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Scritto da Dario Carta   
martedì 09 luglio 2013

Titolo: La notte del giudizio
Titolo originale: The Purge
USA, Francia: 2013. Regia di: James DeMonaco Genere: Thriller Durata: 85'
Interpreti: Lena Headey, Ethan Hawke, Rhys Wakefield, Max Burkholder, Edwin Hodge, Tony Oller, Adelaide Kane, Tisha French, Tom Yi, Nathan Clarkson, Alicia, Vela-Bailey, John Weselcouch, Dana Bunch, Tyler Jaye, David Basila, Peter Gvozdas, Chester Lockhart
Sito web ufficiale:
Sito web italiano: www.lanottedelgiudizio.it
Nelle sale dal: 01/08/2013
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Cui Prodest?
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lanottedelgiudizio_leggero.png"Quid custodiet ipsos custodes?" Nella sesta satira il Giovenale domandava "chi sorveglierà i sorveglianti stessi?". Anch'esso satira di cinema thriller,"The Purge" sembra citare l'allocuzione del retore romano,sfiorando i limiti del nichilismo di spettacolo povero in canna in contenuti e identità.

Il regista James DeMonaco vagheggia il delirante sogno di un'America permeata da un benessere utopistico raggiunto in un futuro distopico poco distante da qui,il 2022,luogo epocale della quasi perfezione sociale,una disoccupazione all'1%,un tasso di criminalità e violenza inferiore a ogni indice mai registrato in precedenza e l'economia ai livelli massimi.
Siano allora benedetti i Padri di questa Nuova Fondazione,uno Stato rinato,per aver concesso a "The Purge" - la Purga - di purificare le anime di questa America tornata alla luce,istituendo una notte all'anno in cui ogni crimine veniale o abominevole può essere perpetrato senza intervento della giustizia.
E' così che la popolazione filtra le proprie pulsioni negative,dando libero sfogo agli istinti primordiali,vomitando in dodici ore ogni istinto bestiale senza timori di punizione da parte dell'Ordine Costituito.
Sogno freudiano e aspirazione irrepressa per ogni uomo,pare scrivere DeMonaco,più bravo a scrivere "The Negotiator" e "Assault on Precint 13",in uno script dove fa bene intuire quanto questo permesso sia istituito allo scopo di regolarizzare la società,disinfettandola dalle macchie di povertà.

James Sandin (Ethan Hawke) è un professionista che ha saputo trarre ottimo profitto dalla Purga,avendo installato i più sofisticati sistemi di sicurezza in tutte le abitazioni del ricco quartiere residenziale dove l'uomo vive in una splendida magione con la moglie Mary (Lena Headey) e i due figli adolescenti Zoey (Adelaide Kane) e Charlie (Max Burkholder). Ma chi potrà sorvegliare i custodi stessi della casa,quando al rintocco delle 19,00 scatta la notte della Purga e un commando di assassini al seguito di un criminale dal fiato Ariano suona alla porta per reclamare la sua vittima,un nero salvato in extremis da Charlie?

Plateale e assurda,la storia lambisce tematiche scomode,restandosene però ben distante dal farle sue e allarga il cinema dell'assedio in casa ai margini della fantaidiozia,dove il peccato più grave è quello della perdita dello spunto a beneficio della nullità. Smarrita la strada fra sarcasmo politico,accusa sociale,indicizzazione al razzismo,allegoria e intenzione al pungente sottinteso,il film sfiata l'asfittico respiro di una fantascenza fritta e noiosa,senza picchi o spunti di alcuna verve.
Allora Peter Gvozdas,alunno di Michael Bay, monta la sua storia come una comic novel senza disegni,con la debole benedizione di Jason Blum,più noto produttore di "Sinister", "Insidious" e della serie dei "Paranormal Activity",come evidente nelle scene di notturno desaturato nel pallore verdastro del cinema footage ormai esperito alla noia nei "Rec"-et-similia.

"The Purge" è cinema qualunque nel catalogo dei titoli della violazione domestica,improprio parente di "Panic Room",sfrontato camerata dei deliri ariani di "Funny Games" e indigente compagno di miseria di "Trespass",dove la futilità sorprendente del racconto è solo superata dalla banalità del linguaggio di un cinema da dileggio televisivo.
C'è il rammarico di veder vanificato uno spunto intrigante,forse metaforico o solo fantastico in una messa in scena di spettacolo dove la fretta sembra avere la meglio e dove il regista perde la presa dell'occasione spegnendo illusione e potenzialità.
La risultante è un lavoro inerziale assai sprecato,dove sinergia,intesa,chimica,scambio ed empatia restano le voci mute del cinema sciupato. Cui prodest?.

 
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