|
The interpreter
Titolo originale: The interpreter
USA, Regno Unito, Francia: 2005. Regia di: Sydney Pollack Genere: Thriller Durata: 128'
Interpreti: Nicole Kidman, Sean Penn, Catherine Keener, Jesper Christensen, Yvan Attal, Earl Cameron, George Harris, Michael Wright
Sito web: www.theinterpretermovie.com
Nelle sale dal: 28/10/2005
Voto: 7
Recensione di: Dario Carta
The interpreter è un film che trova la sua genesi da uno spunto tutt'altro che inusuale;una testimone involontaria (la Kidman),assiste ad un misterioso colloquio fra due persone,da una cabina di traduttori in simultanea,nel Palazzo delle Nazioni Unite a New York.
Chi raccoglie questo elemento e lo sviluppa, è,però,un maestro della fatta di Sydney Pollack(Destini incrociati,Il Socio,Havana,La mia Africa,Diritto di Cronaca,I 3 giorni del condor,del 1975).
E il regista non smentisce sè stesso.
Ricama elegantemente su questo episodio ed elabora un film decisamente ad alta tensione emotiva,lavorando di fino sui contorni caratteriali dei personaggi,facendoli muovere sul palcoscenico della storia,con grande mestiere,raccontandoli e raccontando la vicenda con perfetta armonia fra le diverse personalità ed il filo narrativo. Sean Penn non tradisce neppure per un attimo il suo naturale talento a disegnare caratteri dalla natura complessa(per questo,forse,Pollack l'ha destinato ad interpretare la parte del responsabile della Sezione Protezione e Sicurezza Capi di Stato alle Nazioni Unite).
Siamo abituati a vederlo calato nei panni di uomini dal multiforme ingegno,o turbati da una sofferenza esistenziale(Mystyc River),o protesi ad esigere una giustizia inarrivabile(Tutti gli uomini del re).
Qui ne esce un uomo che intreccia con la quotidianità del suo lavoro di stampo diplomatico e governativo,il grido di dolore per una pace interiore mai realizzata e di una famiglia allo sbando ed infine andata distrutta(l'anello nel bicchiere vuoto).
Il suo cinismo lo mette a confronto con l'ansia della testimone (Nicole Kidman) e i due si trovano a tessere una vicenda che li vede,su due piani diversi e con due opposte prospettive,risolvere uno stesso caso.
E insieme ("...Ci siamo impantanati,noi due...;Siamo sulle sponde opposte del fiume " E lui: " Devi darmi un motivo per raggiungere l'altra sponda " )
La Kidman,trasferitasi negli Stati Uniti,ma cresciuta in Africa,manifesta apertamente ,nelle sue manifestazioni,gli aspetti della sua Terra d'origine,ne narra i costumi,gli usi,le
tradizioni,conosce alla perfezione un dialetto a pochi noto,cita note di saggezza antica( "...La vendetta è una pigra forma di sofferenza" ),ne suona perfino la musica di timbro popolare,con il flauto e colleziona maschere tribali.
Sembra ci venga proposto il conflitto che definisce la prospettiva di due differenti civiltà,inserito nei caratteri quasi opposti di due attori della stessa vicenda.
Il film cresce d'un fiato.
Non offre flessi nel ritmo,non cadute di tono e la tensione spinge,senza forzature o patine posticce ( da vedere a bocca aperta la lunga scena del trasferimento in autobus ).
Regia e sceneggiatura,senza gran bisogno di tecniche di aggiornamento,offrono uno spettacolo lineare,spedito,che affascina,fino allo splendido exploit finale,quando lo spettatore viene chiamato di persona a partecipareagli eventi.
L'ambientazione,quasi mai aperta,non fa mancare lo spazio,perchè tutta l'immagine è completa in sè stessa ed appaga(questo è il primo film girato in parte nell'Edificio dell'Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).
E' il grande cinema che prende la guida e ci conduce là,dove regia,sceneggiatura e montaggio,si armonizzano ad elevare i sogni a imponente spettacolo.
|