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Valutazione utente: / 8
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Scritto da Ciro Andreotti   
sabato 08 marzo 2008

Non è un paese per vecchi
Titolo originale: No country for old men
USA: 2007. Regia di: Joel e Ethan Coen Genere: Thriller Durata: 122'
Interpreti: Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly Macdonald
Sito web: www.nocountryforoldmen.com
Nelle sale dal: 22/02/2008
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti

nonunpaesepervecchi_leggero.jpeg1980, Texas in un piccolo paese al confine con il Messico. Llewelyn Moss, un reduce del Vietnam in pensione, trova, nel corso di una battuta di caccia: un gruppo di camion circondato da cadaveri, molti chilogrammi di droga, due milioni di dollari deposti all’interno di una valigia e pronti per essere sottratti dalla scena del delitto.
L’uomo non può certo immaginare che impossessandosi della valigia sta per scatenare una reazione a catena degna di un terremoto. A dargli la caccia cominceranno sia i Messicani, cui l’acquisto del carico di droga si è terminato con una carneficina, che Anton Chigurh, killer assoldato dalla controparte americana; ma anche lo sceriffo Ed Bell.
Se eravate rimasti affascinati da spettacoli precedenti, messi in scena dalla coppia di registi e sceneggiatori più celebri del pregiato mondo della celluloide, forse rimarrete, come il sottoscritto, delusi dalle evoluzioni di uno Javier Berdem degno erede del mostro di Milwaukee e che per errore è passato fra le forche caudine di un barbiere disturbato mentalmente tanto quanto lui. Questa la sintesi di una pellicola che affascina, ma sino ad un certo punto, che colpisce per la trama, ma che si perde in manierismi fatti di battute fuori luogo o di lentezza minimalista che si presenta in maniera inaspettata.
Una pellicola che alfine non rimane scolpita nelle menti di chi si era atteso, recandosi al cinema, di assistere ad un nuovo “Grande Lebowsky” o una rivisitazione a colori dell’“Uomo che non c’era” ma che forse rimarrà deluso a causa della scelta, per una volta, di rientrare negli schemi, di non sfidare il genere che spesso, anzi quasi sempre, nel caso dei Coen è assolutamente auto referenziale. Questa volta invece, con pace di Cormac McCarthy, si sono affidati alla rilettura del suo romanzo. Affidandosi all’aiuto dell’autore di Providence qui nel ruolo anche di co-sceneggiatore.
Non fraintendeteci; i Coen confezionano in ogni modo una sapiente prova di regia, in cui il paesaggio “lunare”, come solo quello di frontiera può essere, è sottolineato da un uso capillare della fotografia.
I temi cari a questi luoghi sono enfatizzati, su tutta la lotta giornaliera in cui si trovano calati i tutori della legge, per i quali il traffico di droga ha preso il posto del desueto traffico di bestiame. Anche il degrado nella quale lentamente è scivolata la vita dei reduci del Vietnam e le crisi di uno sceriffo prossimo alla pensione, vengono portati alla luce.
Ciò nonostante speriamo che con gli impegni futuri i Coen riescano nuovamente a ripresentarci qualche cosa di meno conformista e standardizzato e che quindi desiderino nuovamente, e ancora, stupirci con quell’autoreferenzialità che li ha resi celebri in ogni loro pellicola precedente.

 
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