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Django Unchained PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 56
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Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 14 gennaio 2013

Titolo: Django Unchained
Titolo originale: Django Unchained
USA: 2013. Regia di: Quentin Tarantino Genere: Western Durata: 165'
Interpreti: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, Kerry Washington, Walton Goggins, Dennis Christopher, Tom Wopat, Rex Linn, Laura Cayouette, Sharon Pierre-Louis, Lewis Smith, Cooper Huckabee, Misty Upham, Nichole Galicia, David Steen, Todd Allen, Catherine Lambert, Shannon Hazlett, Johnny Otto, LaTeace Towns-Cuellar, Justin Hall, Danièle Watts, Miriam F. Glover, Jake Garber, Christopher Berry, Johnny McPhail, Mustafa Harris, Michael McGinty, Kinetic, Michael Bacall, Franco Nero, Jonah Hill, Quentin Tarantino, Don Johnson, James Russo, Rza, M.C. Gainey, Tom Savini, James Remar
Sito web ufficiale: www.unchainedmovie.com
Sito web italiano: www.django-ilfilm.it/sito
Nelle sale dal: 17/01/2013
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Scatenato
Scarica il Pressbook del film
Django Unchained su Facebook

djangounchained_leggero.pngDue anni prima dell’inizio della guerra civile, Django è uno schiavo che viene liberato dal dottor King Schultz, un dentista tedesco improvvisatosi cacciatore di taglie. Schultz è a caccia dei fratelli Brittle, criminali ricercati di cui non conosce le fattezze, Django ha lavorato nella loro piantagione ed è quindi in grado di riconoscerli. Dopo aver cacciato a lungo al fianco di Schultz, Django decide che è giunto il momento di ritrovare e liberare sua moglie Broomhilda. Accompagnato da Schultz, l'uomo riesce a rintracciare la moglie che si trova a Candyland, la piantagione di Calvin Candie. Django e Schultz studiano quindi una strategia per entrare nella piantagione e liberare la donna..

Django, prima ancora di essere un omaggio al film di Corbucci, è l’ultima grande riscrittura possibile di un genere esaurito ormai da tempo. Tarantino non può dirsi nuovo alla manipolazione dei generi, e questa è certamente una di quelle riuscite.
Già nei titoli di testa è chiara l’intenzione di omaggiare e nel contempo rinverdire lo spaghetti western, ed è quindi con la leggerezza che contraddistingue le migliori sceneggiature di Tarantino che ci ritroviamo di fronte un bizzarro dottore di origine tedesca con una gran parlantina e una fila di schiavi incatenati.
Da qui in poi, senza neanche un momento di respiro, le avventure del dottore e dello schiavo liberato comporranno l’affresco sul razzismo meglio riuscito degli ultimi anni. Non è solo nel dipingere il Ku Klux Klan come una banda di imbecilli, che si intende mettere il dito sulla piaga di una delle peggiori vergogne dell’America, ma semmai nel ritrarre le infinite possibili derive dell’uomo, nero o bianco conta poco, e del suo riscatto, là proprio dove nessuno ama vederle.

Ovviamente la leggerezza con cui è trattato il tema iscrive il film al genere commedia, ma le infinite occasioni, mai sprecate, di mostrare crudeltà e sangue, quest’ultimo sia pure di chiara matrice fumettistica, rendono l’opera complessa e disturbante quanto basta per sorridere un po’più amaro di quanto si vorrebbe. Django urla l’orgoglio di tutti i neri americani, anche di Spike Lee se si fosse preso il disturbo di vedere il film prima di lamentarsene, ma senza mai perdere di vista l’intento umoristico di un regista abituato a dire le cose con lunghi e interessantissimi dialoghi.
Dialoghi che mai si sarebbero potuti immaginare in un genere così poco giocoso come il western, italiano o americano che sia. Pur rimanendo nei binari prescritti Tarantino amplifica, con l’intento di sdrammatizzare una tematica tanto forte, l’effetto dello shock culturale che un qualsiasi viaggiatore tedesco potrebbe aver provato alla vista di persone incatenate a causa del colore della pelle, e il tutto è a sua volta rimandato indietro ai bifolchi locali, che sgranano gli occhi come un sol uomo, alla vista di un nero a cavallo.

Il racconto procede spedito tra colpi di pistola e usi impropri della frusta, fino all’incontro con il cattivo epocale, Calvin Candie: un divertito Leonardo DiCaprio, che pare perfettamente a suo agio nel delineare con poche riuscite pennellate il pericoloso capo di una piantagione che fa dello schiavismo il suo punto di forza.
Un potente Samuel Jackson incarna, invece, l’anima nera di tutti i collaborazionisti della storia dell’essere umano, dalla piantagione sudista fino ai campi di sterminio, chiunque abbia vessato quelli della sua stessa etnia, può essere rappresentato dall’interpretazione superba di Jackson. Christoph Waltz e Jamie Fox convincono fin dalla prima inquadratura, mentre la spiritosa strizzatina d’occhio ai fan da parte di Franco Nero assolve appieno il suo intento di alleggerire una delle scene più terribili dell’intero minutaggio.

Nel complesso il film può dirsi riuscito nel suo obiettivo di trattare, con abilità e con una grossa dose di ironia rivolta tutta ai cattivi, una delle pagine più nere della storia americana. Il tutto senza mai scadere nell’ovvio e con il non trascurabile vantaggio di un cast perfettamente a suo agio e decisamente divertito dall’ultima trovata di un regista che ha fatto dello sberleffo il suo segreto per poter dire tutto quel che gli pare.

 

Commenti  

 
+3 #1 fabio di pasquale 2013-01-30 13:14
Diavolo d'un Tarantino! Ancora una volta riesce con un suo film a divertirci, commuoverci, farci riflettere. Questa volta,con questo suo Django,va ad esplorare,a suo modo, uno dei periodi più oscuri della vita degli Stati Uniti:lo schiavismo, di cui,nonostante l'arrivo alla Casa Bianca di un Presidente di colore (cosa impensabile fino a pochi anni fa),è rimasta traccia indelebile nella storia americana.
Come al solito Tarantino esige dallo spettatore una lettura a più piani. Per questo motivo, a mio avviso, il film andrebbe rivisto più volte. Dietro la scorza pulp e splatter (limitata quest'ultima a poche e peraltro riuscitissime sequenze),si cela infatti un film di formazione e di trans-formazione. Assistiamo così all'assunzione da parte di Django ,un mai troppo lodato J.Foxx,non solo degli abiti ma anche dell'habitus morale dello yankee,che lo porta dalla esitazione di fronte all'uccisione di uomo che, anche se ladro e assasino, si trova in compagnia del figlio adoloscente, fino alla
impassibilità di fronte alle efferatezze compiute da un un Leonardo Di Caprio mai così luciferino, al quale, con un colpo di genio, Tarantino dà il nome Candie e Candyland alla sua tenuta nella quale vengono perpetrati i più atroci delitti.
Critica neanche tanto larvata alla violenza della società bianca nei confronti della purezza primigenia dell'homo niger? Può darsi.Ma c'è dell'altro. Film di formazione, abbiamo detto, ma anche film di sentimenti come l'Amicizia tra i due protagonosti (assolutamente da ricordare l'affascinante figura di uno straordinario Waltz),ch esupera i confini del colore della pelle e che spinge il Dr. Schultz ad esclamare "non ho potuto resistere", dopo che con una piccola pistola ha fugato ogni possibile dubbio sulla sua moralità.
Capolavoro assoluto per interpretazione , colonna sonora e fotografia "Django enchained" si impone come uno dei più quotati candidati al prossimo premio Oscar.
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