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Scritto da Dario Carta   
mercoledì 17 luglio 2013

Titolo: Trance
Titolo originale: Trance
Gran Bretagna: 2012. Regia di: Danny Boyle Genere: Thriller Durata: 101'
Interpreti: James McAvoy, Vincent Cassel, Rosario Dawson, Danny Sapani, Matt Cross, Wahab Sheikh, Mark Poltimore, Tuppence Middleton, Simon Kunz, Michael Shaeffer, Tony Jayawardena, Vincent Montuel, Jai Rajani, Spencer Wilding, Gursharan Chaggar
Sito web ufficiale: www.trancethemovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 12/09/2013
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Ipnotico
Scarica il Pressbook del film
Trance su Facebook

trance_leggero.pngMantra:"nessuna opera d'arte vale una vita umana". E' evidente come in "Trance" il regista Danny Boyle e gli sceneggiatori Joe Ahearne e John Hodge abbiano varcato il confine dei territori di Nolan in quella visionaria composizione d'arte che è "Inception". Questo,raffinato studio sui livelli dell'inconscio,il primo,pretestuale analisi della terapia dell'ipnosi eretta a scenario per un intrigante thriller psicologico.
E' complicato tracciare le linee guida della trama di "Trance" restando nei termini della semplicità,ma è proprio in questo che sta il fascino di un film che non si sa raccontare,da tanto annodato e introverso sia,eppure tanto azzardato e destabilizzante,quanto magico e coinvolgente.

Simon (James McAvoy) è un funzionario di una prestigiosa casa d'aste e inside man di una gang di ladri d'arte comandati da Franck (Vincent Cassel),bello,tenebroso,spietato e determinato a portare a buon fine il furto di un Goya.
Ma nel corso dell'operazione Simon viene colpito alla testa e subisce un black out mentale.
Al suo risveglio nulla gli è più chiaro e non ricorda niente,neppure dove abbia nascosto la tela rubata. Questo non convince Franck che,dopo aver tentato con la tortura di strappare a Simon la verità,si rivolge,in modalità piuttoto grottesca,ad Elizabeth (Rosario Dawson),una psicoterapeuta esperta di ipnosi,per scavare nella mente di Simon e poter ritrovare il quadro.
Il guizzo geniale del film si accende nel secondo atto,in un succedersi continuo di un'infinità di curve e strati attorcigliati in un groviglio bizzarro e sorprendente narrato con un ritmo tanto serrato quanto macchinoso e accattivante.
Il viaggio è difficile e articolato,denso di frenate brusche e riprese,situazioni e revisioni dei fatti,possibili verità e proiezioni oniriche,un impasto di avvenimenti che si inseguono e si accavallano,annullandosi e correggendosi per poi riconfermondosi in un processo che sembra interminabile,come la corsa di una vite senza fine,ma tutto viene descritto con i colori spiazzanti di un cinema che sembra caro ai colori densi di Goya.

Ad un incipit stravagante ma narrato nei modi standad delle pellicole d'azione - da "The Italian Job" alla saga degli "Ocean's" - segue lo scatto veloce e sicuro della marcia successiva,un secondo atto narrato dalla controllata voice over di Simon,che si racconta come a presentare un libro di fantasy,a mezza strada fra il serio e il faceto,l'urgenza e l'ironia. Boyle ha dimestichezza con questo stile narrativo energico e forte,come ha dimostrato in "Millionaire" e soprattutto in "Trainspotting".
Qui con Hodge,già suo collaboratore,conferma una firma stilistica speciale e "ipnotica". Il rischio del lavoro sarebbe stato quello del visionarismo fine a sè stesso,un'eccesso di enfasi e simbolismi e quindi inconcludenza di spettacolo. Ma Boyle è bravo alla macchina e al montaggio,lascia l'impronta dove c'è la paura della stanchezza e dirige il lavoro come un vigile attento nel traffico più assurdo,facendolo girare nel modo che lui vuole.

Cinema sornione,elegantemente britannico,sfacciato,provocatorio e generoso di sorprese ad ogni svolta,imprevedibile e permeato di regali e rivelazioni negli eventi,nei dialoghi,nei colori e nello score,una memorabile pagina di Rick Smith e degli Underworld,con ogni singola nota al suo posto e al momento giusto.
La sinergia fra i protagonisti elogia non in modo marginale la naturalezza delle performances in un'interazione a tutto tondo fra McAvoy,Cassel-cattivo e la Dawson,contagiati e coinvolti senz'altro dalla mano dell'uomo alla regia e dalla sua voglia di convincere e di raccontare.
"Trance" è finalmente buon cinema,un viaggio di visioni,uno spazio irrazionale insinuato fra immaginazione e realtà,un giro di giostra nei territori delle percezioni e degli onirismi psicologici dove Modigliani,Goya,Monet,Rembrandt e Cèzanne prestano la tavolozza per creare un thriller di ossessioni,tradimenti,amore e arte dove nulla è quello che sembra e tutto cambia nel breve respiro di un'illusione di spettacolo che rapisce e avvince.

 
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