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The Yellow Sea PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 7
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Scritto da Francesca Caruso   
martedì 23 luglio 2013

Titolo: The Yellow Sea
Titolo originale: Hwanghae
Corea: 2010. Regia di: Na Hong-jin Genere: Thriller Durata: 156'
Interpreti: Ha Jung-woo, Kim Yoon-seok, Cho Sung-ha, Lee Cheol-min, Im Ye-won, Kim Ji-hyun, Jeong Min-seong
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Organizzato
Scarica il Pressbook del film
The Yellow Sea su Facebook

the_yellow_sea_leggero.png“The Yellow Sea” è il nuovo thriller scritto e diretto da Na Hong-jin, che ha fatto il suo esordio con il brillante “The Chaser” (2008).
È disponibile in versione Blu-ray e Dvd e fa parte della collana Far East Film, distribuito dalla CG Home Video per Eye Division.

Gu-nam è un tassista pieno di debiti contratti per pagare il visto della moglie – recatasi in Corea del Sud in cerca di lavoro – e per il gioco d’azzardo. Myun Jung-hak gli propone un accordo: uccidere un uomo in Corea e il suo debito sarà saldato.
Gu-nam accetta, pensando così di trovare la moglie, della quale non ha più notizie. Le cose, però, non vanno come devono.

La pellicola ha partecipato al Festival di Cannes 2011 nella sezione Un Certain Regard. In Corea è stato accolto positivamente con oltre 2 milioni di biglietti venduti. Con “The Yellow Sea” Na racconta un mondo fatto di depravazione (smembramento dei corpi), di tradimenti, di violenza, di individui abietti che si scannano a vicenda e utilizzano dei poveri disperati come delle pedine da manovrare a proprio piacimento e di cui sbarazzarsi facilmente.
La violenza e il sangue profusi vengono introdotti gradatamente, cosicché quando si assiste alle scene più forti, in cui vengono frazionati i corpi (fuori campo) o si uccide con l’accetta, si è già pienamente dentro quell’universo di uomini senza codice e senza anima.
È un film molto fisico, tutti corrono dietro a qualcuno, spendendo fino all’ultimo le proprie energie. In una scena Gu-nam si butta in acqua dal ponte di una imbarcazione e, nuotando fino alla banchina, corre a perdifiato per raggiungere un camion.

Ci sono momenti in cui non si rifiata un attimo, l’azione è frenetica, il protagonista segue il proprio istinto primordiale di sopravvivenza e trova l’energia e la forza laddove sembravano oramai esaurite. Altro aspetto messo in luce è il ruolo della polizia nel mantenere l’ordine e far rispettare la legge. Na suggerisce che le forze dell’ordine non sono di alcun aiuto nel fare giustizia. Mostra la loro inefficacia durante il primo inseguimento.
Le auto si scontrano fra loro creando il caos e impedendo di catturare il presunto assassino. In un'altra sequenza due agenti hanno Gu-nam a portata di manette e uno dei due spara ferendo il suo collega, lasciandolo fuggire. Il finale amaro è beffardo, mettendo in risalto l’ineluttabilità del destino, e accende la discussione. C’è, infatti, una brevissima sequenza dopo i primi titoli di coda che pone un punto interrogativo sull’intera vicenda.

Il Mare Giallo del titolo è una porzione dell’Oceano Pacifico tra la costa cinese e la penisola coreana, viene così denominata per i sedimenti di colore giallo che colorano le sue acque ed è quella che Gu-nam deve attraversare clandestinamente per raggiungere il suo obiettivo e che dieci giorni più tardi dovrà fare a ritroso. Nel film Na Hong-jin sembra suggerire i tanti morti che accoglie, buttati in mare durante le traversate irregolari. Manca l’asciuttezza del precedente lavoro, dilungandosi in sotto-tracce non strettamente necessarie al racconto portante.
Parlare di una realtà poco conosciuta come gli Joseonjok, una minoranza etnica malvista tanto dai cinesi quanto dai coreani, sarebbe stato molto interessante e originale se fosse stata approfondita, invece a conti fatti è solo un pretesto per avviare la storia. Nonostante ciò se il thriller è il vostro genere non dovete perdere questo film, che regala molte emozioni e il finale poi….

 
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