Diventato un caso in Francia con oltre 10 milioni di euro di incasso, Welcome è uno dei film più attesi della stagione per la bruciante attualità dei temi che affronta, raccontati attraverso un’emozionante storia d’amore e di amicizia.
Simon è istruttore di nuoto in una piscina comunale a Calais, sulla costa nord della Francia.
È in crisi con la moglie e svolge il suo lavoro come una banale routine, fino a quando incontra Bilal, un giovane curdo che ha attraversato l’Europa da clandestino per raggiungere la ragazza in Inghilterra.
Dopo un tentativo fallito di varcare la frontiera, l’unica possibilità per Bilal di realizzare il suo sogno è attraversare la Manica a nuoto e Simon è il solo che può allenarlo: il coraggio del ragazzo, deciso a tutto pur di salvare il suo amore, convincerà Simon a mettersi in gioco in prima persona, sfidando la legge per aiutarlo in un’impresa all’apparenza impossibile.
Accolto con quindici minuti di applausi alla sezione Panorama del Festival di Berlino 2009, il film ha ottenuto il Premio del Pubblico, il Premio Label Europa Cinemas e il Premio della Giuria Ecumenica.
La polemica:
"Quello che accade oggi a Calais mi ricorda ciò che è accaduto in Francia durante l’occupazione tedesca: aiutare un clandestino, infatti, è come aver nascosto un ebreo nel ’43, vuol dire rischiare il carcere".
Con questa dichiarazione, rilasciata a pochi giorni dall’uscita di Welcome in Francia, il regista Philippe Lioret ha scatenato una violenta polemica che ha fatto il giro del mondo e che ha visto scendere in campo il Ministro dell’Immigrazione in persona, Eric Besson, la cui replica definiva inaccettabile il paragone.
In una lettera pubblicata da “Le Monde”, Lioret ha confermato la sua posizione: «Non voglio mettere in parallelo la Shoah con le persecuzioni delle quali sono vittime gli immigrati di Calais e i volontari che tentano di aiutarli, bensì i rispettivi meccanismi repressivi che stranamente si assomigliano».
Al centro della questione, infatti, oltre la situazione sconcertante della cosiddetta “giungla” di Calais, c’è l’articolo L622/1 della legge sull’immigrazione voluta da Sarkozy, quello che punisce i cittadini francesi che aiutano i clandestini con cinque anni di reclusione. Tra le conseguenze paradossali di tale articolo c’è stata anche la messa sotto inchiesta dell’organizzazione umanitaria Emmaüs, fondata dall’abbé Pierre, o fatti di cronaca come quello di una casalinga di 59 anni trattenuta e interrogata dalla polizia per 9 ore per aver ricaricato il cellulare ad alcuni immigrati irregolari. "Spero che le cose cambino in Francia», dice Vincent Lindon. Non ho mai fatto un film per ragioni politiche, ma se questa legge cambiasse anche grazie a Welcome sarebbe davvero un motivo d’orgoglio".