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Scritto da Francesco Manca   
lunedì 06 ottobre 2008

Non è un paese per vecchi
Titolo originale: No country for old men
USA: 2007. Regia di: Joel e Ethan Coen Genere: Thriller Durata: 122'
Interpreti: Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly Macdonald
Sito web: www.nocountryforoldmen.com
Nelle sale dal: 22/02/2008
Voto: 9
Recensione di: Francesco Manca

nonunpaesepervecchi_leggero.jpegMettendo da parte l’umorismo cinico, tagliente ed estremamente calibrato che ha caratterizzato struggenti opere come “Fargo”(1996), “Il grande Lebowsky”(1998) e “Fratello, dove sei?”(2001), i fratelli Joel ed Ethan Coen si concentrano appieno su un cinema, all’apparenza, a loro poco congeniale, privo di tutti quegli stereotipi ed elementi che hanno sempre contraddistinto il loro stile rigorosamente sobrio, freddo e asciutto. Ciò non sta affatto a significare che “Non è un paese per vecchi”, tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, è un film che non rientra nel “profilo psicologico” dei Coen, perché, anche se più difficilmente distinguibili rispetto a tutte le altre loro pellicole, quei canoni fortemente “Coeniani” che abbiamo sempre avuto modo di ammirare, sono presenti anche in questa loro fatica.
La vicenda ruota intorno ad una valigia contenente due milioni di dollari, rinvenuta da Llewelyn Moss(Josh Brolin), in seguito ad una strage avvenuta nel bel mezzo del deserto Texano per motivi legati al traffico di droga. Sulle tracce di Llewelyn ci sono, oltre che vari spacciatori messicani determinati a recuperare il loro bottino, anche lo sceriffo Ed Tom Bell(Tommy Lee Jones) e lo spietato serial killer Anton Chigurh(Javier Bardem).
I momenti affascinanti in questo film dei fratelli Coen sono parecchi, ed è da notare la particolare (e azzeccatissima) scelta dei due registi di non inserire alcuna colonna sonora, riuscendo nell’ardua impresa di creare ancor più tensione di quanta ce ne sarebbe già stata. Gli unici suoni che sentiamo sono quelli sordi e guardinghi prodotti dagli stivali di cuoio del cowboy Moss e quelli gelidi e assordanti provocati dalle brutali uccisioni di Chigurh.
Non è un caso che gli interpreti siano uno dei cardini portanti della pellicola, come lo sono stati, tra gli altri, anche i vari “feticci” dei Coen nelle loro precedenti opere, nelle quali, la recitazione, è sempre stata curata in modo particolare, così quanto la sceneggiatura, la fotografia e il montaggio. Le prestazioni di tutti i componenti del cast sono assolutamente superbe, con una sentita nota di merito ai tre protagonisti: Tommy Lee Jones, Javier Bardem e Josh Brolin.
Il primo, già vincitore del premio Oscar nel 1994 per “Il Fuggitivo” di Andrew Davis, regala qui una performance da ricordare, che ricopre anche il ruolo di voce narrante, e che raggiungerà altissimi livelli soprattutto nel finale, che, come di regola nel cinema dei Coen, segna il confine tra il lavoro svolto dal regista (in questo caso, da i due registi), e il lavoro che dovrà svolgere lo spettatore per completare il puzzle e arrivare alla soluzione.
Lo stesso discorso fatto per Tommy Lee Jones, vale anche per Josh Brolin, al quale è stata offerta la possibilità di interpretare, in seguito a numerosi ruoli marginali, un personaggio in perfetta sintonia con il suo lavoro d’attore, che resterà sicuramente uno dei più riusciti ed impegnati della sua carriera.
E che dire poi di Javier Bardem? Un personaggio come il suo, così volutamente “pittoresco”, millimetrico, maniacale, spietato e, in un certo senso, “sopra le righe”, non si era davvero mai visto, e lo conferma anche il meritatissimo Oscar come miglior attore non protagonista. E’ curioso vedere che, nonostante Chigurh sia il principale “cattivo” della storia, faccia intravedere, anche solo per un istante, un certo lato “meno oscuro” che è senz’altro in grado di sconvolgere e spiazzare lo spettatore, e va sicuramente dato merito a Bardem di aver creato un assassino completo su tutti i fronti: che sa uccidere e che è in grado di vedere la realtà non solo secondo la sua personalissima visione, ma anche da un lato più umano, benché, come detto, quest’ultimo sia appena intravedibile, e per alcuni, probabilmente, addirittura totalmente assente.
In sostanza, “Non è un paese per vecchi” è, a maggior ragione, da considerare molto più di un magnifico film, che mette lo spettatore in condizione di percepire tutti i connotati del Buon Cinema che piace tanto ai fratelli Coen quanto piace a noi, destinato ad estinguersi in un lampo per poi rimanere indelebile nella memoria, proprio come un lungo, infinito e bellissimo Sogno.


 
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