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Premonition
Titolo originale: Premonition
USA: 2007. Regia di: Mennan Yapo Genere: Thriller Durata: 90'
Interpreti: Sandra Bullock, Julian McMahon, Amber Valletta, Marcus Lyle Brown, Jason Douglas
Sito web: www.sonypictures.com/homevideo/premonition
Voto: 7
Recensione di: Piergiorgio Ravasio
Premonizione significa prevedere in anticipo. La possibilità, cioè, di vedere le cose prima che accadano. Una facoltà che affascina da sempre non solo perché è un’idea indotta dal sistema nervoso ma anche perché sembra appartenere alla specie umana da sempre, con numerosi casi studiati dal mondo della scienza.
Il dono di presagire quanto sta succedendo appartiene, nel film, a Linda (Sandra Bullock): moglie devota e madre perfetta che, una mattina, si sente recapitare la terribile notizia della morte del marito (Julian McMahon, il Victor Von Doom de “I Fantastici 4”) sopraggiunta a seguito di un terribile incidente stradale. E fin qui, pur nella drammaticità dell’evento, tutto normale. Se non fosse per il fatto che la mattina seguente, mentre Linda scende in cucina, si ritrova davanti la sagoma del marito in carne ed ossa.
Convinta che si sia trattato del peggior incubo che possa accadere ad una persona, la donna, nei giorni a venire, dovrà imparare a convivere e confrontarsi con queste strane circostanze che la vedono a giorni sposata e a giorni vedova.
Ma la donna si sta immaginando gli eventi (torna l’affascinante tema dell’esaurimento della psiche umana) oppure sta accadendo qualcosa di unico e irripetibile nella sua vita? Sta sognando ad occhi aperti o qualcuno sta cercando di farla passare per pazza?
Anche perché l’immagine “c’è-non-c’è” del marito non sembra essere l’unica premonizione che la donna avverte.
Altri fatti inspiegabili inizieranno a verificarsi andando a comporre un puzzle di quello che potrebbe essere anche un segno divino.
Senza eccedere nel soprannaturale e nel misticismo, la pellicola riesce bene nell’intento d mischiare il dramma con una leggera vena di suspence, catturando il pubblico senza dover ricorrere ad una massiccia dose di violenza tipica dei thriller.
Il buon esito della pellicola, infatti, è legato non tanto ad un gratuito spargimento di sangue bensì a quell’aspetto psicologico che riesce a snervare quanto basta.
Thriller basato sulla vita familiare di tutti i giorni e che, concentrandosi sui personaggi, vive di momenti che ne rispecchiano la realtà: con diverse situazioni drammatiche, ma bilanciate con molta attenzione.
Pur presentando, a tratti, una struttura non lineare della storia, la trama si snoda attorno ad un’idea di fondo molto semplice: “Come ci sentiremmo a perdere la persona più importante della nostra vita per poi ritrovarla viva il giorno seguente?”
Penseremmo ad un sogno o ad una premonizione per una tragedia che ancora si deve compiere?
Partendo dalla tensione emotiva creata da questa incredibile perdita ed aggiungendoci una componente di incertezza, nel suo sviluppo la storia arriva a porre interrogativi sulla fedeltà, l’amore e il destino.
E qui entra in gioco la bella interpretazione di Sandra Bullock (già fattasi notare nei precedenti “Speed”, “Demolition man” e “Due settimane per innamorarsi” a fianco di Hugh Grant) che tratteggia il suo personaggio come quello di una donna molto forte che viene messa in una situazione straordinaria e che deve risolvere per poter riorganizzare il proprio mondo.
Donna insicura per quanto riguarda ciò che la circonda, divisa tra il completo controllo che ha sempre avuto sulla sua vita e l’accettazione del fato, Linda diviene la casalinga che ha davanti a sé la possibilità di perdere il marito ma anche il potere di prevenire questa eventualità.
E questo sentimento, per lei estraneo, e che la colpisce profondamente, la fa riflettere su ciò che per lei è importante.
Attrice talentuosa che ha interpretato una grande varietà di ruoli, con questa sua nuova performance sottile ma altamente drammatica, incarnando il sogno della donna americana e quella sorta di idealizzazione della vita che vorremmo (una casa, due figli, sposata con il compagno di sempre), concede al pubblico quella forma di identificazione facilmente raggiungibile, anche se questo, in qualche modo, può capovolgere le aspettative che si potrebbero avere.
Alle prese con il difficile compito di recitare confusione e dramma, propri dell’inspiegabile realtà che sta vivendo da sola e riuscendo a ben trasmettere la complessità del suo personaggio (merito anche delle atmosfere che non risultano per nulla essere claustrofobiche), il viaggio emotivo e fisico di Linda conduce il film a concentrarsi sul tema della perdita e del lutto.
Al regista il pregio di un lavoro che non usa solo effetti speciali ed elementi convenzionali di questo determinato genere cinematografico, e che mostra sicurezza sia col tono che con gli attori, rivelando una dosata inclinazione sia per la realtà che per il surreale.
Grazie anche ad una sceneggiatura ben scritta (il tempo è condensato andando avanti e indietro cosicché non si sa mai se ci si trova nel presente o nel futuro) e ad una buona fotografia (che crea un’immagine del film ben aderente allo stato psicologico della protagonista) il risultato finale è quello di un prodotto ben confezionato, adatto ad un pubblico variegato e magari – diciamolo pure – a qualche coppietta in fase di crisi.
Se avessimo la possibilità di tornare indietro e aggiustare qualcosa, lo faremmo? Oppure andremmo avanti rischiando di non cambiare mai la nostra vita?
C’è chi ai miracoli ci crede e chi no; ma accettando il proprio destino si può imparare come “ogni giorno che viviamo nella nostra vita è un miracolo”.
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