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Sleepless - Il Giustiziere PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Sorghini   
lunedì 23 gennaio 2017

Titolo: Sleepless - Il Giustiziere
Titolo originale: Sleepless
USA 2017 Regia di: Baran bo Odar Genere: Thriller Durata: 95'
Interpreti: Jamie Foxx, Michelle Monaghan, Dermot Mulroney, David Harbour, Gabrielle Union, Scoot McNairy, Sala Baker, Octavius J. Johnson, Briana Marin, Ric Reitz, Tim Connolly, Drew Sheer
Sito web ufficiale: www.sleeplessmovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 26/01/2017
Voto: 5
Recensione di: Davide Sorghini
L'aggettivo ideale: Stanco
Scarica il Pressbook del film
Sleepless - Il Giustiziere su Facebook

sleeplessilgiustiziere_leggero.pngCosa succede quando prendi uno degli action più celebrati, quantunque misconosciuti, degli ultimi anni e lo fondi con un’idea di genere che appartiene a un’altra epoca (Die Hard, anyone?)? Succede che ottieni Sleepless - Il giustiziere, remake di Nuit blanche, film d’azione francese del 2011 che viene spostato tra le vuote meraviglie desertiche di Las Vegas, con un protagonista tutt’altro che avulso a ruoli del genere, ossia Jamie Foxx.
Il regista Baran bo Odar, approdato da queste parti presumibilmente grazie a Who Am I, rimane schiacciato dalla morsa hollywoodiana, che da svariato tempo a questa parte manifesta una particolare predilezione per thriller stanchi, essenzialmente perché scritti male.
I limiti di Sleepless stanno tutti lì, c’è poco da fare.

Vincent è un poliziotto separato dalla moglie che, per arrotondare, ha recentemente sottratto un bel po’ di cocaina alla persona sbagliata; la scelta si rivela infelice a prescindere da qualsivoglia connotazione morale, bensì nella pratica del rapimento del figlio di Vincent, proprio sotto i suoi occhi.
Chi avesse colto elementi riconducibili a Taken ne avrebbe ben donde: non tanto quello immediato, ossia l’operazione di recupero che immediatamente s’innesca, quanto piuttosto la congerie di situazioni estreme, forzate all’inverosimile, attraverso le quali si snoda questa caccia ai rapitori. Il film mantiene l’unità di tempo, svolgendosi perciò gli eventi in un arco ristretto, all’incirca ventiquattr’ore.
A differenza della saga che ha fatto di Liam Neeson la parodia di sé stesso (poi è arrivato A Walk Among the Tombstones e l’allarme è almeno in parte rientrato), qui emerge anche qualche sottotrama, come quella che coinvolge l’agente degli Affari Interni Jennifer Bryant (Michelle Monaghan) ed il suo partner.

Ruolo tutt’altro che secondario quello della Monaghan, qui chiamata a quasi bilanciare il peso che ha nell’economia della trama il personaggio di Foxx. Ed è un po’ il tentativo, forse, di compensare la debolezza di Sleepless sul fronte che più compete all’originale, dal quale questo di Odar si discosta dunque non solo per lingua e ambientazione.
Tuttavia non vorrei che si fosse fuorviati dal paragone, dato che i difetti dell’operazione non emergono certo dal confronto: Sleepless non regge di per sé, senza scomodare nessun altro.
E lascia ancora perplessi come quella di Foxx continui ad essere una carriera altalenante, contraddistinta da film notevoli e sonori scivoloni. Non si spiega perché nella maggior parte dei casi trattasi di progetti che convincono poco già sulla carta, come avviene in relazione a questa sua ultima partecipazione. Rivolgere la propria attenzione su una presunta inadeguatezza di Las Vegas lascia il tempo che trova, non dopo il recente Bourne di Greengrass, che ha trasformato la città in uno sfondo più che accettabile per il matto inseguimento finale.

Sleepless, il rifacimento, rimane invece a metà strada: vuole prendere le distanze dall’originale integrando una scomoda oltre che raffazzonata traccia narrativa “forte”, depotenziando però la sua propensione allo spettacolo, componente che invece andava curata con maggiore attenzione.
Sciocco perciò sul fronte dei temi sgangheratamente evocati, tutt’altro che su di giri, debole sul fronte che da solo poteva risollevarlo, ossia quello coreografico, per così dire. E si arriva all’epilogo stremati, tenuti a distanza da uno sviluppo il cui prevedibile climax ha ancora meno senso di come lo s’immagina, se non altro per come si manifesta, ché la gestione lascia tiepidi già in corso d’opera. Audace, da parte degli autori, l’aver lasciato la porta aperta ad un potenziale ancorché insensato sequel.

Trailer

 
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