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Scritto da Francesca Caruso   
lunedì 27 febbraio 2012

Sangue Facile
Titolo originale: Sān qiāng Pāi'àn Jīng qí
Cina: 2009. Regia di: Zhang Yimou Genere: Thriller Durata: 90'
Interpreti: Sun Honglei, Ni Dahong, Xiao Shen-yang, Yan Ni
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Estroso
Scarica il Pressbook del film
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sangue_semplice2_leggero.png“Sangue Facile” è il remake molto personalizzato di “Blood Simple”, film d’esordio dei fratelli Coen del 1984. Il cineasta Zhang Yimou, dopo essersi dedicato alla realizzazione della Cerimonia d’Apertura dei Giochi Olimpici di Pechino del 2008, sceglie di cimentarsi nella reinterpretazione del film dei Coen mettendoci il suo tocco.
Quello che in origine è un noir, con Zhang si trasforma in una commedia con un sottile, ma evidente humour nero, che a tratti scivola nel dramma.
Vi si racconta la storia dell’avaro Wang che, insieme alla moglie e a due dipendenti, manda avanti il negozio di noodle nella desertica zona del Gansu. La donna acquista una pistola per porre fine alle vessazioni del marito e poter vivere serenamente con l’amante.
Wang viene messo al corrente del tradimento e paga un poliziotto che si sbarazzi dei due amanti.
Gli eventi prenderanno una piega imprevedibile.
Conosciuto internazionalmente con il titolo “A Woman, A Gun and A Noodle Shop”, il film è stato presentato al 60esimo Festival di Berlino, ricevendo numerosi consensi di pubblico e critica.
Durante il Festival il cineasta ha rivelato che i fratelli Coen lo hanno contattato, dopo aver visto una copia del film, esprimendo il loro apprezzamento.

Sul mercato italiano è disponibile in DVD grazie alla collaborazione di 01 Distribution e Bim Distribuzione. Ciò che colpisce immediatamente della pellicola è il tono parodistico e le soluzioni visive adottate da Zhang.
Questi mette in scena una parodia dei comportamenti e delle reazioni umane, mai dei sentimenti, che il regista descrive in maniera tagliente e schietta, come è solito fare nei suoi film. “Sangue Facile” ha in sé peculiarità della poetica zhanghiana: al centro della storia c’è la figura femminile, onnipresente nell’universo filmico del cineasta.
Zhang rappresenta il punto di vista del sesso debole: una donna che per anni è stata maltrattata, ritenuta una proprietà del marito e se non è stata buona a dargli figli, almeno deve sottostare alle sue più disparate pulsioni, provocandole sofferenza fisica. Viene mostrata una donna che si ribella a tutto ciò, protratta a perseguire quel desiderio di libertà a cui ogni essere umano aspira. Zhang Yimou mette in luce ancora una volta le ragazze vendute, i matrimoni combinati, le violenze domestiche, il controllo opprimente del sistema sociale e familiare sull’individuo e la considerazione della donna unicamente come strumento di piacere e di riproduzione riscontrabile nella società cinese del passato.

Tutto sommato, però, sembra essere un passato non ancora sepolto, vista l’esigenza da parte dell’autore di riprendere l’argomento, certo meno enfatizzato rispetto a “Sorgo Rosso” (1987) o “Ju Dou” (1990). Altro aspetto delineato è il cinismo del destino: quando tutto sembra sistemarsi, il fato scombina le carte e rimette i personaggi in gioco, quasi che si faccia beffe di loro. È quel che accade in questo film: il sorriso sardonico che il poliziotto rivolge a se stesso nel finale rappresenta solo l’ultimo tassello di ciò che gli è capitato dal momento in cui entra in contatto con i quattro personaggi del negozio di noodle. Zhang possiede un gusto ironico per la parodia, per la messa in scena delle miserie umane incarnate da personaggi grotteschi, che in questo film trovano maggiormente terreno fertile dove attecchire. In effetti in “Sangue Facile” Zhang Yimou approccia un genere a cui non si era ancora dedicato: la commedia parodistica.

L’uso del colore ricopre un ruolo di primo piano nei costumi, nell’ambientazione scenografica e nella fotografia. I personaggi indossano indumenti dai colori sgargianti come il rosa dell’amante e il verde smeraldo della moglie. Il terreno rossiccio della landa deserta in cui questi individui vivono è ripreso spesso dall’occhio della macchina da presa e infonde una sensazione claustrofobica, come se tutti fossero bloccati in quello spazio aperto e inospitale, dal quale non si può andare via.
Molto belle le soluzioni visive adottate in alcune sequenze, che dimostrano l’inventiva dell’artigiano e l’abilità nello stupire lo spettatore, come accadeva in “Hero” o ne “La foresta dei pugnali volanti”, per esempio.
Quello davanti al quale ci si trova sembra essere un film insolito per Zhang Yimou, ma dopo un primo sguardo ci si accorge della presenza di tematiche e di un estro che gli appartengono.

 
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