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Out of the Furnace PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
domenica 05 gennaio 2014

Titolo: Il fuoco della vendetta
Titolo originale: Out of the Furnace
USA: 2013. Regia di: Scott Cooper Genere: Thriller Durata: 116'
Interpreti: Christian Bale, Zoe Saldana, Woody Harrelson, Casey Affleck, Willem Dafoe, Forest Whitaker, Boyd Holbrook, Sam Shepard, Dendrie Taylor, Tom Bower, Mark Kubr, Jack Erdie, Efka Kvaraciejus, Gordon Michaels, Aaron Toney, Tommy Lafitte
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 27/08/2014
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: D'acciaio
Scarica il Pressbook del film
Il fuoco della vendetta su Facebook

outofthefurnace_leggero.pngE' un cinema fortemente evocativo di quella porzione di anima rugginosa che l'America si trascina con fatica e dolore come un carico clandestino attraverso le strade della sua realtà rurale e industriale,lontana dalle luci ipnotiche delle metropoli.
E' proprio l'industria dell'acciaio dell'area di Pittsburgh,già filmata ne "Il cacciatore" di Cimino,a fare da sfondo a questo dolente dramma che il regista Scott Cooper ("Crazy Heart") dirige su una sceneggiatura scritta a quattro mani con Brad Ingelsby,una forza commerciale concentrata nella Rust Belt della Pennsylvania,che fa da cornice e abbraccia un ceto spesso sofferente ed emarginato,ma che è carne e sangue pulsante dell'America che produce.

Cooper ne estrae uno stralcio,usando il linguaggio sofferto e scarno di un narratore che non usa fraseggi e metafore per raccontare le ferite sociali spesso lasciate all'ombra dalle cronache di un cinema meno sincero.

"Out of the Furnace" è uno scorcio tagliente e acido su una delle mille storie che si agitano non viste nella fascia della working class americana,una storia di fratelli,vendetta,malavita e afflizione umana. Russell Baze (Christian Bale) lavora in una acciaieria di Braddock,la stessa dove aveva lavorato suo padre per anni,ma ora in crisi,in una zona depressa della Pennsylvania,fuori Pittsburgh. Russell e il fratello minore Rodney Jr. (Casey Affleck) hanno da sempre sognato una via di fuga dal declino che li condanna,ma mentre Russell conduce un'esistenza stentata ma regolare con al fianco la compagna Lena (Zoe Saldana),il fratello,ex militante dell'esercito d'istanza in Iraq e ora senza lavoro,tende a smarrirsi e imbocca la via sbagliata,contraendo debiti.
Quando Russell viene arrestato per un incidente di macchina,Rodney,per pagare i debiti entra nel pericoloso giro dei combattimenti clandestini a mani nude,gestito da John Petty (Willem Dafoe) e Harlan DeGroat (Woody Harrelsonn),due malavitosi. Il prologo del film è intenzionalmente eccessivo e probabilmente non necessario. La violenza vomitata sullo schermo nelle prime sequenze ha lo scopo di aprire il sipario sullo scenario che accoglierà il dramma.
DeGroat è l'uomo violento,è l'antiuomo,è l'anima nera su cui si concentra l'esasperazione dello spettatore che Cooper prepara all'odio,al disgusto e al sapore salato della vendetta che graffierà ogni fotogramma del film.

Questo è un trucco scontato e largamente in uso nel vocabolario del cinema drammatico,ma non è il combustibile essenziale del lavoro. Cooper,lavorando su piani diversi,allarga il palcoscenico e irrobustisce la trama,tessendo insieme due fratelli con fortune e scelte differenti,opportunità opposte messe in luce da forze di carattere incompatibili,debolezze e insieme frustrazioni e consapevolezze represse e la differenza caratteriale fra Russell e Rodney è subito messa in evidenza nell'incipit,dove Cooper fotografa subito che sta al sole e chi nell'ombra.
Ma il regista non emette sentenze,nè fa discriminazioni morali. Cooper racconta un brano d'America cruda,quella strappata dalle viscere del fogliame sociale depositato sulle terre di provincia,magari extraurbano,di certo profondamente umano. L'ambientazione è una scultura ricavata nella pietra viva del paesaggio desolato della cintura d'acciaio della Pennsylvania,con poco sole e speranze come aquiloni persi nel fumo delle ciminiere.

La fotografia sui 35 mm Kodak di Masasobu Takayanagi ("The Gray","Silver Lining Playbook") taglia gli occhi come una lama fredda e brunita in un'estetica quasi impietosa,tradotta in una tavolozza cromatica innaturale,sposata in perfetta armonia con gli spartiti di uno score da brividi,lavoro di Dickon Hinchliffe,in cui si incastona "Release", gioiello dei Pearl Jam in due differenti versioni di Vedder,delle quali una rifatta per il film. Cooper compone il lavoro,in molte delle sue parti,in modalità antitetica,montando sequenze di segno opposto cucite in continuità,come due testi a confronto,due piani in discontinuità,due diverse melodie che si armonizzano,creando così spazio e profondità,dinamica e ritmo.
Pur derivativa e convenzionale,questa tecnica registica corrobora la spinta emotiva che il regista ha comunque saputo innestare nella struttura del film e il racconto pare alzare il tono della voce in un crescendo di tempo e beat. Cooper non si preoccupa di redigere un dramma monosillabico,ma con il procedere della narrazione allarga lo sguardo sulle spine inflitte nella carne della nazione,l'intervento in Iraq,la crisi economica,il degrado sociale,l'abbandono,la deriva occupazionale. Il divario fra i due fratelli è solo il veicolo di trasmissione di un altro tipo di segnali,a frequenza più allarmante.

Qua e là piace che affiorino spunti e ricordi,da "Il cacciatore",piuttosto evidente,a "Midnight Meat Train" su uno schermo televisivo,mescolati alle atmosfere che li accolgono. Permea il film l'odore della bestialità rilasciato dal paragone fra lo scontro primordiale fra uomini a mani nude e la brutalità della guerra (in Iraq o Vietnam) con i traumi che ne conseguono,mentre il passo della narrazione viene scandito da aritmie e similitudini. Forse i pugni di Rodney riportano ai colpi della roulette russa di Chropher Walken,o lo sguardo vitreo di un cervo abbattuto guarda le gambe immobili di un uomo ormai ucciso,o il sangue dell'animale ripulito scorre insieme a quello umano versato in guerra,o ancora,il cervo appeso e squoiato è figura di Rodney in sacrificio. Anche la "fornace" del titolo si mette al servizio di un'interpretazione del malessere sociale che avvolge la realtà depressa di Braddock,luogo da cui si deve fuggire lontano per riuscire a sopravvivere nella dignità.

"Out of the Furnace" è un crogiuolo di emozioni roventi e viscerali,cupo e notturno come le scene dolorose che vi si fondono,come l'aria malata che emana,una fotografia dolente delle opportunità perdute che ne compongono il fil rouge.
Casey Affleck,tra gli attori più dotati e intensi che oggi Hollywood possa vantare,è la figura perfetta della vittima del sacrificio. Harrelson passa dal profeta folle di "2012" allo spietato DeGroat con la naturalezza permessa da una mimica da manuale. Forest Whitaker,Willem Dafoe e Sam Shepard non hanno ampi spazi dove poter correre con la loro agilità.
Ma a Bale basta l'ultimo suo sospiro,emesso in epilogo,per liberare l'anima di un protagonista sofferto e lacerato,che chiude il film come una pietà che muore.

 
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