Ogni anno, una miriade di cittadini si ritrova a dover saldare il canone tv. Si tratta di una tassa legata al possesso di un apparecchio televisivo nella propria abitazione. Non tutti sanno, però, che alcune categorie hanno diritto all’esenzione. Questa è una situazione poco conosciuta, ma che può far risparmiare soldi che altrimenti finirebbero in bolletta. Bisogna stare attenti ai tempi per presentare le dichiarazioni, altrimenti il pagamento arriva d’ufficio insieme alla fattura elettrica. C’è chi abita in città e lo nota bene: l’esenzione riguarda tante famiglie diverse, dagli anziani con redditi bassi agli stranieri che vivono qui nel nostro Paese.
La data ultima per inviare la dichiarazione che permette di non pagare per tutto l’anno è un momento che non va trascurato. Se si arriva in ritardo, c’è comunque una seconda chance: si può chiedere l’esenzione per i sei mesi restanti, cioè per la seconda metà dell’anno. Molti contribuenti, stranamente, non la conoscono; eppure, è un’occasione vera per affrontare meglio le spese di casa – soprattutto quando i soldi sono pochi – e gestire il bilancio con più respiro.
Chi può evitare di pagare il canone e come presentare la richiesta
Nel testo di legge che regola la materia, si prevede l’esenzione dal canone tv per chi ha una fornitura domestica di energia elettrica, ma – appunto – non possiede un televisore in casa. Vale a dire: anche se si ha il contratto per la luce, è possibile dichiarare formalmente l’assenza di un apparecchio televisivo con una dichiarazione sostitutiva, da presentare entro una data precisa. Se si perde quella scadenza, l’addebito scatta automaticamente. La vecchia usanza del suggellamento del televisore è finita da un pezzo. Ah, e va detto che uno o più dispositivi in un immobile con fornitura non domestica non danno diritto all’esonero, un fatto che capita di sottovalutare.


Un capitolo speciale riguarda chi ha più di 75 anni e vuole evitare la tassa: pochi sanno che il diritto non è automatico. Per approfittare dell’esonero bisogna avere un reddito familiare annuo basso, cioè sotto la soglia di 8.000 euro. Inoltre, non devono vivere con altre persone con reddito proprio, salvo collaboratori domestici come badanti o colf. Un dettaglio che fa la differenza: il televisore deve trovarsi proprio nella residenza dell’anziano, e questo spesso sfugge nelle verifiche. Un punto che pesa davvero.
La procedura prevede di indicare nella dichiarazione i dati anagrafici e il reddito richiesti dalla legge. Se si compie 75 anni entro il 31 gennaio, l’esenzione vale per tutto l’anno. Se invece la soglia viene superata dopo quella data, il diritto si applica solo per i sei mesi finali. Recentemente, gli enti preposti hanno rafforzato i controlli, perché abusi e errori sono aumentati, in un momento di crisi economica diffusa – e questo non è un dettaglio da poco.
L’esonero per militari, diplomatici stranieri e i cambiamenti normativi
C’è un’altra platea di esonerati dal pagamento del canone: parliamo di militari stranieri e diplomatici che si trovano in Italia. Qui l’esenzione è regolata da accordi internazionali e richiede una dichiarazione sostitutiva che certifichi il possesso dei requisiti. Sono inclusi i rappresentanti diplomatici accreditati, il personale consolare e i militari della Nato con base in Italia. Ma non è un’esclusione automatica, bisogna fornire documenti a prova.
Un’aggiunta importante: i militari e i diplomatici possono presentare la dichiarazione in qualsiasi momento durante l’anno, senza limiti di scadenze. L’importo del canone, quando deve essere pagato, viene calcolato solo in relazione ai periodi effettivi del loro status di esenzione. Una cosa un po’ complicata, ma che spiega la coesistenza di norme nazionali e accordi internazionali – dettaglio spesso dimenticato da chi opera in Italia con questo tipo di incarico.
Per capire la storia: l’obbligo di versare il canone tv risale a un decreto-legge del 1938. Allora, la tassa riguardava chi possedeva apparecchi per ricevere trasmissioni radiotelevisive. Nel tempo, la definizione di “televisore” è stata aggiornata: per esempio, smartphone o computer senza sintonizzatore integrato sono esclusi. Il canone si calcola sulla detenzione del dispositivo, non tanto sull’uso, ed è strettamente legato alla presenza di una fornitura domestica di elettricità. Per il 2026, la cifra fissata si aggira intorno a 90 euro. Un costo da tenere presente per le famiglie, viste le condizioni economiche – costi fissi che restano, anche quando la situazione è tesa.