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C'è chi dice no PDF Stampa E-mail
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Scritto da Daria Castelfranchi   
giovedì 07 aprile 2011

C'è chi dice no
Titolo originale: C'è chi dice no
Italia: 2011. Regia di: Giambattista Avellino Genere: Commedia Durata: 95'
Interpreti: Luca Argentero, Paola Cortellesi, Paolo Ruffini, Myriam Catania, Claudio Bigagli, Marco Bocci, Roberto Citran, Massimo De Lorenzo, Chiara Francini, Edoardo Gabbriellini, Harriet McMasters Green, Max Mazzotta, Isabelle Adriani, Giorgio Albertazzi
Sito web ufficiale: www.cinema.universalpictures.it/website/cechidiceno
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 08/03/2011
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Daria Castelfranchi
L'aggettivo ideale: Incriminante
Scarica il Pressbook del film
C'è chi dice no su Facebook

C'è chi dice noTestimone di una realtà tristemente attuale del nostro paese, il film di Giambattista Avellino affronta in maniera leggera un tema scottante quale quello delle raccomandazioni.
Pratica in uso da anni e anni or sono, pare che, come detto in conferenza stampa dallo stesso Giorgio Albertazzi - che qui interpreta il ruolo del preside della facoltà di legge di Firenze - la situazione, ultimamente, sia nettamente peggiorata.
Senza voler fare un film di denuncia, il regista ha optato per la commedia: un genere che, fin dai tempi di Monicelli e Risi, ha affrontato tematiche anche serie, regalando sorrisi ma lasciando comunque l’amaro in bocca.

C’è chi dice no è la storia di un giornalista - un brillante Luca Argentero - un ricercatore di diritto penale - il simpatico Paolo Ruffini - e un medico - Paola Cortellesi in forma smagliante, reduce dal successo di Nessuno mi può giudicare, ancora primo in classifica: tutti e tre hanno perso il lavoro per dare spazio a figlia, moglie e genero di personaggi influenti. Le loro carriere hanno subito l’ennesima battuta d’arresto e una sera, durante una rimpatriata di classe, decidono di attuare una vendetta incrociata nei confronti di chi ha usurpato il loro posto. Ecco che allora parte una ritorsione in stile mafioso nei confronti della giovane moglie straniera di un medico (Harriett Macmaster Green), una tortura psicologica ai danni della figlia di un noto giornalista (Myriam Catania) e un feroce stalking contro l’incapace genero del preside della facoltà di legge (Marco Bocci).

Il film si snoda attraverso le divertenti ripicche, mentre il trio di vendicatori, spinto dalla volontà di giustizia, dà vita ad un vero e proprio movimento, “I pirati del merito”, volto ad abbattere il regime delle raccomandazioni.
Si ride di gusto alle battute di Ruffini e alle situazioni paradossali in cui si caccia Argentero, ma di fondo, l’amarezza resta. Il piano dei tre protagonisti sembra funzionare inizialmente per poi andare a rotoli.
Ma quando lo riprendono in mano e concludono in maniera trionfante il loro progetto di vendetta, e soprattutto smascherano gli oscuri magheggi dell’università ai danni di studenti meritevoli, il tutto si risolve in un niente di fatto. Quasi a voler dire che, anche se c’è la volontà di cambiare le cose, la speranza che cambino davvero, è pressoché nulla. Che pochi contro tanti, è una battaglia persa in partenza.

La regia fluida si adatta perfettamente alla buona sceneggiatura che esamina con cura i personaggi, le loro vite, le loro motivazioni. Niente banalità ma solo un ritratto della società odierna, in cui i giovani hanno davanti a sé “il nulla”, in cui le raccomandazioni e le malefatte “non sono mafia ma la normalità”.
Molto interessante l’idea delle ombre che seguono chi ha operato in maniera disonesta.
Il film è interamente ambientato nella splendida cornice fiorentina perché, come ha affermato il regista, si voleva sottolineare l’idea della pressione: in una grande città come Roma o Milano infatti, possono presentarsi più possibilità mentre in una realtà minore, l’occasione capita una volta sola e se non la cogli al volo, è la fine.
“La canzone della rivoluzione” dei Baustelle chiude significativamente il film: quasi a voler suggerire che, in un paese come l’Italia, è l’unica soluzione possibile per riacquistare i nostri diritti e la nostra dignità.

 
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