|
The Hunter - Il cacciatore
Titolo originale: The Hunter
Iran, Germania.: 2010. Regia di: Rafi Pitts
Genere: Thriller
Durata: 92'
Interpreti: Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Naser Madahi, Malek Jahan Khazai,
Ali Nicksaulat, Ali Mazinani, Amir Ayoubi, Ossta Shah Tir, Hossein
Nickbakht, Gholamreza Rajabzadeh
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale
dal: 17/06/2011
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Inflessibile
Scarica il Pressbook del film
The Hunter su Facebook
Mi piace
Rafi Pitts è un regista molto apprezzato in tutto il mondo per i suoi lavori, per i quali ha ricevuto premi in diversi festival. Il suo film d’esordio “Season Five” (1997), presentato al Festival di Venezia, ha ricevuto un largo consenso.
In “The Hunter” vi si racconta la storia di Alì che, uscito di prigione, fa il guardiano notturno e vorrebbe cambiare turno per poter stare di più con la sua famiglia.
Cerca di utilizzare tutto il tempo che ha a disposizione per trascorrerlo con la moglie Sara e la figlia di sei anni. Il suo passatempo è la caccia, che pratica nella foresta a nord della città.
Durante una manifestazione Sara viene uccisa accidentalmente nel fuoco incrociato tra polizia e manifestanti e della figlia non si ha più traccia. Alì si mette alla ricerca disperata della bambina, ma tutto sembra essere inutile, esasperato si apposta come un cacciatore in cerca della sua preda, in cima alla collina che dà sull’autostrada e uccide due poliziotti.
L’intento del regista è stato quello di lasciare lo spettatore libero di interpretare ciò che gli passa davanti agli occhi, mantenendo aperte varie chiavi di lettura. Non si conosce il motivo per cui Alì è stato in prigione e a ben guardare non si può affermare con certezza chi sia il cacciatore e chi la preda in quella che è una caccia all’uomo, in cui i ruoli si scambiano e perdono la loro nitidezza. Il regista mostra quanto la società possa portare un individuo all’esasperazione, portandolo a diventare “una bomba ad orologeria” - spiega Pitts – che alla più piccola pressione può esplodere. Il protagonista è circondato da situazioni che lo portano a perdere il controllo e a desiderare solo la vendetta.
Non gli viene dato il lavoro diurno perché è stato in prigione e la società lo rigetta. Alla stazione di polizia lo lasciano aspettare ore interminabili solo per dirgli cosa sia successo alla moglie e alla bambina e quando finalmente viene ricevuto gli vengono poste una sfilza di domande personali come se fosse lui a dover essere indagato.
Negli uffici pubblici a cui si rivolge nessuno sa dare informazioni e la gente per strada nemmeno guarda la foto della figlia.
In più l’ambiente urbano in cui vive, fatto di cemento e autostrade, non l’aiuta. Tutto rema contro l’individuo che si sente alienato dal mondo.
Il regista descrive la Tehran di oggi, fatta di una rete autostradale che porta le persone da casa a lavoro e viceversa, le quali passano ore nell’attraversarle per andare da un posto all’altro. La rete autostradale diventa protagonista del film insieme con Alì: numerose sono le scene in cui la macchina da presa è con Alì in auto o lo segue nei suoi percorsi, dando proprio la sensazione che il protagonista stia più in auto di quanto non trascorra il tempo a casa o a lavoro o a caccia.
Rafi Pitts vuole sottolineare quanto tempo l’uomo moderno perda dietro a situazioni futili, che gli fanno perdere di vista i valori fondamentali. Oggi troppo impegnati dalle faccende burocratiche e dal lavoro che si trova sempre più lontano da casa, l’individuo incorre in una serie di tempi morti, che lo porta a stressarsi, innervosirsi e, quando questo viene portato agli estremi, a esplodere nel peggiore dei modi, come accade ad Alì, che fa del male a se stesso e agli altri.
In questo film intimista, raccontato sottovoce, i personaggi descritti vengono fuori. Alì non parla tanto, è il suo volto a farlo, nei confronti dell’autorità mantiene una certa ritrosia: di fronte all’ufficiale che lo interroga tiene gli occhi bassi senza mai guardarlo in volto, tenendo un profilo basso. Dei due poliziotti che lo prendono viene mostrata la personalità, chi si nasconde dietro quell’uniforme.
“The Hunter” è dedicato allo scrittore e intellettuale politico iraniano Bozorg Alavi e si ispira al suo racconto “Gileh Mard” (L’uomo di Gilan, 1952). Le sensazioni suscitate da questo racconto hanno portato Pitts a pensare al film, che è una chiara descrizione della società moderna, che spinge a fermarsi e a riflettere.
|