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The report PDF Stampa E-mail
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 12 dicembre 2019

The report (The report) USA 2019 Regia di: Scott Z. Burns Genere: Thriller Durata: 118' Cast:Adam Driver, Micheal C. Hall, Annette Bening, Corey Stall, Matthew Rhys, Jon Ham, Maura Tierney .
Nelle sale dal:
18/11/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Attuale...

Daniel Jones, un giovane diplomatico alle dipendenze della CIA, inizia a redigere un rapporto riguardante le modalitàthe_report.jpg d’interrogatorio dei prigionieri a seguito dell’attentato dell’11 settembre. Il rapporto non viene però apprezzato dalle alte sfere del governo che cercheranno di fare di tutto per insabbiarne la pubblicazione.

The Torture Report, titolo originale della pellicola diretta da Scott Z. Burns la dice lunga sul contenuto di quest’ultima e sul nuovo caso che il regista e co – sceneggiatore di Panama Papers, ha voluto scoperchiare.
Ancora una volta Burns desidera trattare uno dei casi che in passato hanno gettato discredito sul ruolo che spesso gli States si trovano a ricoprire nello scacchiere geopolitico mondiale, mascherando la denuncia che trasuda da ogni particella della film che ha in Adam Driver il protagonista assoluto, in un ruolo che lo ancora saldamente a terra gettandolo definitivamente nell’empireo dei migliori talenti in circolazione e non più solamente come una valida promessa in rampa di lancio.

Driver impersona il ruolo di un all american boy idealista e volenteroso, che al secondo giorno di college ha per sua stessa ammissione cambiato il corso dei propri studi perché due aerei dirottati si schiantarono contro le twin towers.
La presa di coscienza è però inevitabilmente dietro l’angolo e se nel caso di Snowden di Oliver Stone, era il richiamo al desiderio di privacy quello che muoveva l’ingegnere informatico impersonato da Joeseph Gordon – Levitt, questa volta è il desiderio di gettare in pasto al mondo intero le torture mascherate da interrogatori che la CIA, molto prima di Abu Ghraib, perpetrò ai danni di prigionieri non necessariamente colpevoli.

Per tutto il corso di una pellicola di denuncia dotata di una sceneggiatura complessa ed essenziale, Daniel si troverà sempre a domandarsi se sia corretto quello che sta facendo, sempre a un passo dall’insabbiamento, sempre braccato e con lo spettro, proprio come nel caso di Ed Snowden, di essere tacciato di alto tradimento.
Un cast stellare, la cui peculiarità è l’essere composto per buona parte da attori di serie televisive, a dimostrazione che ormai queste non sono certo le parenti povere del grande schermo, aggiungono a una pellicola che pare direttamente uscita dai ‘70ies un tocco di attualità che non guasta minimamente.

 
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