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Scritto da Dario Carta   
lunedì 05 ottobre 2009

Visions
Titolo originale: Visions
Italia: 2008 Regia di: Luigi Cecinelli Genere: Thriller Durata: 108'
Interpreti: Henry Garrett, Jakob Von Eichel, Caroline Kessler, Steven Matthews, Ralph Palka, Katie Mcgovern, Jennifer Norton, Jeffrey Jones
Sito web: www.visionsilfilm.it
Nelle sale dal: 05/06/2009
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Incompiuto

visions_leggero.jpgUna squadra di corpi speciali fa irruzione in un capannone dove scopre che uno psicopatico serial killer noto come Spider tiene prigioniere alcune vittime appendendole come mosche in una ragnatela e prolungando la loro sofferenza solo per il piacere di guardare la loro sofferenza.
Scatta una trappola e il blitz si trasforma in una tragedia,con l’assassino ancora in libertà.
Il dottor Fredrick Leemen (Steven Matthews),psicologo e collaboratore dell’FBI da tempo sulle tracce del killer ,preso dal senso di colpa,si rassegna,rinuncia al caso e torna a lavorare nella sua clinica psichiatrica,dove si prende cura di Matthew (Henry Garrett),un ragazzo restato a lungo in coma ed appena risvegliatosi ma senza memoria né alcun ricordo della sua identità e soggetto a violente visioni di fatti che lo collegano al caso del Ragno.
Affiancato da un altro paziente, l’amico Nick (Jakob Von Eichel) ed aiutato da Leemen,Matthew recupera man mano la conoscenza del suo passato,ma nel corso della sua guarigione e delle indagini sul killer,scoprirà delle agghiaccianti verità.

“Visions” è un thriller psicologico scritto da Andrea Del Monte e diretto dal regista italiano Luigi Cecinelli,fattosi studente negli USA,qui al suo primo lungometraggio,ma con una certa esperienza maturata nei lavori televisivi e nei videoclip.
All’incipit,davvero degno di attenzione,con evidenti richiami ai romanzi di genere,come gli indizi celati e scoperti alla Jeffery Deaver,segue la netta impressione,con il procedere delle immagini,di trovarsi di fronte ad una pellicola di stampo televisivo,dai contenuti rarefatti e fatta durare più del necessario per aver modo di conformarla ad un film a soggetto.
Il regista riversa la sua pratica nei video musicali su un film che si dilunga all’eccesso rispetto a quanto ha da raccontare realmente,con il risultato di un divagare di idee e concetti adattissimi a colmare la misura di un corto.
Ad esempio, il vittimismo compassionevole di Leemen è artificioso ed antintuitivo ed inserito con l’evidente scopo di orientare le linee direttrici del film.
La narrazione appare discontinua e imbastita su una sceneggiatura tutt’altro che lineare, con molti buchi che a tratti rendono difficile la comprensione degli eventi.
L’idea della caccia al serial killer in una dimensione psico esoterica e l’ambientazione nelle coordinate di un istituto curativo mentale è dapprima intrigante,ma col procedere del film si disperde in un polveroso resoconto di situazioni dai contorni sbiaditi e distratti al pari della mancata caratterizzazione dei protagonisti,che restano pressoché sconosciuti all’indagine introspettiva ed all’analisi delle loro pulsioni.
Gli stessi lineamenti caratteriali che restano vacanti nei personaggi,di fatto mancano anche nel film,che corre il rischio di limitarsi ad attingere troppo dalla saga dei “Saw” o da più eminenti titoli (“Il collezionista di ossa”),senza prestare alcun riguardo alla credibilità e ai contenuti,che già poveri,smarriscono la loro nebbiosa consistenza in un disordine di immagini blandamente collegate fra di loro e prive di alcuna tensione.
In Matthew, il senso dell’orrore derivante dalle sue visioni,resta latente e sospeso in un etereo limbo di incertezza e provvisorietà,senza raggiungere lo stato di inquietudine narrativa in grado di reggere il ritmo di un thriller ben dosato.
Matthew dovrebbe incarnare l’ansia e l’insicurezza dello spettatore messo davanti alla crudeltà di efferati omicidi perpetrati da un carnefice di cui non si conosce il volto.

Ma questa angoscia resta solo a mezz’aria e non trova agganci con lo spettatore mentre gli eventi fluiscono inerti ed allentati,permeando a pena in superficie un vago senso di interesse alla storia.
Una fotografia pallida avvolge con colori sbiaditi tendenti al bianco e nero una scenografia scarna ridotta all’osso per lasciare a fuoco le indagini scandite dalle violenti visioni virate in colori saturati che si interfacciano al biancore della narrazione.
“Visions” è un film tutt’altro che privo di incongruità,ma rappresentato con una tecnica che gli consente di superare almeno in parte questi vizi di contenuto e farne un prodotto apprezzabile,seppure alla breve distanza di poche ore dopo aver lasciato la poltrona.

 
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