| Rendition |
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| Scritto da Patrizia Mascetti | |
| martedì 04 novembre 2008 | |
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Rendition Titolo originale: Rendition USA, Sud Africa: 2007 Regia di: Gavin Hood Genere: Thriller Durata: 120' Interpreti: Reese Witherspoon, Jake Gyllenhaal, Meryl Streep, Alan Arkin, Skylar T. Adams, Robert Clotworthy, Coco d'Este, David Fabrizio, Bob Gunton, Bob Gunton Sito web: www.newline.com/properties/rendition Nelle sale dal: 29/02/2008 Voto: 6 Recensione di: Patrizia Mascetti Rendition rappresenta la terza
fatica del regista Gavin Hood (Oscar per “Il suo nome è Tsotsi”) , ed è
sicuramente un film scomodo.Quello che da locandina appare un semplice thriller filo-politico, in realtà porta alla luce un fenomeno ai più sconosciuto, ma che, purtroppo, ingloba una realtà fin troppo celata. La “Rendition” è una parola che, in modo semplicistico, sta a significare la detenzione illegale di una persona contro la sua volontà, allontanandola dai normali processi politici attraverso i quali un “detenuto” o un “sospettato” devono obbligatoriamente passare prima di una pena. Questa la seguente trama del film : Un ingegnere chimico di origine egiziana (ma residente da tutta la vita in America) scompare durante un volo diretto dal Sud Africa a Washington, letteralmente rapito dalle autorità federali, che non si preoccupano di avvertire la sua famiglia e lo sottopongono per mesi ad un interrogatorio spietato e crudele, in un luogo segreto in Marocco. Benché questa sorta di rapimenti avvengano per volontà stessa del governo, con intercessione della CIA, rasentano la più bassa delle barbarie, arrivando alle torture fisiche e psicologiche, che al 90% dei casi non portano a nessuna conclusione, se non l’inimicizia accentuata da parte dei paesi stranieri. Con l’avvisaglia sulla locandina del “consigliato da Amnesty International”, la pellicola ha riscontrato un grande successo in Europa e un (prevedibile) insuccesso negli U.S.A. La tematica principe del film, importante e terribile, è purtroppo appiattita dal susseguirsi del plot, che allontana lo spettatore dalla “realtà” della gravità del fenomeno di cui si sta parlando. La conferenza stampa avvenuta il 22 Febbraio, in presenza dei vertici di Amnesty International, l'eurodeputato Fava, e il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, titolare dell'inchiesta Abu Omar, è stata illuminante sul vero significato della Rendition (parola che, ossimoricamente, significa “restituzione”). Ed è forse grazie al successivo dibattito che si riesce a vedere il film in maniera diversa, rispetto alla semplice visione cinematografica. Il film di Hood, infatti, appare strutturato come un thriller-action movie, a dispetto di una visione documentaristica che, probabilmente, l’avrebbe reso tridimensionalmente più veritiero. Anche la presenza di attori importanti quali Jake Gyllenhaall e i premi oscar Reese Witherspoon e Meryl Streep, non bastano a dare il giusto spessore a questo terribile e reale scandalo dei governi. Il mostro sacro (di bravura) Meryl sembra ormai inanellata in un cliché inesorabile : quello della donna “di ferro” senza sentimenti. Parte che le riesce sicuramente da Oscar, ma che alla lunga rischia di metterla in ombra. Come in questo film, infatti, dove a spuntarla su tutti è proprio Jake Gyllenhaal, veritiero per quasi tutto il film, scontatamente decaduto nel finale forzato di “eroe”. Un film scomodo dunque, ma forse solo a metà : l’happy-ending è una macchia sporca incontrovertibile, che doveva assolutamente essere evitata. Ma è pur sempre un film di commissione americana, purtroppo. |
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Rendition rappresenta la terza
fatica del regista Gavin Hood (Oscar per “Il suo nome è Tsotsi”) , ed è
sicuramente un film scomodo.

