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I magnifici sette PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Sorghini   
martedì 13 settembre 2016

Titolo: I magnifici sette
Titolo originale: The Magnificent Seven
USA 2016 Regia di: Antoine Fuqua Genere: Western Durata: 132'
Interpreti: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D'Onofrio, Lee Byung-Hun, Manuel Garcia-Rulfo, Martin Sensmeier, Haley Bennett, Matt Bomer, Peter Sarsgaard, Luke Grimes, Wagner Moura, Billy Slaughter, Jonathan Joss, Carrie Lazar
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 22/09/2016
Voto: 5
Recensione di: Davide Sorghini
L'aggettivo ideale: Inutile
Scarica il Pressbook del film
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themagnificentseven_leggero.pngFilm d'apertura al Festival di Toronto e film di chiusura alla 73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. In pochi giorni Antoine Fuqua, per non saper leggere ne' scrivere, ha fatto filotto, portando il temuto e atteso remake de I Magnifici 7 in due manifestazioni cinematografiche tanto importanti.
Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson e James Coburn. Questi i nomi di grido dei divi che presero parte al film originale, liberamente ispirato alla pellicola di Akira Kurosawa I sette samurai. Nel 1960 I magnifici Sette di John Sturges divenne subito un classico, tanto dall'andare incontro a 3 sequel e all'immortalità del tema musicale di Elmer Bernstein.

Passati 55 anni ad Hollywood hanno ben pensato di replicare quanto fatto con successo di pubblico e di critica con Quel treno per Yuma (James Mangold), Il Grinta (Coen) e Django (Quentin Tarantino), riportando in vita un mito western del passato.
Per riuscire nell'impresa la Metro-Goldwyn-Mayer si è affidata ad attori di grido come Denzel Washington, Ethan Hawke, Chris Pratt, Haley Bennett, Vincent D'Onofrio, Matt Bomer e Peter Sarsgaard, con Fuqua alla guida di una produzione da 100 milioni di dollari.
Ne è uscito fuori un western di oltre due ore particolarmente violento ma incapace di reggere anche solo lontanamente il confronto con l'iconico titolo di Sturges. Washington, qui alla terza collaborazione con Fuqua, guida con efficacia i Magnifici 7 del titolo, dimostrando ancora una volta di poter spaziare da un genere all'altro con invidiabile capacità. Macchiettistico e sbruffone il personaggio di Pratt, che rischia seriamente di non uscire più dal tunnel dall'eroe action/giullare, con D'Onofrio a dir poco spiazzante nel regalarci una vocina flebile e femminea. Ruolo da cecchino sfiduciato per Hawke, invece, con Sarsgaard neanche a dirlo villain senza scrupoli.

Tutt'altro che originale e dallo spessore introspettivo pressoché nullo, I Magnifici 7 ha il merito di aver nuovamente dato spazio ad un genere, il western, dalle nuove generazioni poco conosciuto. Fuqua, che negli anni si è più volte cimentato con l'action, dimostra di conoscere le corde cinematografiche della frontiera americana, cedendo però troppo spesso a ormonali momenti di puro blackbuster a stelle e strisce.

Siamo a Rose Creek, cittadina messa alle corde dal criminale magnate Bartholomew Bogue, che di fatto vuole conquistarla cacciando tutti gli abitanti dopo aver comprato i rispettivi terreni a prezzo di saldo. Esausti e disperati dagli omicidi perpetrati da Bogue, alcuni cittadini assoldano sette fuorilegge, cacciatori di taglie, giocatori d’azzardo e sicari, per ucciderlo.
Tutto ha origine con una chiesa incendiata e una strage davanti ad essa. Da qui, da questo ennesimo atto di gratuita violenza, prende piede I Magnifici 7, con il premio Oscar Washington chiamato a scovare e ad ingaggiare gli altri 6 del titolo che lo aiuteranno a liberare Rose Creek. Una volta trovati, immancabile, scoccherà l'ora dell'addestramento alla battaglia finale per gli abitanti della città, evidentemente lontani dall'essere abili cecchini con un fucile tra le mani ma pronti a morire pur di salvare la propria terra.

Un nero, un messicano, un sudcoreano e un nativo americano. Casting talmente politicamente corretto da far venire l'orticaria, quello pensato dalla Sony, con i Magnifici 7 del titolo versione Village People, onde evitare qualsiasi tipo di polemica ed abbracciare qualsiasi ipotetica fetta di pubblico.
Fuqua, qui alla regia di una sceneggiatura firmata Richard Wenk e Nic Pizzolatto (quello di True Detective), si limita all'intrattenimento duro e puro, divertendo il giusto ma senza mai andare oltre l'ordinario. Impossibile annoiarsi dinanzi alla sua ultima fatica ma anche se non soprattutto emozionarsi, vista la freddezza con cui tutti i protagonisti sono stati tratteggiati.

Luoghi comuni, primi piani alternati in uguale quantità (neanche fossero i Pooh) e poco altro per tutti e 7, Avengers western che spaziano tra frecce, infallibili grilletti, coltelli, accette e botte da orbi tra una preghiera e un ringraziamento a Gesù Cristo.
Ad occuparsi delle musiche il compianto James Horner, deceduto pochi mesi fa e qui chiamato a rielaborare l'iconico tema di Bernstein (inspiegabilmente lasciato solo ai titoli di coda), per un remake tanto visivamente spettacolare quanto concettualmente inutile, non avendo aggiunto davvero nulla di particolarmente nuovo al titolo del 1960. Anzi...

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