Con l’arrivo del 2026, la sicurezza in montagna si fa appuntamento obbligato con nuove regole: chi chiamerà il soccorso senza avere la giusta preparazione o per imprudenza rischia di vedersi rimborsare le spese. Un cambiamento netto, nato dalla necessità di mettere un freno a interventi evitabili – e di far riflettere chi decide di avventurarsi su terreni insidiosi. Insomma, le risorse dei soccorsi vanno tutelate, spostando il peso economico su chi si mette nei guai – a volte anche involontariamente, ma con superficialità.
Quando scatterà l’obbligo di pagamento per il soccorso alpino
Dal 2026 in poi, chi chiamerà il soccorso alpino per colpa o poca attenzione potrà vedersi addebitare il costo dell’operazione. La norma si rivolge ai casi di comportamento volontario o grave negligenza che causano l’intervento. Prendiamo un esempio: percorsi rischiosi senza l’attrezzatura giusta, oppure, strano a dirsi, salire con scarpe inadatte – sandali o sneaker leggere – su sentieri montani. Anche chiamate di emergenza ingiustificate comporteranno l’addebito. Sarà un decreto ministeriale a specificare i costi, sommando personale, carburante, mezzi e materiali, con aggiornamenti annuali legati agli indici ISTAT.

Il peso sulle casse pubbliche spesso sfugge all’attenzione, specie quando scattano i soccorsi. Da notare: il soccorso marittimo e quello aereo restano gratuiti, non rientrando nella nuova regola. È chiaro – così – che l’attenzione va alle vere emergenze, evitando sprechi nati da chiamate poco ponderate o superficiali.
Una risposta al crescente numero di interventi per imprudenza
Non è un segreto: negli ultimi tempi gli interventi in montagna aumentano – molti legati a impreparazione o errori che si potrebbero evitare. Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) lo denuncia da tempo, segnalando l’impatto economico e operativo significativo. Ogni missione sottrae risorse e, soprattutto, espone i soccorritori a rischi non da poco, considerando il clima e il terreno – spesso ostili. La novità non ha scopo punitivo, ma mira a stimolare più responsabilità negli escursionisti, ricordando che in montagna improvvisare è pericoloso – punto.
Molti sottovalutano prepararsi bene: serve coraggio, certo, ma anche attrezzatura adeguata, conoscenza del percorso e autocritica sul proprio livello. Lasciar perdere questi dettagli aumenta i rischi, non solo per chi cammina, ma pure per chi deve intervenire, spesso in situazioni complicate. Nei mesi più frequentati – soprattutto dalle parti del Nord Italia – le chiamate crescono di pari passo con i visitatori meno esperti, ecco un dettaglio non da poco.
Perché è necessario un cambio di approccio verso la montagna e il soccorso
Montagna significa rispetto delle regole e attrezzatura idonea, ma non tutti ci pensano. Il soccorso alpino ci mette la pelle ogni giorno, rischiando a sua volta per salvare chi è in difficoltà. Far pagare le spese in caso di dolo o negligenza riconosce questo impegno e aiuta a preservare risorse per situazioni imprevedibili. L’idea è anche incentivare – diciamo così – una cultura più consapevole, dove prevenire diventa l’ingrediente base per evitare incidenti.
In città la montagna è spesso vista come un posto di svago, poco più di un’escursione leggera. La misura cerca, allora, di equilibrare sicurezza e gestione efficiente delle risorse pubbliche, con un occhio alla sostenibilità nel tempo. Serve responsabilizzare più persone, così il numero di interventi evitabili potrà scendere, migliorando anche la vita di chi la montagna la ama davvero – e un po’ la rispetta.