Palmetto. Un torbido Inganno
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 11 febbraio 2021

Palmetto. Un torbido Inganno (Palmetto) USA, Germania 1998 Regia di: Volker Schlöndorff Genere: Thriller Durata: 115' Cast: Woody Harrelson, Elisabeth Shue, Gina Gershon, Rolf Hoppe, Michael Rapaport, Chloe Sevigny, Tom Wright
In DVD dal: 
01 giugno 1999
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Noir ...

Harry Barber, giornalista uscito da poco di prigione, si ritrova nuovamente nella natia Palmetto in compagnia di Nina, la sua fidanzata storica, e un nuovo lavoro che però stenta ad arrivare. Dopo una serie di vane ricerche Harry s’imbatte in Rhea Malroux, ricca ereditiera che gli propone di organizzare il finto rapimento della figliastra Odette, per poter estorcere a suo marito mezzo milione di dollari.

Palmetto

Woody Harrelson aggiunge alla sua lunga fila di personaggi ambigui il ruolo di uno reporter appena uscito dal carcere, ove era recluso ingiustamente, e alla disperata ricerca di una nuova occasione lavorativa, dall’altro lato una donna fatale cercherà di ammaliarlo, una ricca ereditiera incarnata da Elisabeth Shue, più di recente intravista nel serial Kobra Kai. Ai due s’aggiungono altri comprimari di ottimo livello come Gena Ghershon e Chloe Sevigny rispettivamente nei ruoli di Nina e di Odette mentre sullo sfondo s’intravede la comunità di Palmetto, piccolo centro dedito a pesca e turismo dotato di un’afa opprimente e di giornate sempre uguali.

Rivisitazione ben riuscita del genere hard boiled sdoganato fin dagli anni ‘40 da autori come Hammett, Chandler e Spillane e attori del calibro di Bogart e Mitchum. Harrelson con voce fuori campo e cappello a tesa larga, non sfigura nel genere e nell’ impersonare un protagonista alla deriva, dotato di una morale, ma anche dal desiderio di arricchirsi rapidamente. L’intreccio è ben congegnato e liberamente ispirato al romanzo del 1961 ‘Mossa decisiva’, scritto da James H. Chase e dal quale il regista Volker Schlöndorff ha saputo ricavare una trama avvincente e dolente esattamente come quella che si respira nel sud degli States. A fine visione l’unico dubbio che rimane è che forse una pellicola come questa sia sfuggita alle sale cinematografiche di casa nostra esclusivamente perché figlia di un genere purtroppo ampiamente abbandonato.