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Mr. Beaver PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Caruso   
martedì 24 maggio 2011

Mr. Beaver
Titolo originale: The Beaver
U.S.A.: 2010. Regia di: Jodie Foster Genere: Commedia Durata: 91'
Interpreti: Mel Gibson, Jodie Foster, Jennifer Lawrence, Anton Yelchin, Zachary Booth, Riley Thomas Stewart, Paul Hodge, Michelle Ang, Jeff Corbett, Kris Arnold, Lorna Pruce, John Bernhardt, Kayla Ayler-McCormick, Bill Massof, Brett McClelland, Anney McKilligan, Kelly Coffield Park, Steven Weisz
Sito web ufficiale: www.thebeaver-movie.com
Sito web italiano: 
Nelle sale dal: 20/05/2011
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Fantasioso
Scarica il Pressbook del film
Mr. Beaver su Facebook

Mr. Beaver“Mr. Beaver” è la terza pellicola che vede dietro la macchina da presa la pluripremiata Jodie Foster, che dirige l’amico e collega Mel Gibson nei panni di Walter Black, un ex manager di una fabbrica di giocattoli che è entrato in una fase di depressione cronica.
L’uomo ha uno sguardo assente e non risponde neanche agli stimoli che la sua famiglia cerca di dargli. Una notte ubriaco fradicio trova in un cassonetto un pupazzo dalle fattezze di un castoro.
Per Walter è l’inizio della svolta, incredibilmente comincia a parlare attraverso il castoro e a rimettere in sesto sia il rapporto col figlio più piccolo che con la moglie Meredith, che asseconda la sua stranezza. Walter non si separa mai dal suo amico di pezza, la sua ripresa sembra davvero fenomenale, fino a quando il castoro non prende il sopravvento su di lui.

L’idea originale e fantasiosa di un uomo che parla, esprimendo se stesso, attraverso un pupazzo è venuta allo sceneggiatore emergente Kyle Killen che, dopo averla scritta e fatta passare in mano a un po’ di persone, è arrivata sulla scrivania del produttore Steve Golin, che ha creduto in questa storia un po’ fuori dall’ordinario. Il tono del film è inizialmente comico e giocoso: vedere un personaggio che si rapporta con un pupazzo che prende vita sul suo braccio provoca l’ilarità dello spettatore, che si mette nella predisposizione d’animo di credere che Walter abbia trovato la soluzione più adatta a lui per riprendersi dalla depressione.
In più il castoro è simpatico, affabile e riporta in superficie il Walter che la sua famiglia amava. Durante lo svolgimento del racconto il tono si evolve e cambia drasticamente rotta diventando sempre più drammatico e, in alcuni momenti, dark, spiazzando un po’ le aspettative che lo spettatore si crea.

Le tematiche che Jodie Foster (qui anche interprete) affronta riguardano lo spettro emotivo di un individuo, riuscendo a penetrarvi dentro come pochi registi sanno fare. Non c’è solo una drammatica storia familiare, ma c’è soprattutto la delineazione di un problema che coinvolge molti: quello della depressione e di come questa malattia riduca la vita di un uomo e di coloro che gli stanno intorno nel tentativo di aiutarlo. È la storia di un uomo che perde ogni contatto con la realtà, che ha toccato il fondo e quando tutto sembra oramai perduto viene salvato e riportato al mondo parlando attraverso un pupazzo.

L’intento della regista è stato quello di mostrare una situazione che possiede delle basi autentiche e reali, amplificandola. Quello descritto è un personaggio in cui ci sono elementi concreti. Nella vita di tutti i giorni sono molte le persone che si creano una sorta di alter ego per venir fuori da una situazione incresciosa, quella raccontata nel film è certo enfatizzata per renderla cinematografica.
Inoltre mostra quanto sia frustrante l’impotenza dei familiari di fronte a un’apatia di siffatta natura, di fronte alla mancanza di reazione e di voglia di vivere della persona amata.
Jodie Foster dà voce alle singole reazioni dei familiari del protagonista, mettendo in luce il rapporto conflittuale tra padre e figlio.
Il figlio maggiore Porter, a differenza di tutti gli altri, si rifiuta di assecondare Walter, trovando la situazione al di fuori di ogni logica. Si avverte fin da subito un allontanamento di Porter, che non vuole essere come il padre e, per ricordarsi in cosa non vuole assomigliargli, scrive dei post-it che attacca alla parete della sua camera come promemoria di ciò che non deve fare. Inconsciamente sa che ci sono diversi aspetti che li accomunano e per quanta distanza metta fra loro ciò non potrà cambiare. Porter ha dei demoni interiori con i quali lotta e pensa, come molti adolescenti, che la ricerca di una via di fuga dalla sua famiglia sia la soluzione.

Per quanto riguarda la scelta degli attori è stata Jodie Foster a proporre il nome di Mel Gibson per il ruolo principale, convinta che avesse la caratteristiche giuste. L’attore è stato molto bravo nel tratteggiare il suo personaggio sia nei momenti più leggeri e divertenti che in quelli drammatici, dandogli forza e credibilità, senza farlo apparire come una macchietta, ma mostrando strato dopo strato ogni stato d’animo di Walter.
Per gli aspetti tecnici Foster e il direttore della fotografia Hagen Bogdanski hanno creato un’atmosfera naturale, a partire dall’illuminazione e dai colori, mai accesi, se non nel murales (fatto dalla compagna di scuola di Porter) che rappresenta l’esplosione adolescenziale. Lo stesso dicasi per i costumi dai colori tenui, in cui prevalgono il grigio, il beige e i colori scuri.
La scelta di un castoro non è stata casuale per i realizzatori: il castoro è un animale che costruisce barriere per difendersi dal mondo, rispecchiando appieno ciò che fa Walter, ma anche il figlio Porter, che innalza un muro tra lui e il padre.
Dopo l’acclamato “Il mio piccolo genio”(1991) e “A casa per le vacanze” (1995), Jodie Foster dimostra ancora una volta con “Mr. Beaver” quanto sia abile nel curare l’aspetto psicologico dei suoi personaggi, che riescono a entrare nel cuore dello spettatore.

 
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