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Il ricatto PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
giovedì 13 marzo 2014

Titolo: Il ricatto
Titolo originale: Grand Piano
Spagna: 2013. Regia di: Eugenio Mira Genere: Thriller Durata: 90'
Interpreti: Elijah Wood, John Cusack, Kerry Bishé, Tamsin Egerton, Allen Leech, Don McManus, Alex Winter, Ricardo Alexander, Dee Wallace
Sito web ufficiale: www.magnetreleasing.com/grandpiano
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 20/03/2014
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Retro
Scarica il Pressbook del film
Il ricatto su Facebook

ilricatto_leggero.pngCinema d'archivio dai colori un po' retro,più un esercizio di suspense che un film propriamente thriller,"Il ricatto",(malaugurata titolazione nostrana per il ben più appropriato originale "Grand Piano"),è quel lavoro che il regista spagnolo Eugenio Mira preferisce definire un metathriller. Difatti,fuori da ogni metafora,il film scomoda ogni aspettativa di genere e pur non brillando per novità e ambizione disattende preconcetti e sgambetta prevenzioni su un'opera del catalogo noir oggi tritato dalle ripetizioni.
Non fosse altro che per la regia che lo compone. Sfacciatamente - non è avverbio dequalificante - ammiccante ai timbri di Hitchcock ( a detta di Mira stesso) e di De Palma,il film regge oltre i canoni dello scontato proprio per il tratto un po' nostalgico e un po' datato della sua grafia.

Tom Selnick (Elijah Wood) è un talentuoso pianista,un geniale artista che però non si esibisce in pubblico ormai da cinque anni,dopo una debacle che molti ricordano ma che tutti perdonano. Aiutato a vincere la retrosia dalla moglie Emma (Kerry Bishe),starlet di Hollywood,Tom torna sul palcoscenico della prestigiosa Filarmonica di Chicago,ma rivive l'incubo della sua fobia quando,sfogliando le pagine dello spartito,trova scritto in rosso che se sbaglierà una sola nota della sua esecuzione,lui o la bella moglie verranno eliminati.
Su qualche poltrona tra il pubblico,siede un assassino che tiene Tom sotto tiro con un fucile a mirino laser e dialoga con lui attraverso le cuffie.
Selznick dovrà eseguire "La Cinquette",il pezzo impossibile anche per i migliori virtuosi. "Grand Piano" si innesta nel filone dei film della corsa contro il tempo ("In linea con l'assassino","Speed","12 Rounds","Minuti contati","Solo due ore","88 minuti",etc.),ma questo non è condizione sufficiente per un beneplacito d'audience,vista l'offerta sui banchi dei blockbuster d'ordinanza.
La Provvidenza salva Mira nella forma di un impudente e tanto intenzionale quanto malizioso ma garbato omaggio alle mani di Hitchcock e De Palma. A chi avesse visto l' "Analisi finale" di Phil Joanou,non può essere sfuggita l'ispirazione del regista al maestro del brivido,in tutti gli strati compositivi che compongono il lavoro,dai suoni,ai colori,ai dettagli scenici,alle inquadrature,al montaggio.

Per chi ricorda bene "Vertigo" è difficile non sorridere davanti alla sottile tentazione del rimando. In un'altrettanto disinibito ricorso,ma con il valore aggiunto di una vena di umorismo,"Grand Piano" interpola la consecutio temporum di De Palma con la costruzione di Hitchcock,a partire dall"Uomo che sapeva troppo" fino a incontrare le orme di "Delitto perfetto",frasi di cinema cui si allinea,volendo,Dario Argento,che accennerebbe al suo "Fantasma dell'Opera".
Truffaut annoterebbe delle Legacy alle sue interviste a Hitch e forse parlerebbe delle angolazioni,delle inquadrature,del beat stesso del racconto,degli scenari,con quei grossi drappi rossi di Javier Alvarino che invadono il palcoscenico,dominando i protagonisti e sostituendo con il proprio colore quello di un sangue solo sublimato. Il piano stesso,un Bosendorfer fatto venire dalla Svizzera per l'occasione,è il feticcio misterioso ed enigmatico che apporta melodie e note mortali e come tale viene ripreso negli splendidi ed evocativi titoli di testa in una suggestiva fotografia macro.

La telecamera gira di continuo,balla,circonda riprende e sorveglia Selznick,fecondando gli eventi di attese e sospensioni e ritagliando split screen e riflessi che De Palma ha sempre in tasca,mentre l'orchestra ricama il finale sui piatti di "The Man Who Knew Too Much".
Eppure,anche se tutto sembra così copycat e paia davvero improbabile che un esecutore parli con il proprio assassino mentre suona in palcoscenico,da una strizzata d'occhio sortisce il merito formalmente elementare per un cinema tutto sommato onesto anche se non proprio originale.

Lo sguardo spiritato di Elijah Wood gli risparmia sforzi recitativi oltre misura,per cui ci sta che tra Frodo Baggins e il Frank di "Maniac" all'attore basti sgranare gli occhi per fare il suo dovere senza eccedere in doti artistiche.
Se la voce gutturale di John Cusack resta per tutto il film l'anticipazione per una breve comparsa in epilogo,il vero suono del film rimane il lavoro di Victor Reyes,un furioso arrangiamento di pezzi di Beethoven e componimenti orchestrati di jazz sinfonico che scuotono il film destandolo dal suo progressivo torpore.

 
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