Come la corteccia degli alberi contribuisce a purificare l’aria nelle città

Nel cuore della natura, gli alberi fanno molto più che catturare energia tramite la fotosintesi, come sembra a prima vista. Sotto la corteccia si cela un piccolo mondo invisibile, un ecosistema che influenza davvero la qualità dell’aria intorno a noi. Negli ultimi anni, ricerche svolte in ambienti che vanno dalle foreste collinari fino alle mangrovie lungo le coste, hanno svelato un dato interessante: i tronchi degli alberi scambiano gas con l’atmosfera in modi poco noti, ma cruciali. Ecco perché questa scoperta apre nuovi orizzonti sulla salvaguardia dell’aria che respiriamo ogni giorno.

Non si tratta solo di una “pelle” esterna protettiva, la corteccia ospita un microbioma unico fatto di miliardi di microrganismi. Pensate: ogni metro quadrato racchiude trilioni di batteri, sempre alle prese con le variazioni di ossigeno e umidità intorno a loro. Questo ambiente, stabile ma dinamico, fa da teatro a continui scambi di gas con l’aria – creando un habitat perfetto per processi biologici che solo ora si stanno cominciando a capire meglio.

Una curiosità: quei batteri hanno geni particolari che consentono loro di consumare gas come idrogeno e monossido di carbonio, presenti in piccole dosi nell’atmosfera. Ma non basta ipotizzarlo, in laboratorio hanno ricreato le condizioni naturali della corteccia confermando che i microbi davvero consumano e trasformano questi gas. Il risultato? Un ruolo diretto nel modulare la composizione dell’aria attorno a noi.

Come cambia il ruolo del tronco con l’ossigeno

La disponibilità di ossigeno fa la differenza nell’attività microbica dei tronchi. Nei test, quando i batteri respirano aria normale, assorbono idrogeno e monossido di carbonio, rendendo l’aria più “pulita”. Ma appena l’ossigeno cala, o non c’è, i rami iniziano a rilasciare questi gas invece di assorbirli. Un ribaltamento sorprendente, vero?

Sul campo si vede bene il motivo dietro a questo comportamento: la corteccia, specie se spessa e con molta umidità, può ospitare zone con meno ossigeno. E allora i microbi cambiano marcia, passano dalla respirazione aerobica a quella anaerobica – fermentando e producendo gas come idrogeno e metano. Bastano piccole variazioni dell’ambiente per trasformare un ramo “pulitore” in un’emittente.

Come la corteccia degli alberi contribuisce a purificare l’aria nelle città
Alberi fioriti in un prato verde, un ecosistema prezioso che purifica l’aria. La scienza svela come anche la corteccia contribuisce. – cinemalia.it

Nonostante queste oscillazioni, gli studi sul campo mostrano una costanza interessante: gran parte degli alberi assorbono in modo stabile idrogeno, in stagioni e luoghi diversi, dalla costa fino all’entroterra. Anche con livelli che cambiano molto tra interno ed esterno del tronco, l’attività microbica continua. Chi vive in città o in zone dove l’aria cambia spesso – pensiamo all’inverno – noterà di più questi effetti, senza dubbio.

Un impatto che si estende oltre il singolo albero

A prima vista, il ruolo del microbioma sulla corteccia potrebbe sembrare marginale. Ma considerando la “caulosfera” – la superficie totale di tronchi e rami al mondo, che supera i 140 milioni di chilometri quadrati –, anche minuti cambiamenti negli scambi di gas diventano impatti importanti per l’atmosfera globale.

L’equilibrio tra idrogeno, monossido di carbonio e altri gas è strettamente legato alle reazioni con il radicale ossidrile, molecola chiave nella pulizia naturale dell’atmosfera. Così, riducendo questi gas, i microbi della corteccia favoriscono indirettamente il controllo del metano, un potente gas serra. In città, per esempio, quell’effetto dà agli alberi un valore aggiunto oltre il loro verde, svelando una chimica microscopica che aiuta a filtrare l’aria e a bloccare gas tossici – come il monossido di carbonio generato dal traffico.

La diversità delle specie arboree e degli habitat conta molto. Le comunità di microbi cambiano in base al tipo di corteccia e dove crescono gli alberi – un dettaglio spesso trascurato – determinando funzioni diverse nel ciclo dei gas. Per esempio, gli alberi delle zone umide ospitano batteri molto attivi negli scambi di gas, mentre le piante di ambienti aridi supportano microbi legati alla composizione cerosa del tronco.

Ecco perché per capire davvero come gli alberi incidano sulla qualità dell’aria, non basta contarli o misurare gas: si deve conoscere la biodiversità e il contesto ambientale. I modelli climatici più tradizionali non tengono in considerazione il ruolo della corteccia come ambiente microbiologico attivo. Le ricerche future punteranno a colmare questa lacuna, perché una parte significativa del rapporto fra alberi e aria pulita dipende da quei piccoli processi nascosti – che finora nessuno aveva guardato a fondo.

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