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The Terror Live PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 48
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Scritto da Nicola Picchi   
domenica 19 gennaio 2014

Titolo: The Terror Live
Titolo originale: Deo Tereo Raibeu
Corea: 2013. Regia di: Kim Byung-woo Genere: Thriller Durata: 97'
Interpreti: Ha Jung-woo, Lee Kyoung-young, Jeon Hye-jin, Kim So-jin, Lee Da-wit
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Esplosivo
Scarica il Pressbook del film
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the_terror_live_leggero.pngYoon Young-hwa, ex anchorman di successo declassato a conduttore radiofonico, riceve la telefonata di un ascoltatore che minaccia di provocare l’esplosione di un ponte di Seoul. Yoon è convinto che si tratti di un mitomane, ma dopo qualche minuto l’uomo misterioso dà seguito alla sua minaccia. Invece di avvertire le autorità, Yoon vede l’opportunità di aggiudicarsi un’esclusiva che gli garantirà l’occasione di tornare al suo vecchio lavoro, e si accorda con il produttore Cha Jae-eun per improvvisare un’intervista in diretta televisiva con il terrorista.

I thriller che si svolgono in un unico ambiente, rispettando l’unità di tempo, luogo e azione, pongono una sfida non indifferente a registi e sceneggiatori fin dai tempi di “Nodo alla gola” (1948) di Sir Alfred Hitchcock.
Dopo la cabina telefonica di “In linea con l’assassino” (2002) di Joel Schumacher, che veniva meno alle regole utilizzando lo split-screen, la bara del “Buried” (2010) di Cortés, il bancomat dell’ “ATM” (2012) di David Brooks e innumerevoli ascensori, garage e seminterrati, il regista Kim Byung-woo sceglie di ambientare il suo secondo film all’interno di uno studio radiofonico, un’idea che era già stata sfruttata in chiave horror dal “Pontypool” (2008) di Bruce McDonald.
E se sull’avidità e sul cinismo dei media avevano già detto tutto Billy Wilder con “L’asso nella manica” (1951) e Bertrand Tavernier con “La morte in diretta” (1980), la tematica si sposa bene con le dinamiche da thriller mozzafiato di “The Terror Live”, primo film realizzato da Kim con un budget consistente, dopo l’indipendente e ancora acerbo “Written” (2007).

Il “terrorista” Park No-kyu si presenta agli ascoltatori come un lavoratore edile, che trent’anni prima aveva partecipato ai lavori di ristrutturazione del ponte in questione, durante i quali tre operai erano annegati nell’indifferenza generale, senza che alle famiglie venisse garantito alcun risarcimento.
Park chiede ai dirigenti della SNC una somma di denaro in cambio dell’esclusiva, somma che devolverà come indennizzo ai parenti delle vittime, ed esige le scuse del Presidente coreano per far cessare le esplosioni. Sul troncone di ponte rimasto in piedi, infatti, sono rimaste intrappolate una decina di persone, tra le quali la giornalista Ji-su, ex moglie di Yoon. Nell’esiguo tempo a disposizione, Yoon deve riuscire ad assumere il controllo della situazione.
Mentre l’audience sale alle stelle, con grande soddisfazione dei dirigenti e degli investitori pubblicitari, il conduttore deve placare la rabbia di Park, evitando che quest’ultimo decida di far detonare le altre bombe.
Per ottenere questo risultato, Yoon insiste recisamente affinchè il Presidente si degni di porgere le proprie scuse in diretta, a nome della nazione.

Naturalmente, seguendo la dottrina predicata da George Bush, “il governo non negozia con i terroristi”, e il conduttore si trova pressato da una poliziotta dell’antiterrorismo, da vari rappresentanti del governo e dal produttore Cha, il quale sostiene che sia nell’interesse della rete e del governo trasformare l’uomo in un mostro, in modo il Presidente non si senta obbligato a scusarsi. Le eventuali vittime, casomai, verranno rubricate come danni collaterali.
Yoon, il quale si illude di mantenere il controllo, non accetta questo stato di cose, ma la sua ostinazione lo porterà solo a diventare il capro espiatorio della SNC, un altro danno collaterale nella “benedetta” guerra al terrorismo.

La furia anti-establishment di “The Terror Live” non lascia prigionieri. Nella loro arroganza, governo, reti televisive e istituzioni colludono allegramente pur di porre l’accento sulla follia di Park No-kyu, facendo scivolare in secondo piano l’ingiustizia sociale e le inquità del sistema, di cui i lavoratori annegati durante la costruzione del ponte costituiscono solo la punta dell’iceberg.
Eventi che è bene finiscano sullo sfondo, al fine di poter cantare vittoria alla notizia della morte dell’ennesimo terrorista. Con una sceneggiatura (sempre di Kim) di tali, estremistici presupposti, non sorprende che la conclusione non possa essere tra le più felici, semmai di esacerbato pessimismo.

Kim Byung-woo mantiene benissimo la tensione, anche entro i ristretti confini dello studio radiofonico, aprendo finestre sul mondo esterno attraverso gli schermi televisivi, dove si susseguono le dirette dal luogo del disastro.
Camera a mano, montaggio frenetico e colonna sonora martellante svolgono egregiamente il resto del lavoro, assieme all’eccellente one-man-show di Ha Jung-woo (The Yellow Sea, The Berlin File), che passa dall’esaltazione al terrore e all’incredulità, man mano che l’ansia e il dubbio prendono il sopravvento, e si rende conto di essere solo l’ennesima pedina sacrificabile. Inoltre sembra tutt’altro che casuale il fatto che il regista abbia scelto Lee Kyoung-young (l’impassibile torturatore di “National Security”) per interpretare il produttore della SNC.

L’unico neo è una conclusione sopra le righe, durante la quale gli effetti CGI la fanno da padroni. Un peccato veniale che non ha impedito a Kim Byung-woo di essere premiato come Miglior Regista Esordiente ai Blue Dragon Awards 2013.

 
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