|
The Hunter - Il cacciatore
Titolo originale: The Hunter
Iran, Germania.: 2010. Regia di: Rafi Pitts
Genere: Thriller
Durata: 92'
Interpreti: Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Naser Madahi, Malek Jahan Khazai, Ali Nicksaulat, Ali Mazinani, Amir Ayoubi, Ossta Shah Tir, Hossein Nickbakht, Gholamreza Rajabzadeh
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale
dal: 17/06/2011
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Daria Castelfranchi
L'aggettivo ideale: Logorante
Scarica il Pressbook del film
The Hunter su Facebook
Rafi Pitts, il regista iraniano di Abel Ferrara: not guilty e di Sanam - ritenuto l’equivalente francese dei Quattrocento colpi – torna a dirigere un film intenso e profondo.
Dopo un inizio lento, la narrazione prende la piega del thriller.
Alì è uscito di recente dal carcere e lavora di notte: non vede molto moglie e figlia e cerca di passare con loro più tempo possibile.
Ma quando la moglie rimane uccisa in una sparatoria tra polizia e manifestanti e la figlia scompare, inizia per lui un incubo senza risveglio.
Alla ricerca di una inutile seppur liberatoria vendetta, Alì si apposta su una collina e spara a due poliziotti.
Un inseguimento folle su una stradina in mezzo ai boschi lo fa finire fuori strada: viene catturato, ammanettato. Ma i due poliziotti che lo hanno preso in custodia si perdono tra la fitta vegetazione. La nebbia li avvolge, la pioggia li inzuppa. Nel silenzio più totale, rotto solo dalla rabbia del comandante, quello che normalmente definiremmo il poliziotto cattivo, i tre giungono ad una cascina. Il finale resta aperto all’interpretazione sebbene le intenzioni di Alì risultino chiare fin dall’inizio. Un film fatto di dialoghi radi, di fermi immagine, camera fissa, campi vuoti. Interessante lo studio psicologico del protagonista e dei poliziotti con cui divide le sequenze principali del film.
Quello di Rafi Pitts è un ritratto della popolazione iraniana di oggi, fatta di giovani che non hanno tempo da perdere, che non hanno aspettative. Per Alì che, come lo ha definito lo stesso regista, è una bomba ad orologeria, perdere tempo a causa della burocrazia, è quanto di più nocivo possa esserci. In una giungla di cemento quale è Tehran, Alì è solo, un’anima persa.
Una cosa fa davvero impressione: il fatto che non ci si sprechi poi tanto nelle ricerche della figlia perché, in fin dei conti, morire giovani in certi paesi, è una cosa all’ordine del giorno.
E una sparatoria tra polizia e manifestanti è un evento non del tutto anormale.
Il regista pone tante domande lungo il corso del film ma a molte di esse non dà risposte: è lo spettatore che, a suo piacimento, costruisce il personaggio e la vicenda. The Hunter è fatto più di silenzi che di suoni: è fatto di immagini che valgono più di tante parole e il finale amaro fa intravedere l’ironia di fondo cui Pitts è ricorso. Intenso e drammaticamente attuale.
|