indagare su "Seven",o "Manhunter",o "Zodiac",o "Jack lo squartatore",o quant'altro relativo alla materia del killer seriale.
"Mr Brooks" vive di una sua propria esistanza con una sua struttura,un suo profilo e un suo motivo narrativo.
Casomai,se una pecca debba essere cercata,la si può trovare dove il film si perde in una serie di piccole sottotrame,motivi emissari che si coinseriscono alla maniera di scatole cinesi,portando alla conclusione di aiutare lo spettatore a perdere il fuoco della propria attenzione sulla trama principale.
Costner è un cattivo contro sè stesso,che ci ricorda il "Perfect World" di Eastwood.
William Hurt è la disarmante esistenza che si materializza sempre alle spalle di Brooks,ma in realtà gli ben davanti e l'impressione è che sia lui a tirare le redini del film.
Demi Moore si accontenta di correre e strepitare,in una parte che la fa implodere in sè stessa.
Allora,si spezzi una lancia a favore di Bruce A: Evans,sceneggiatore di "Starman" di Carpenter (1984),e di "Stand By Me" dell ' 86,di Rob Reiner e regista infelice del "Poliziotto in blue jeans",del 1991.
Si era forse smarrito?
Se sì,qui sembra abbia ritrovato il sentiero.


 
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