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Nightfall PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 33
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Scritto da Nicola Picchi   
venerdì 13 aprile 2012

Titolo: Nightfall
Titolo originale: Dai jui bo
Hong Kong: 2012. Regia di: Roy Chow Hin Yeung Genere: Thriller Durata: 107'
Interpreti: Simon Yam, Nick Cheung, Janice Man, Shawn Dou, Kay Tse, Michael Wong, Candice Yu
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Anteprima Far East
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Stalkerato
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nightfall_leggero.png“Nightfall” è uno spiccato miglioramento rispetto all’esordio di Roy Chow Hin Yeung, quel “Murderer” che poteva vantare il colpo di scena più risibile degli ultimi anni.
Con la medesima sceneggiatrice, Christine To, elabora un noir alquanto tradizionale ma degno di nota, che ha ottenuto eccellenti risultati al botteghino sia in Cina che a Hong Kong.
Non che stavolta la sceneggiatrice ci ammannisca chissà quali alzate d’ingegno, ma almeno si è risparmiata l’onere di imbastire twist in bilico tra il grottesco e il delirante. Rischia semmai l’effetto opposto, dato che il plot non è esattamente sorprendente.

La fortuna di “Nightfall” è quella di poter contare su due attori iconici come Simon Yam e Nick Cheung. Il primo interpreta l’ispettore George Lam, poliziotto con l’ossessione di riaprire vecchi casi. Il secondo è Eugene Wang, un uomo che esce di prigione dopo aver scontato vent’anni per lo stupro e l’omicidio della fidanzata Eva.
Le loro strade si incroceranno quando verrà rinvenuto il cadavere sfigurato di Han Tsui, famoso cantante d’opera nonché padre di Eva, e l’ispettore Lam sospetterà una vendetta di Eugene. George Lam ha la fissazione di scavare nel passato, riesumando casi considerati ormai risolti. Questo da quando, 5 anni prima, sua moglie si è suicidata.

Un evento su cui l’ispettore continua a nutrire forti dubbi. Nell’impossibilità di poter fare chiarezza intorno a quell’evento drammatico, trova parziale risarcimento nel portare alla luce verità precedentemente ignorate, riesaminando da nuove angolazioni casi considerati chiusi.
Uomo tormentato, ha un rapporto difficile con la figlia adolescente e un abbozzo di relazione con la collega Ying, relazione perennemente ferma ai nastri di partenza. Eugene Wang, introdotto nella sequenza iniziale mentre affronta quattro detenuti che l’hanno aggredito, è in apparenza il perfetto “villain”, violento e psicotico. Forse troppo “perfetto”, visto che dissemina dietro di sé indizi della propria colpevolezza, come Pollicino molliche di pane.
Eugene non riesce ad articolare parola da quando ha tentato il suicidio in carcere, trafiggendosi il collo con una matita. Un’afasia altamente simbolica che trova eco negli avvenimenti di vent’anni prima quando, incastrato da prove circostanziali, gli era stato impedito di farsi ascoltare. Muto allora, muto per sempre. Colpevole allora, colpevole per sempre.
Designato dalla società come il perfetto criminale, continua a indossare questa identità come una seconda pelle, sfidando platealmente la polizia. Se deve essere colpevole, deve esserlo fino in fondo, soprattutto se le motivazioni profonde del suo comportamento affondano le radici in un’intricata vicenda che toccherà all’ispettore Lam dipanare.
Una storia sgradevole che è un copione già visto: una famiglia altoborghese, un padre violento e incestuoso, una madre che distoglie lo sguardo, una vittima sacrificale, un capro espiatorio.

“Nightfall” dà modo a una vecchia volpe come Simon Yam di eseguire con l’abilità di un virtuoso uno spartito conosciuto a memoria, quello del poliziotto disilluso ma comprensivo, e a Nick Cheung, che capitalizza il suo ruolo in “Beast Stalker”, di affidarsi a una recitazione basata esclusivamente su mimica e gestualità.
Chow punta tutto sul confronto tra gli antagonisti, ma gli incontri tra i due mancano di vera tensione.
Una sequenza concepita con l’unico scopo di risultare il pezzo forte del film, lo scontro in una cabina della funivia dell’isola di Lantau, riesce solo ad essere pretenziosa, mal coreografata e peggio diretta. Si nota anche una ridondanza di flashback esplicativi, ingegnosamente resi dal direttore della fotografia Ardy Lam con i colori slavati e alterati della pellicola invecchiata dal trascorrere del tempo.

Nondimeno la regia, di funzionale mediocrità, riesce a costruire un’atmosfera che rammenta i noir hongkonghesi degli anni ’90, che fondevano melodramma, thriller, whodunit e detective story. Anime diverse, cementate dalle musiche per piano e violoncello del compositore Shigeru Umebayashi (In the Mood for Love), che dettano i ritmi del montaggio e sigillano il turgido melodramma, insieme alle lacrime simmetriche di Yam e Cheung. Musiche ideali per un “Notturno”, appunto.

 
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